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Trasporto pubblico locale, il tallone d’Achille di Regioni e governo

trasporto pubblico locale

Sono attese per oggi le nuove misure anti Covid-19 che interesseranno anche il trasporto pubblico locale (Tpl) che, tra ritardi, milioni di euro sprecati e contagi, ha messo in crisi amministrazioni locali ed esecutivo

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato ieri alla Camera che ci sarà una riduzione del numero di passeggeri consentiti a bordo degli autobus: “Prevediamo anche la riduzione fino al 50% del limite di capienza dei mezzi di trasporto locali”. Ha ammesso anche che “c’è un’oggettiva difficoltà ad assicurare il distanziamento sui mezzi di trasporto”. Bus e metropolitane pieni, passeggeri accalcati nelle ore di punta e attese infinite. È questo il quadro del Trasporto pubblico locale (Tpl) per il quale ci si chiede cosa sia (o non sia) stato fatto nei mesi scorsi.

IL GRAVE RITARDO

Appare evidente che la corsa per garantire trasporti sicuri è partita in colpevole ritardo. Il primo dato riguarda i 300 milioni di euro che, come riporta Repubblica, sono stati “spesi per meno della metà”. Sono stati sbloccati solo il 31 agosto, cioè a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico, dopo un’estate a discutere di plexiglas e banchi con le rotelle. “Noi abbiamo presentato già a luglio un piano per garantire collegamenti sicuri”, ha detto il presidente dell’Asstra, l’associazione che rappresenta il 95% del Tpl urbano in Italia, Andrea Gibelli, ma con lo stesso provvedimento il governo ha alzato il limite di riempimento dei mezzi all’80% della loro capienza, cosa che può aver contribuito a rafforzare la seconda ondata di contagi.

I 180 MILIONI INUTILIZZATI

Secondo quanto riportato da Repubblica, il governo dunque ha stanziato a fine agosto 300 milioni per potenziare i servizi di trasporto, ma le Regioni, al momento, “ne hanno spesi solo 120”. Il potenziamento, inoltre, è avvenuto principalmente su tratte extraurbane e nei piccoli centri, mentre non è servito ad alleggerire le corse nei capoluoghi, dove più forte è la domanda di mobilità.

I CAVILLI SUI BUS TURISTICI

Perché non è stato possibile impiegare i mezzi turistici assicurati dai privati per le corse ordinarie nei centri urbani? La risposta, come scrive Repubblica, è che “la loro conformazione impedisce accessi e uscite veloci dai bus”. In realtà, però, fa notare il quotidiano, questa è solo una parte della questione, “perché un altro affollamento – quello normativo – è stato d’intralcio: nessuno, a inizio settembre, nel mettere a disposizione i 300 milioni per i trasporti ha pensato di eliminare una disposizione precedente che vincolava l’utilizzo delle somme al fatto che le linee, prima del Covid, facessero registrare un grado di utilizzo superiore all’80% della capienza. Un cavillo che, denunciano diversi governatori, ha limitato la possibilità di intervento”.

IL PROBLEMA SCUOLA

La questione dei trasporti che ha mandato nel caos le Regioni e il governo è strettamente legata alla sicurezza nella scuola. La problematica principale è rappresentata dallo scaglionamento degli orari di ingresso e di uscita dalle scuole. “Il vero problema è che le aziende di trasporto non sono mai riuscite neppure a conoscere la domanda di mobilità”, ha dichiarato Gibelli. “Ogni scuola, nel passaggio dall’orario provvisorio a quello definitivo, si è organizzata a modo proprio, con comunicazioni inesistenti o tardive a chi gestisce i collegamenti. L’autonomia scolastica è sacra ma in questo periodo di emergenza tutti stanno rinunciando a qualcosa. Forse chi sovraintende al mondo della scuola avrebbe potuto fare di più per assicurare un coordinamento”.

LE RESPONSABILITÀ

In attesa di aggiornamenti da parte del governo, tra i responsabili di questo caos intanto ci sono sicuramente la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, che ha ricevuto critiche anche dalla sua stessa maggioranza. Critiche sono piovute anche al Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Poi c’è la ministra Lucia Azzolina, che – spiega Repubblica – “non ha voluto prendere in considerazione indicazioni univoche, su tutto il territorio, sullo scaglionamento degli orari delle lezioni, proprio in nome dell’autonomia scolastica”, sebbene avesse ricevuto indicazioni anche da altri esponenti di governo, come il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia.

In tutto questo caos, continuano gli assembramenti sui mezzi pubblici e alle fermate, con impotenti controlli, senza contingentamento degli ingressi nelle scuole. In alcune città come Roma e Milano, per evitare la ressa alle banchine della metro, è stato offerto ai passeggeri un servizio alternativo sui bus, ma in molti hanno continuato a preferire la metropolitana, pur tra mille rischi.

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