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Turismo, tutti i numeri di un 2020 nerissimo (non per l’abbronzatura)

Turismo

Un dipendente del turismo su quattro ha perso il lavoro. Tra il 2019 e il 2020 sono stati licenziati 144mila addetti tra coloro che avevano un contratto stabile e le giornate retribuite sono calate del 38%. Federalberghi incalza l’esecutivo: “servono ulteriori sforzi per rilanciare il settore”

La parola d’ordine è “ripartire”. Per le vacanze, ovviamente, ma non solo. C’è un intero comparto, infatti, che deve ripartire. Il 2020 è stato un anno molto difficile per il settore turistico: le restrizioni agli spostamenti imposte dal governo per arginare la pandemia hanno bloccato tutto. Eppure, secondo i dati dell’osservatorio dell’Ente bilaterale nazionale del turismo, il 2019 era stato un anno record per l’occupazione turistica con più di un milione di lavoratori, che si sono ridotti a 953mila nel 2020.

QUANTO HA SOFFERTO IL TURISMO COL COVID

In un solo anno l’intero settore è tornato dunque indietro di dieci anni, registrando gli stessi numeri del 2011. In sostanza, con l’avvento del coronavirus, un dipendente del turismo su quattro ha perso il lavoroTra il 2019 e il 2020 sono andati persi 144mila posti di lavoro tra coloro che avevano un contratto stabile e le giornate retribuite sono calate del 38%. “I dati negativi sull’andamento dell’occupazione nel turismo confermano l’ampiezza e la gravità dell’emergenza economica generata dalla pandemia. Una crisi senza precedenti”, ha commentato il presidente di Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, Lino Stoppani. La riduzione degli occupati, per la Federazione, si traduce in una mancanza di reddito per centinaia di migliaia di famiglie. Bisogna, quindi, mettere le imprese nelle condizioni per tornare a lavorare a pieno regime “riaprendo senza più alcuna restrizione e continuare con le misure di sostegno per accompagnarle fuori dalla crisi”, ha concluso Stoppani.

DONNE E GIOVANI (ANCORA UNA VOLTA) I PIÙ COLPITI

La crisi ha colpito maggiormente le donne (183mila occupate in meno rispetto all’anno precedente), i giovani e gli stranieri: questi ultimi, infatti, hanno visto ridursi l’occupazione del 30% e le giornate lavorative del 40%. I lavoratori stagionali e a termine sono calati rispettivamente del 31,2% e il 40,4%, per un totale di poco più di 200mila dipendenti. Per chi invece aveva un contratto a tempo indeterminato c’è stata una riduzione del 19%. Il costo di questa situazione catastrofica è un crollo del 37,3% dell’occupazione dipendente negli alberghi italiani, con picchi del 45,5% per i contratti a tempo determinato. Per quanto riguarda l’integrazione salariale, nel 2020 è stata pari a oltre mezzo miliardo di ore per alberghi e ristoranti.

Fipe: “Una crisi senza precedenti”

 

Federalberghi: “servono ulteriori sforzi per rilanciare il settore”

I dati dell’Ente bilaterale del turismo fanno luce sulla situazione drammatica del comparto del turismo. Per il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca“questa emorragia di professionalità rischia di compromettere le capacità di ripresa del settore e di causare una crisi sociale profonda”. Alla luce di ciò secondo la Federazione, occorre fare uno sforzo per cercare di recuperare le condizioni di occupazione ante-Covid. “Le misure adottate con il nuovo decreto sostegni vanno in questa direzione – ha concluso Bocca – ma serviranno ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo del pieno rilancio del turismo”.

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