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Varianti Covid, in quali regioni sono già presenti?

varianti covid Regioni

Le varianti Covid inquietano anche l’Italia, quella inglese è ormai presente almeno nell’88% delle regioni, ma sono stati individuati casi anche di variante brasiliana e sudafricana. Dove?

Le temute varianti Covid sono arrivate anche in Italia. Già sul finire del 2020 l’Istituto superiore di sanità (Iss) le stava monitorando e adesso si è aperto il dibattito su come controllarle e contenerle. Ma in quali regioni sono state identificate al momento le varianti inglese, brasiliana e sudafricana?

LA VARIANTE INGLESE

La variante inglese è conosciuta per essere quella che si trasmette più facilmente – che non è però sinonimo di maggiore pericolosità – e ad oggi si stima che sul numero totale dei contagi rappresenti in media il 17,8% dei casi. L’Iss fa sapere che è ormai presente nell’88% delle regioni italiane.

L’Alto Adige, che ha riscontrato il primo caso sospetto di variante inglese il 4 febbraio, ha stabilito un nuovo lockdown da lunedì 8 febbraio proprio a causa di un tasso di contagio molto elevato.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha fatto sapere che “quasi il 20% dei tamponi fatti presenta la variante inglese” e anche in Friuli Venezia Giulia è stata rilevata.

Il notevole aumento di casi registrato in Lombardia fa temere un nuovo sovraffollamento di ospedali e pronto soccorsi, ma non è ancora chiaro quale sia l’incidenza delle diverse varianti. La vicepresidente e assessore regionale al Welfare, Letizia Moratti, ha fatto sapere che le varianti del Covid sono state riscontrate nel 30% dei tamponi positivi e potrebbero arrivare nelle prossime settimane a raggiungere il 60/80%.

Leggi anche: Covid-19 e varianti: i 10 Paesi al mondo con più casi

Nel Lazio la classificazione del rischio resta ‘bassa’, ma dopo aver imposto la zona rossa a Roccagorga, in provincia di Latina, per un nuovo focolaio si stima che il 18% dei casi siano attribuibili alla variante inglese e data l’alta trasmissibilità si teme che aumentino a breve – riportando quindi la regione in zona arancione.

In Abruzzo, dove si è registrato un rapido aumento dei contagi, soprattutto nelle province di Chieti e Pescara (zona rossa da domenica) si pensa che il 50% dei casi derivi dalla variante inglese.

In Campania l’Unità di crisi della regione fa sapere che “la percentuale di incidenza della cosiddetta variante inglese, in media con quella nazionale, è attestata al 25%. Un caso su quattro”.

La virologa Maria Chironna, responsabile del Laboratorio Covid del Policlinico di Bari, ha detto che “la variante inglese ormai circola in tutte le province pugliesi”. L’incidenza sui tamponi positivi è del 15,5%.

Infine, in Sicilia sono stati riscontrati quattro casi di variante inglese all’ospedale Garibaldi di Catania.

LA VARIANTE SUDAFRICANA

In Liguria, dove il presidente della regione, Giovanni Toti ha dichiarato: “Abbiamo una circolazione di variante inglese pari al 15% dei tamponi” era stata identificata anche la variante sudafricana in una paziente rientrata dall’estero che dopo essersi auto-isolata si è negativizzata lo scorso 8 febbraio. Al momento non sarebbero stati rilevati altri casi.

LA VARIANTE BRASILIANA

I casi di variante brasiliana sono stati invece riscontrati nel comune di Chiusi, in provincia di Siena e confinante con l’Umbria. Lo screening di massa disposto dalla regione Toscana ha individuato 46 positivi a questa variante su un totale di 5.469 tamponi. Il 14 gennaio si era riscontrato anche il primo caso di variante inglese e adesso, secondo un’indagine epidemiologica della regione, l’incidenza è di uno su quattro.

Anche in Umbria, zona rossa per due terzi del territorio, già nelle scorse settimane erano emerse decine di casi di variante inglese e brasiliana.

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