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A che punto è la legge sullo sport che ha fatto litigare Malagò e Giorgetti

legge sullo sport

È entrata in vigore da qualche giorno la legge delega sullo sport che interviene sul riordino del Coni e che ha creato forti contasti fra l’ex sottosegretario leghista Giorgetti e il presidente del Comitato olimpico nazionale Malagò. C’è un anno di tempo per emanare i sei decreti legislativi e il decreto del Miur previsti

È entrata in vigore il 31 agosto scorso la legge sullo sport approvata a inizio mese in ultima lettura al Senato. Il suo iter però non è finito, anzi: su dieci articoli, infatti, sei riguardano altrettanti decreti legislativi che il governo deve emanare entro il 31 agosto del prossimo anno. Inoltre, all’appello manca pure un decreto ministeriale del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca sui centri sportivi scolastici.

La legge delega sullo sport, peraltro, ha suscitato parecchio clamore — e titoli sui giornali — per via dell’acceso confronto — indiretto — fra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, e il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

Le novità più importanti del provvedimento riguardano proprio il Comitato olimpico nazionale che, tra l’altro, viene privato della “cassaforte”. Con la riforma voluta dal sottosegretario del Carroccio, infatti, si creerà una spa “strumentale dello Stato e soggetta ai controlli della Corte dei Conti”, Sport e Salute, che prenderà il posto della Coni Servizi la quale finora ha gestito la partita economica del Coni, cui continuerà ad essere appannaggio la politica sportiva. Sport e Salute dovrà dunque gestire il portafoglio dei fondi destinati alle federazioni sportive, fissati in un minimo di 428 milioni l’anno, oltre agli immobili e agli impianti.

LE PREOCCUPAZIONI DEL COMITATO OLIMPICO NAZIONALE

Come preannunciato da Malagò a fine luglio durante l’audizione in commissione Istruzione a Palazzo Madama, la legge delega ha suscitato forti perplessità nel Comitato olimpico nazionale che — in una missiva indirizzata allo stesso numero uno del Coni — ha detto di temere che così si intacchi l’autonomia del Coni. “Le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico — si legge — hanno il diritto e l’obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance” e “i governi non devono intraprendere azioni contrarie alla carta olimpica”.

Nella lettera si indicavano pure i sei punti su cui occorre intervenire pena “la sospensione o il ritiro del riconoscimento del Comitato olimpico”. In parole povere, il rischio è che la delegazione sportiva italiana venga esclusa dalle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, con gli atleti in gara come indipendenti e niente bandiera o inno sul podio. Riflessi negativi potrebbero esserci anche per l’organizzazione dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026.

In seguito alla mossa del Cio, Giorgetti aveva chiarito che si sarebbe tenuto conto delle sue osservazioni nei decreti attuativi.

LE SEI DELEGHE AL GOVERNO E IL DECRETO DEL MIUR

Tra le sei deleghe che spettano all’esecutivo — tramite decreto legislativo su proposta del presidente del Consiglio e di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze — la prima è la più importante ed è quella che ha scatenato le polemiche di cui si diceva. All’articolo 1 (“Delega al Governo per l’adozione di misure in materia di ordinamento sportivo) si dà mandato all’esecutivo di adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il riordino del Comitato olimpico nazionale italiano e della disciplina di settore, tra cui definire gli ambiti dell’attività del Coni e delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, dei gruppi sportivi militari, dei corpi civili dello Stato e delle associazioni benemerite.

Altre deleghe sono quelle di cui si parla all’articolo 5 (“Delega al Governo per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché del rapporto di lavoro sportivo”), all’articolo 6 (“Delega al Governo in materia di rapporti di rappresentanza degli atleti e delle società sportive e di accesso ed esercizio della professione di agente sportivo”) e all’articolo 7 (“Delega al Governo per il riordino e la riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi e della normativa in materia di ammodernamento o costruzione di impianti sportivi”).

Infine, le ultime due riguardano la “Delega al Governo per la semplificazione di adempimenti relativi agli organismi sportivi”, all’articolo 8, e la “Delega al Governo in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali”, all’articolo 9.

C’è poi un altro provvedimento su cui lavorare ovvero il decreto del Miur sui centri sportivi scolastici.

DALLA RIUNIONE DELLA GIUNTA NAZIONALE  GUERRA APERTA TRA CONI E SPORT E SALUTE

La settimana scorsa, al termine della riunione in vista delle Olimpiadi invernali 2026, Malagò era tornato sulla legge sullo sport affermando che “chi di competenza dovrà modificare, sistemare e correggere tramite dei decreti attuativi gli elementi che non sono nel rispetto della Carta olimpica”. Il presidente del Coni ha poi dato appuntamento al 4 settembre per la giunta nazionale del Comitato olimpico nazionale, a Roma: tra i punti all’ordine del giorno della riunione proprio i rapporti tra Coni e Sport e Salute Spa. Ed è proprio all’incontro di ieri che è avvenuto lo strappo totale. “Non c’è nessuna collaborazione tra Coni e Sport e Salute. Io credo di andare d’accordo anche con i muri, se rispetti me e l’istituzione che rappresento e dalla quale sono stato eletto. Se manchi di rispetto a me, manchi di rispetto al mondo dello sport”. Ha dichiarato Malagò, al termine della Giunta. “Se non firmavo il contratto di servizio con Sport e Salute, il Coni andava potenzialmente sotto commissariamento”. Infine, non ha risparmiato l’attacco al numero uno di Sport e Salute Spa, Rocco Sabelli: “Tutto parte dall’idea che non c’è nessuna collaborazione, non solo armoniosa, tra Coni e Sport e Salute. È un dato acclarato. Poteva funzionare solo con un’armoniosa collaborazione, ma essendo mancati da parte di Sabelli argomenti di rispetto, ognuno va per la sua strada”. Sabelli infatti è il manager scelto dal Carroccio che gestirà — attraverso Sport e Salute Spa — 368 milioni di euro sui 408 del finanziamento dello Stato al settore, prendendo il posto di Coni Servizi.

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