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L’associazione Filiera Eventi Unita (FEU) chiede di non essere più invisibile

FEU

570 mila addetti ai lavori, un indotto di 65 miliardi di euro, il 2,5% del Pil nazionale. Questo è il settore eventi dimenticato da tutti i DL Ristori. L’Associazione Filiera Eventi Unita (FEU) nasce proprio per dare voce a tutto questo e chiede ai policymaker di essere ascoltata in vista della Legge di Bilancio 2021

La prima ondata di Covid-19, il primo lockdown, l’inizio della crisi economica per molti. L’estate sembra portarsi via tutto, ripartono gli eventi, le feste, i matrimoni e in un attimo è ottobre. La curva epidemiologica si alza di nuovo, ricominciano le chiusure, i lockdown più o meno soft e questa volta le persone, già colpite duramente, pensano di non farcela di nuovo. Ma se alcuni scendono in piazza, senza mascherina e uniti dalla rabbia e dalla violenza, altri si sostengono e si uniscono nel segno della solidarietà. Da questa ritrovata alleanza il 5 novembre nasce il movimento Filiera Eventi Unita (FEU), diventato recentemente associazione.

COM’È NATO FEU

Adriano Ceccotti, proprietario dell’azienda Ceccotti Srl e presidente dell’associazione, circa un mese fa, ha inviato un messaggio a un gruppo ristretto di amici che si trovavano bloccati nella sua stessa situazione e ha ricevuto una tale quantità di adesioni e stimoli per andare avanti e crederci sempre di più da decidere di dare vita a un movimento che riunisse gli addetti ai lavori del settore eventi – filiera che sembra essere stata del tutto dimenticato dal governo.

COSA VUOLE DIVENTARE FEU

FEU, che al momento ha l’obiettivo di aumentare la visibilità del settore, intavolare relazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari e sensibilizzare colleghi e aziende al fine di aumentare gli iscritti, è un’associazione – apolitica e no profit – che vuole continuare a dare voce ai problemi della Filiera senza legami precostituiti. Da qualche giorno è possibile anche aderire al loro manifesto e/o associarsi gratuitamente cliccando qui o attraverso il loro sito (feuitalia.it) per sostenere la battaglia per i diritti delle aziende appartenenti alla filiera.

LA DENUNCIA DI FEU IN COMMISSIONE BILANCIO

Il presidente Ceccotti, a nome di tutti i membri di FEU, in meno di 20 giorni dalla nascita dell’associazione è già stato in audizione parlamentare davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato per presentare le proposte di FEU come emendamenti alla nuova manovra finanziaria. “Chiedo con il massimo rispetto – ha sottolineato Ceccotti – che le nostre imprese, di tutto il settore degli eventi, privati, aziendali, culturali e istituzionali, vengano considerate alla stregua di tutte le altre aziende colpite pesantemente da questa emergenza […] La denuncia è sull’inadeguatezza delle misure di sostegno previste attualmente dal Governo. Misure che oltre ad essere parametrate limitatamente al solo mese di aprile 2019 (e non ai ricavi di tutto l’anno), non pongono assolutamente attenzione sulle peculiarità di questo importantissimo comparto, che a differenza degli esercizi pubblici ha bisogno, per essere realizzato di una pianificazione compresa tra i 6 e i 12 mesi. Quindi quando anche verrà dato il via libera tutti e si potrà ripartire, per le aziende della filiera non sarà così: emetteranno la loro prima fattura almeno 6 mesi dopo. Nel frattempo, il rischio sarà la fine delle risorse. Dunque non sembrano proprio sufficienti i sostegni previsti”.

GLI EMENDAMENTI PROPOSTI DA FEU PER LA LEGGE DI BILANCIO 2021

I membri di FEU, esclusi da tutti gli aiuti finora previsti dal governo (DL Ristori, Ristori bis, ter e infine quater), chiedono che invece vengano resi disponibili per tutta la filiera senza distinzione e a prescindere dal codice ATECO. In particolare, necessitano di aiuti a fondo perduto basati sulla perdita del fatturato tra marzo 2020 e la fine dell’emergenza, dal punto di vista fiscale chiedono la detassazione dei contributi fino a 6 mesi successivi il termine dell’emergenza, la rateizzazione ex-novo dei debiti con il fisco e la sospensione di mutui e leasing fino a termine emergenza. Per quanto riguarda l’occupazione chiedono la proroga della Cig fino al termine dello stato di emergenza e fino all’80% dello stipendio netto per gli stipendi inferiori a 3.000 euro mensili, il reddito di emergenza alle partite Iva, il credito d’imposta su affitti cedibile alle banche, o sostegno a fondo perduto, e la sospensione delle tasse locali e degli oneri delle bollette.

I NUMERI DEL SETTORE

Spesso il settore eventi è stato considerato superfluo, ma cosa c’è dietro a tutto questo? Dietro ai lustrini e alle feste ci sono 570 mila addetti ai lavori e il 2,5% del Pil nazionale. Sono lavoratori che portano un indotto di 65 miliardi di euro all’economia italiana (un giro d’affari superiore al valore economico della prossima manovra di bilancio), ma quest’anno il comparto ha subito una perdita di 45,5 miliardi. A oggi, infatti, l’intera filiera registra l’87% in meno del fatturato rispetto al 2019.

A CHI SI RIVOLGE FEU

FEU, che in pochissimo tempo ha raggruppato più di 4000 iscritti in un gruppo privato su Facebook – oggi sono 4300 ma continuano a crescere ora dopo ora – 1800 aziende di settore attive e circa 26 referenti di categoria, è nato per riunire sia liberi professionisti che piccole e medie imprese. Tra di loro ci sono event manager, wedding planner, fioristi, service audio e luci, catering, location, truccatori e parrucchieri, atelier di moda, allestitori, noleggiatori d’auto, artisti, fotografi e videomaker.

LE PROPOSTE DI FEU PER RIPARTIRE

FEU non chiede solo aiuti propone degli spunti per ripartire appena sarà possibile. Gli eventi avranno bisogno di un tavolo tecnico per lo sviluppo di un protocollo validato da esperti, della riduzione dell’Iva al 4% per i privati che svolgono eventi, dell’apertura di corridoi turistici, di Bonus Matrimoni e Party che prevedano una detrazione fiscale pari al 50% dei costi sostenuti per chi svolge cerimonie nel 2021-2022, di Bonus Eventi Aziendali con una detrazione fiscale pari al 150% dei costi sostenuti per la realizzazione di eventi aziendali. “Quando tutto questo finirà – dice il co-fondatore e vicepresidente di FEU Claudio Compagnucci – noi dovremo essere pronti a partire, anzi a ripartire”.

MANIFESTARE FORSE, MA NON CONTRO QUALCOSA

“Siamo pronti a tutto pur di farci sentire” ha detto il consigliere Ugo Cherubini. Non si escludono quindi manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. “Lo scendere in piazza è sicuramente un’opzione da vagliare – dice Compagnucci – ma qualora dovessimo decidere di percorrere questa strada non sarà mai una manifestazione contro qualcosa ma una manifestazione per raccontare qualcosa e nel rispetto delle regole anti-Covid vigenti”.

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