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Auto, perché il bando dei motori endotermici agita i sindacati

Auto Motori Endotermici

Tute blu e industriali sembrano procedere compatti: nessuno è a favore del bando dei motori endotermici voluto dall’Ue

Uno spettro si aggira per l’Europa, è quello della paura che il bando dei motori endotermici per favorire lo sviluppo della mobilità elettrica deciso a Bruxelles porti con sé la chiusura di molte fabbriche incapaci di riconvertirsi alle nuove tecnologie (elettriche, ma anche a idrogeno).

 

COL BANDO AI MOTORI ENDOTERMICI SI PERDERA’ IL 35% DEGLI OCCUPATI?

“Nell’industria automotive del Vecchio continente il 35% dei posti di lavoro è minacciato dall’elettrico”, ha detto Luc Triangle, segretario generale del sindacato globale IndustriAll, che rappresenta oltre 50 milioni di lavoratori, compresi i metalmeccanici. Il dirigente, intervenuto nel corso di una riunione straordinaria del Comitato Automotive, alla quale hanno partecipato anche i sindacati italiani, non ha dubbi: “Per affrontare la transizione” che porterà gli europei a bordo delle auto elettriche, ha aggiunto Triangle, “abbiamo bisogno di una strategia industriale europea per mantenere e creare buoni posti di lavoro, decarbonizzando al contempo il settore”.

IL BANDO EUROPEO AI MOTORI ENDOTERMICI

I sindacati hanno messo nel mirino l’intenzione del legislatore comunitario di procedere con una riduzione delle emissioni di CO2 del 55% per le auto nuove e del 50% per i furgoni entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2021) e un taglio del 100% per entrambe le tipologie di veicoli entro il 2035 da concretizzare mettendo al bando la produzione di motori endotermici a partire da 13 anni da adesso.

Da questo punto di vista, tute blu e industriali sembrano procedere compatti, dato che non si contano le dichiarazioni degli amministratori delegati contrari alla road map sentenziata dall’Ue. L’ultimo a esprimersi in ordine di tempo Alberto Bombassei, presidente onorario di Brembo, “dovrà avvenire tenendo conto dei problemi che questa transizione sta creando al settore auto e alla componentistica”, che non ha mancato di definire la decisione dell’Europa di puntare sull’auto elettrica “un clamoroso errore”.

“Come sindacato dei metalmeccanici, unitariamente, rilanceremo al nuovo governo l’idea di dare al tavolo automotive più profondità, più strumenti, più politiche in modo da permettere sia una forte riconversione del settore ma soprattutto, usando lo slogan europeo: nessuna transizione si fa senza di noi, consentire la migliore tutela occupazionale degli oltre 70 mila lavoratori diretti coinvolti che rischiano di perdere il posto di lavoro”, ha detto Roberto Benaglia, segretario generale Fim.

LA COMPONENTISTICA AUTOMOTIVE ITALIANA IN NUMERI

Nel corso del 2021 le duemiladuecentodue aziende del comparto hanno impiegato oltre 168.000 addetti e generato nello stesso anno un fatturato stimato pari a 54,3 miliardi di euro. Rispetto al 2020, che si era chiuso con un significativo calo del fatturato e una riduzione più modesta in termini occupazionali sull’anno precedente, il 2021 mostra una ripresa, con una variazione del +16,7% del volume d’affari e una sostanziale stabilità del numero di addetti (+0,6%).

In totale, l’intera produzione industriale del settore automotive italiano (inclusa la produzione di carrozzerie e componenti) registra una crescita tendenziale del 18,7% nel 2021 rispetto al 2020 (-8,5% rispetto a gennaio-dicembre 2019) e chiude il consuntivo di gennaio-giugno 2022 a -3% su base annua. Per il 2022 si stima che i volumi della produzione italiana possano attestarsi intorno a 730mila unità (-8,2% rispetto al 2021); a livello mondiale si prevede che la produzione di autoveicoli si chiuda a fine 2022 a -2,1% (previsioni Fitch Solutions).

Il Piemonte mantiene il primato nazionale per numero di imprese (il 33,3%), immediatamente seguito da Lombardia (il 27%), Emilia-Romagna (il 10,4%) e Veneto (il 8,8%). In Piemonte il fatturato generato dalla componentistica nel 2021 è stato pari a 17,6 miliardi di euro (il 32,5% del totale nazionale), con oltre 58.600 addetti (il 34,9%). Rispetto all’anno precedente, il fatturato ha dato segni di recupero (+16,8%), mentre gli addetti sono risultati tendenzialmente stabili.

Nel 2021 si è assistito ad una forte ripresa degli scambi internazionali (il 78,3% delle imprese vende i propri prodotti sui mercati esteri. Aumenta anche la percentuale di fatturato derivante dall’export, che nel 2021 si attesta in media al 41,8% mentre era il 37,8% nel 2017), ma le vicende economico-politiche del 2022, come il rincaro dei prezzi delle materie prime, i costi della logistica, il prolungarsi della crisi dei semiconduttori e il conflitto Russia/Ucraina, non fanno ben sperare, scrivono gli analisti. Per Marco Stella, Presidente dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica: “Nel 2022, gli effetti di instabilità legati al conflitto in Ucraina potrebbero portare ad una frenata”.

L’IMMENSO INDOTTO DI STELLANTIS

Nel 2021 il 72,9% delle imprese risulta avere Stellantis nel proprio portafoglio clienti (l’80,6% in Piemonte). In calo, la quota di fatturato generato dalle vendite a Stellantis, pari al 40,7% in Italia (era il 41,7% nel 2020), mentre registra un aumento a livello piemontese (dal 47,4% del 2020 al 49,6%). Vale invece il 59,3% l’incidenza del fatturato proveniente da altri costruttori, soprattutto OEM tedeschi, francesi (escluso Stellantis) e americani.

COSA AGITA IMPRESE E PIEMONTESI

Di minor rilevanza il rapporto con le case costruttrici asiatiche. Il 66% delle imprese intravede nella costituzione del nuovo colosso industriale un’opportunità (solo il 59% in Piemonte); tra le preoccupazioni, soprattutto in Piemonte, i possibili cambiamenti rispetto al baricentro decisionale e la diminuzione dei volumi della fornitura. Si mantiene alto, per il secondo anno consecutivo, il numero di imprese che ha dichiarato di non saper esprimere un giudizio sull’impatto dell’avvenuta fusione (il 58%), segno tangibile del perdurare dell’incertezza di un’operazione con sinergie in corso di sviluppo.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

L’accelerazione della domanda e della produzione di veicoli elettrici e ibridi del 2021 e le prospettive positive per una diffusione progressiva dei powertrain elettrificati “obbligano tutti gli attori della filiera a confrontarsi con la transizione in atto”. La percentuale dei fornitori che si definiscono con un buon posizionamento sul comparto dei motori benzina e diesel permane alto (il 73,8% dei rispondenti), come consistente è la quota per le alimentazioni a metano e/o GPL (il 40,1%). Per Marco Stella, numero 1 dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica: “Per traguardare le sfide della transizione energetica, le nostre imprese, da quest’anno, possono contare anche sulle misure del fondo automotive, in particolare gli interventi di politica industriale come i contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione, che agevolano i programmi di investimento delle imprese”.

Il posizionamento sui powertrain elettrici ed ibridi è significativo per il 37,6% delle imprese mentre sulle fuel cells ha un posizionamento di rilievo il 20,6% delle rispondenti. Dopo il lieve calo riscontrato nel 2020, torna ad ampliarsi la partecipazione della filiera a progetti di sviluppo di nuovi powertrain: considerando il triennio 2019-2021 aumenta il coinvolgimento sia per il powertrain elettrico (il 29,4%), sia per quello ibrido (30,3%), ma soprattutto incrementa la quota di imprese che ha preso parte a progetti di riduzione delle emissioni su motore a combustione interna, attraverso nuovi materiali e alleggerimento del peso dei veicoli (il 25,2%). A sottolineare il crescente interesse per le fuel cell, arriva al 15,6% la porzione di realtà aziendali che hanno aderito a progetti che sviluppano questa tecnologia.

LE SFIDE CHE ATTENDONO LA COMPONENTISTICA AUTOMOTIVE

“Il 2021 si era chiuso in ripresa, con un fatturato nazionale in crescita del 16,7%, ma oggi per le imprese della filiera automotive si moltiplicano le sfide: alti costi energetici e delle materie prime, crisi internazionale e soprattutto accelerata transizione ecologica, nonostante il posizionamento prevalente rimanga ancora sui motori tradizionali (73,8%) – ha commentato il Presidente della Camera di commercio di Torino, Dario Gallina. – Per questo le nostre imprese cercano soluzioni, vendendo di più all’estero, investendo in innovazioni di prodotto e cercando sul mercato del lavoro nuove competenze, spesso difficili da trovare: cautela e prudenza caratterizzano in ogni caso le prospettive per l’anno in corso”.

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