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Banche, al via il 3 dicembre la nuova commissione d’inchiesta

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Durante la prima riunione della commissione d’inchiesta sulle banche verranno eletti il presidente, probabilmente in quota M5S, e i due vice. Chi c’è fra i 40 componenti e il precedente della scorsa legislatura

Si riunirà per la prima volta martedì 3 dicembre alle 10 la nuova commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle. Durante il primo incontro a Palazzo San Macuto verranno eletti il presidente, i due vicepresidenti e i due segretari.

LA NUOVA COMMISSIONE BANCHE

La commissione che comincerà i lavori martedì prossimo, in realtà, se non fosse caduto il governo gialloverde sarebbe dovuta partire il 4 settembre. Il 2 agosto scorso il presidente della Camera e quello del Senato, Roberto Fico e Maria Alberti Casellati, hanno fornito l’elenco dei 40 componenti tra cui Alberto Bagnai, Roberto Calderoli, Massimo Bitonci e Giulio Centemero (Lega) ed Elio Lannutti, Raphael Raduzzi e Carla Ruocco (M5S). La nuova commissione bicamerale – che avrà gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’autorità giudiziaria come la precedente – è stata istituita il 26 marzo scorso – nonostante i dubbi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo indiscrezioni giornalistiche – e punterà a trattare i temi della normativa che riguarda banche, finanza e tutela del risparmiatore e le vicende che hanno portato alla crisi negli ultimi anni alcuni istituti di credito (anche in questo caso, come la precedente).

LA PRESIDENZA

Per quanto riguarda la presidenza, secondo quanto scrive Public Policy, dovrebbe essere affidata a un parlamentare M5S così come sarebbe dovuto accadere durante il Conte 1. Allora il maggior papabile era il senatore Gianluigi Paragone che, in seguito all’alleanza del suo partito con il Pd e alla nascita del governo Conte 2, ha detto di non essere più disponibile a ricoprire tale ruolo.

IL PRECEDENTE NELLA SCORSA LEGISLATURA

La prima commissione banche è nata a luglio 2017 ed è stata presieduta da Pierferdinando Casini. Ne faceva parte anche l’attuale sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze Alessio Villarosa (M5S). I lavori, terminati a fine legislatura, non hanno prodotto una relazione unitaria poiché non si è trovato l’accordo fra i gruppi. È passata però la relazione di maggioranza – affidata al senatore allora Pd, oggi Italia Viva, Mauro Maria Marino, presente anche nella nuova bicamerale così come Bruno Tabacci (+Europa) e Franco Vazio (Pd) -. In essa si evidenziava come “in tutti i 7 casi di crisi bancarie oggetto d’indagine”, ovvero Banca Etruria, Banca Marche, Carife, Carichieti, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Montepaschi, “le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio”. Marino aveva poi aggiunto che gli interventi dell’autorità “non hanno portato all’individuazione tempestiva di quelle criticità che solo l’autorità giudiziaria ha poi accertato, quando ormai i fatti contestati si erano da tempo consumati”.

Tra le soluzioni individuate per scongiurare altri casi simili si è ipotizzata una riforma degli articoli 4 e 5 del Testo Unico della Finanza “prevedendo l’obbligo per ciascuna Autorità di trasmettere tempestivamente non tutto ma i verbali integrali delle ispezioni all’altra Autorità interessata”. Alla Consob “spetterebbe il compito di vigilare sull’effettivo rispetto da parte della banca su dovere di inserimento delle indicazioni di Banca d’Italia” così da fornire alle Autorità d vigilanza un “archivio comune sulle attività ispettive svolte” e da “ridurre il potere discrezionale delle banche di eludere, nella rappresentazione dei prospetti, le prescrizioni rese dalla vigilanza con funzione prudenziale e di stabilità, sperando che l’Autorità preposta al controllo di correttezza e trasparenza (Consob) non ne sia a conoscenza”. Sempre nella relazione si individuava la necessità di “creare un organismo pubblico di gestione delle attività deteriorate” e quella di “trovare n giusto equilibrio tra l’esigenza di aumentare la velocità di smaltimento degli Npl e la solidità patrimoniale delle banche evitando accelerazioni che potrebbero tradursi in svendite e indebolimenti patrimoniali”.

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