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Centrodestra o centrosinistra? Ecco le differenze

Politica Elezioni

Tutte le differenze tra centrodestra e centrosinistra nella nota si Paola Sacchi 

Ai tempi dell’Unione/Disunione del secondo governo di Romano Prodi andarono in piazza anche ministri come Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista contro lo stesso esecutivo di cui facevano parte. E ancora prima, il governo dell’Ulivo, sempre a guida Prodi, venne fatto cadere sulla riduzione dell’orario di lavoro da Fausto Bertinotti, leader della stessa Rifondazione, la sinistra radicale, componente immancabile di tutte le alleanze a sinistra. Da quelle dell’ex Pci-Pds-Ds a quelle dell’ultima sigla, il Pd, con la fusione tra ex-comunisti e ex sinistra Dc della Margherita, con alcune aree più piccole post-socialiste e altre cattoliche. Un amalgama però non riuscito, per prendere a prestito una definizione tranchant data, in una delle tante occasioni di cambi con simboli botanici nel centrosinistra, dallo stesso Massimo D’Alema.

Dalla Quercia all’Ulivo, tutte le volte sono state alleanze contro più che per, contro i governi di Silvio Berlusconi. Lo stesso Walter Veltroni, candidato premier che aveva cercato di cambiare registro e cioè non demonizzare più l’avversario come un nemico da delegittimare, alla fine cedette alla vocazione originaria a sinistra e si alleò anche con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ora, per quanto Carlo Calenda cerchi di scaricare sul Pd di Enrico Letta il problema di “gestire” la sinistra radicale di Nicola Fratoianni e i Verdi di Angelo Bonelli, uniti non solo contro il nucleare ma anche “contro il gas” (dice con una battuta, riferita ai rigassificatori Giorgia Meloni, presidente di FdI), la storia del fronte guazzabuglio di tutto e il suo contrario, fuoriusciti da FI compresi, pur di battere le famigerate “destre”, si ripete. Sullo sfondo la vera causa di quella che sembra una coazione a ripetere trentennale ormai a sinistra: la mai fatta Bad Godesberg.

La storia inevitabilmente presenta tutto intero il prezzo molto salato di non aver mai fatto i conti con l’unica forza di sinistra, riformista, modernizzatrice e per questo inevitabilmente anti-comunista, il Psi di Bettino Craxi. Ancora ora si sentono parole da parte del Pd contro il presidenzialismo, che fa parte con l’autonomia differenziata del programma di governo (con il punto fermo della collocazione europeista, in una UE “più politica e meno burocratica” e l’Alleanza Atlantica) avviato dal centrodestra, dal sapore demonizzante usato nel 1979 contro “La Grande Riforma”, nel senso presidenziale, con snellimento dei processi decisionali, lanciata da Bettino Craxi. Che per questo fu dipinto nelle vignette di Forattini con fez e stivaloni fascisti.

Ma, vista soprattutto la davvero particolare eterogeneità del centrosinistra, sarà davvero scontro bipolarizzante da parte di Enrico Letta contro Meloni? A parte il “terzo polo” che ha in animo di fare Matteo Renzi, pronto a correre da solo, una scommessa ora alla prova dei numeri reali, il centrodestra dall’altra parte, a differenza dell’”accozzaglia” (Giorgio Mulè, FI) è compatto. Anche se al suo interno c’è una fisiologica ambizione di ciascuna forza a valorizzare il proprio ruolo e valore specifico. L’accordo è che “chi prenderà un voto in più”, in caso di vittoria, proporrà il premier. Meloni fa valere la posizione di FdI primo partito secondo tutti i sondaggi e sembra stoppare Matteo Salvini sulla proposta di indicare già da ora nomi di ministri, anche se la presidente di FdI non esclude che qualche nome si possa fare. Ma il leader della Lega proprio ieri andando a Lampedusa ha ribadito, alla luce dei risultati, con la netta diminuzione degli sbarchi, ottenuti quando era ministro dell’Interno, il suo auspicio, “grazie al voto degli italiani” che al Viminale torni “un uomo o una donna della Lega per un’Italia più sicura, come noi abbiamo assicurato”.

Salvini ricorda che “ci sono stati più sbarchi nel solo mese di luglio che in tutto il 2019” e non rinuncia all’obiettivo che il suo partito torni il primo della coalizione. Berlusconi rilancia FI come il centro “europeista, garantista, cristiano” della coalizione e il suo numero due Antonio Tajani annuncia l’ingresso nel partito azzurro di 200 amministratori. Il Cav, che prevede “un governo di centrodestra, di alto profilo, con nomi eccellenti”, poi difende Meloni, “una brava ministra nei miei governi”, dalla “vergognosa demonizzazione che ha toccato di volta in volta tutti i leader del centrodestra”.

Berlusconi, di cui è stata annunciata la candidatura per il Senato, confessa di essere combattuto sulla rinuncia al suo ruolo in Europa, dove pensa di “essere più utile” (è europarlamentare) per rilanciarne il ruolo, “metterla a confronto con Usa, Russia, Cina”. Il Cav dice anche che la Lega, pur essendo “diversa da noi nel linguaggio”, “ha dimostrato responsabilità e fatto un investimento per il futuro entrando nel governo Draghi”, anche se ne ha pagato un prezzo in termini di consensi”.

Quanto al programma, la leader di FdI sottolinea che “tra noi al massimo ci possono essere differenze sulle sfumature”. Il centrodestra è cementato nella battaglia anti-tasse, perché “le aziende producano ricchezza”, come Meloni ribadisce. La diminuzione della pressione fiscale è in teoria anche nel programma Letta-Calenda. Ma lo stesso Letta ha intanto già proposto la tassa di successione. E la diminuzione della pressione fiscale, voluta come i rigassificatori, nel programma da Calenda, ora come conciliarla con Fratoianni e Bonelli? Con i quali il Pd cerca di chiudere separatamente un accordo sulle candidature. Accordo però, se verrà raggiunto, nella sostanza politica che ha l’effetto un po’ da quadro d’Arlecchino.

 

Articolo Pubblicato su Start Magazine. 

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