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Che cosa dice Salvini e che cosa si dice nella Lega

Salvini

I Graffi di Damato sulle esternazioni anti-europee del vice premier e leader del Carroccio Matteo Salvini

Aumenta in questa dannata campagna elettorale – in cui tutti si inseguono su tutto, scavalcandosi sino a perdere l’orientamento- l’appetito anti-europeo del leader leghista Matteo Salvini. Che pure nell’autunno scorso, quando si confezionò il bilancio preventivo di questo 2019, aveva mostrato di non condividere la festa dei grillini, sopra e sotto il balcone di Palazzo Chigi, per il deficit al 2,4 per cento imposto da Luigi Di Maio al ministro dell’Economia Giovanni Tria. Poi -si ricorderà- il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, spinto dietro le quinte dal capo dello Stato, negoziò personalmente con la Commissione dell’Unione Europea la riduzione di quel 2,4 al 2,04 per evitare una rovinosa rottura e il procedimento d’infrazione.

LE DICHIARAZIONI DI SALVINI SUL DEFICIT

In questi giorni invece Salvini, nella triplice veste di capo del Carroccio, di vice presidente del Consiglio e di ministro dell’Interno ha detto che per fronteggiare le difficoltà economiche, nel frattempo aumentate, l’Italia potrà e dovrà superare non solo il tetto europeo del 3 per cento del deficit rispetto al prodotto interno lordo, ma anche il già abbondantemente sforato rapporto tra il debito pubblico e il pil. E l’omologo grillino Di Maio, invertendo le parti dello scorso autunno, gli ha dato sulla voce reclamando senso di responsabilità e realismo.

E LA REAZIONE ALLA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA

Non contento di questo, che ha peraltro contribuito a fare salire lo spread nei mercati finanziari, Salvini ha opposto un sostanziale “me ne frego”, di brutta memoria nel nostro Paese, a una sentenza emessa dalla Corte europea di Giustizia, giudicando su due casi riguardanti il Belgio e la Repubblica Ceca, contro il rifiuto o la revoca delle condizioni di rifugiato a chi rischia la persecuzione nello Stato di provenienza. “Io gli stupratori e gli scippatori continuerò a mandarli via”, ha reagito Salvini. Che ancora di più ha protestato contro il tribunale di Venezia che ha soccorso un immigrato a rischio di espulsione certificandone la compiuta integrazione nei tanti anni già trascorsi in Italia.

In attesa, insomma, di un’uscita prima dall’euro e poi dall’Unione, se dopo le elezioni di fine maggio non cambierà la musica economica e finanziaria a Bruxelles e dintorni, Salvini ha già portato l’Italia fuori dalla giustizia europea, anche a costo di fornire a Di Maio altre occasioni e pretesti per occupare spazi, diciamo così, moderati ed aumentare la già alta conflittualità all’interno della maggioranza e del governo. Dove le due componenti si fronteggiano e si scontrano ormai come se una delle due fosse all’opposizione.

L’AUSPICIO DI SALVINI DI TERMINARE LA LEGISLATURA RISPETTO A GIORGETTI

Eppure lo stesso Salvini, lasciandosi intervistare a Verona da Mario Cremonesi per ilCorriere della Sera, ha espresso non solo l’auspicio ma la convinzione che questo stato assai curioso delle cose possa e debba continuare anche dopo le elezioni di verifica di fine maggio, e per i quattro anni residui della legislatura. Contemporaneamente però il leghista Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio, dubitava pubblicamente di una simile prospettiva e faceva capire di non vedere l’ora di finirla, con una risolutiva crisi di governo. E un altro leghista, Roberto Maroni, predecessore di Salvini sia alla segreteria del partito sia al Ministero dell’Interno, ironizzava col Foglio sul “fisico bestiale” e sulla “giornata di 48 ore” del suo capitano.

Informato degli umori e delle parole di Giorgetti diffuse in rete, Salvini gli ha risposto in diretta che “c’è ancora molto da fare” al governo e che “non ci sono alternative” alla maggioranza gialloverde: evidentemente né a destra o al centro accettando i richiami di Silvio Berlusconi, né a sinistra con un’intesa fra i grillini e il Pd di Nicola Zingaretti. Che prima di nuove e anticipate elezioni non intende aprire a Di Maio, o ad altri del movimento  5 stelle, le porte sbattute in faccia in questa legislatura da Matteo Renzi in una intervista televisiva a Fabio Fazio, mentre il segretario pro-tempore del Pd si apprestava a tentare una trattativa.

 

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