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Che cosa sta succedendo fra Salvini e Di Maio

I Graffi di Damato sul riavvicinamento tra i vice premier Di Maio e Salvini, tra convenienza politica e spettro di elezioni anticipate

La buonanima di Ovidio -sì, proprio lui, Publio Ovidio Nasone, il poeta di Sulmona vissuto quasi duemila  anni fa- dev’essersi affacciata a Palazzo Chigi, dove vive l’ultima edizione della sua famosissima coppia immortalata con le parole “nec sine te nec tecum vivere possum”: non posso vivere né con te né senza di te. O, in un altro passaggio della sua ode, con queste parole: “Ti odierò se potrò, altrimenti ti amerò controvoglia”.

RITROVATO IDILLIO TRA DI MAIO E SALVINI

I vice presidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in ordine rigorosamente alfabetico, sono tornati non solo a sentirsi o a messaggiarsi -da messaggi- con gli strumenti che il povero Ovidio non poteva neppure immaginare ai suoi tempi, ma anche ad incontrarsi e a ritrovare la voglia di stare insieme, dopo una campagna elettorale che li aveva letteralmente stressati e portati sulla soglia della rottura sotto gli occhi esterrefatti di Giuseppe Conte. Il quale, a dispetto dell’orgoglio ogni tanto ostentato, specie quando ne è incoraggiato con particolare insistenza al Quirinale da Sergio Mattarella, vive la sua insperata avventura di presidente del Consiglio per effetto di quei suoi due vice che, a quanto pare, non possono proprio fare a meno l’uno dell’altro.

Dal murale che li ha presentati per un po’ come due duellanti con la pistola in mano che aspettano l’ordine di separarsi per spararsi addosso, Di Maio e Salvini sono tornati al murale dell’anno scorso, di questi tempi, che a pochi passi da Montecitorio, esattamente in Piazza Capranica, li aveva rappresentati in amorosi sensi.

IL FANTASMA DELLE ELEZIONI ANTICIPATE D’AUTUNNO

È francamente difficile dire, forse neppure con l’aiuto dei più celebri e attrezzati psicanalisti sul mercato, chi o cosa abbia maggiormente contribuito a ravvivare fra i due l’attrazione politica capace, a questo punto, di allontanare anche il fantasma delle elezioni anticipate d’autunno, se non addirittura d’estate. Cui pure sembrava rassegnato, per finta o davvero, il presidente della Repubblica: l’unico che ne abbia le chiavi, a dispetto di quanti nei giorni pari, e spesso anche in quelli dispari, ne parlano come se ad averle fossero loro.

ANCHE BRUXELLES COMPLICE DEL RIAVVICINAMENTO

Può avere contribuito alla rinascita della coppia lo stesso Mattarella consigliando, a dir poco, a Conte di mettere sul tavolo la minaccia delle dimissioni e della crisi. O addirittura, dalla lontana Bruxelles, il commissario europeo Pierre Moscovici avviando di fatto una procedura d’infrazione per eccesso di debito che ha tolto a Conte, nel frattempo volato in viaggio ufficiale nel Vietnam, ogni tentazione, se mai gli fosse già venuta in mente in una terra famosa per esserne stata teatro, di adattarsi alla guerriglia gialloverde. O possono avervi contribuito, ora che ne ha dato notizia il Giornale di famiglia, le due ore trascorse insieme domenica scorsa da Silvio Berlusconi a Roma con Salvini. Che peraltro da ministro dell’Interno dispone di un alloggio di servizio di fronte alla residenza romana del Cavaliere. Due ore d’incontro, ripeto: altro che le telefonate di cui hanno riferito altri quotidiani.

L’INCONTRO DI SALVINI CON BERLUSCONI

In quei 120 minuti -scusate la malizia di un vecchio giornalista abituato da una sessantina d’anni a scrivere di politica- il leader leghista potrebbe avere toccato con mano, al di là del rispetto e dell’amicizia che sicuramente nutre per Berlusconi, le difficoltà di una riedizione post-elettorale del centrodestra a livello nazionale, per quanto esso raccolga vittorie seriali a livello locale. E può essersi convinto che, tutto sommato, gli conviene di più continuare a spremere il limone della maggioranza gialloverde, peraltro realizzata un anno fa col permesso, e persino con l’incoraggiamento, come ricorda spesso con pubbliche dichiarazioni, da Berlusconi in persona, contrario allora alle elezioni politiche anticipate, dopo quelle ordinarie svoltesi il 4 marzo.

Di quelle elezioni anticipate il fondatore e leader a vita di Forza Italia non temeva solo, come ama dire quando ne parla in pubblico, il caldo da stagione. Ne temeva di più il caldo politico che, complice la disaffezione elettorale  da bagni, avrebbe potuto rafforzare in una riedizione del Parlamento il sorpasso leghista appena registrato nelle urne all’interno del centrodestra. Ed era, dal punto di vista di Berlusconi, un timore per niente ingiustificato, provato dai risultati di tutte le elezioni locali poi affrontate dal centrodestra. Che tuttavia non hanno per niente convinto l’ex presidente del Consiglio, per quanto si sia nel frattempo ritagliato uno spazio d’azione, o distrazione, a livello europeo approdando al Parlamento di Strasburgo, e comperando casa a Bruxelles, a rinunciare alla convinzione di essere l’elemento centrale di una riedizione del centrodestra a livello nazionale.

ANCHE NEI PENTASTELLATI IL TIMORE DELLE ELEZIONI ANTICIPATE

Ecco, la paura che sotto sotto, o sopra sopra, ha di un Berlusconi solo apparentemente convesso o concavo, secondo le circostanze, può avere indotto Salvini a ritrovarsi d’accordo con Di Maio, peraltro fortemente indebolito dai risultati elettorali del 26 maggio e in preda, a sua volta, della paura delle elezioni anticipate. Che peraltro accomuna nel movimento delle 5 stelle Di Maio a tutti quelli che pure gli vorrebbero fare la festa ritenendolo responsabile dei 15 punti e più persi nelle urne in un anno. “Meno 15”, qualcuno già chiama sarcasticamente il vice presidente del Consiglio e pluriministro sotto le 5 stelle.

L’abito di Di Maio è diventato troppo largo dopo il 26 maggio e quello di Salvini, scopertosi peraltro padre di 60 milioni di italiani da sfamare, troppo stretto, anche se il leader leghista preferisce indossare comode felpe piuttosto che gessati, ma le convenienze li accomunano più di quanto non li dividano. Con quali effetti sul Paese, si vedrà.

 

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