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Chi è Alessandro Di Battista, la nemesi irrequieta di Di Maio il governista

chi è alessandro di battista

Ritratto dell’eterno dissidente scapestrato e scapigliato. Chi è Alessandro Di Battista, volto storico del Movimento 5 Stelle

Il giorno e la notte. Lo yin e lo yang. Beppe Grillo non poteva sceglierli più diversi tra loro. E c’è chi in merito ha sempre malignato che ne servissero due per fare almeno un politico intero.

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Tanto Luigi Di Maio è impettito, posato, silenzioso e governista a tutti i costi (l’altro ieri per convincere gli elettori a votare Sì su Rousseau ha persino detto: “Ma andare all’opposizione di chi? Di noi stessi?”, evidente spia che non riesce più a immaginarsi lontano dalle poltrone del governo, qualunque esso sia. E infatti già si butta con entusiasmo nella terza coalizione di maggioranza in tre anni), quanto Alessandro Di Battista è scarmigliato, sognatore, fatto per vivere al di sopra delle regole (che tanto non conosce) e perennemente all’opposizione. Già, ma chi è Alessandro Di Battista?

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CHI È ALESSANDRO DI BATTISTA?

Noi ormai lo conosciamo come urlatore da social e penna urticante. Per Il Fatto Quotidiano e TPI soprattutto. Ma quando non invia reportage da ogni parte del mondo in cui di colpo decida di avventurarsi, verga libri con la foga di Bruno Vespa. Ne sforna a ritmo serrato. Nel 2010 ha scritto Sulle nuove politiche continentali di ritorno da un viaggio in Patagonia, Cile, Bolivia, Amazzonia, Ecuador, Colombia, Perù e Nicaragua.

Chi è Alessandro Di Battista

Nel 2012 gli è stato commissionato, dall’Associati Casaleggio, un libro sui sicari sudamericani. Siccome non concepisce che un libro lo si possa scrivere al PC, per realizzarlo Di Battista ha fatto fagotto, è volato prima in Ecuador, poi a Panama, quindi in Guatemala e infine Colombia. Alla fine ha partorito l’eBook Sicari a cinque euro sull’origine del fenomeno del sicariato. Non contento non si è limitato all’analisi, ma nell’opera ha suggerito pure ai governi interessati alcune possibili soluzioni per sradicare la criminalità.

Chi è Alessandro Di Battista

Da allora non si è più fermato: nel 2016 ha scritto A testa in su. Investire in felicità per non essere sudditi, l’anno dopo Meglio liberi (rispetto a cosa? Lavorare?) e l’anno dopo ancora Politicamente scorretto. Anzi, una volta s’è fermato: nel 2020. Sarà forse perché aveva annunciato un libro inchiesta sull'”inferno di Bibbiano“, che la nascita del governo giallorosso gli ha però bloccato nel peggiore dei modi?

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Se ora pensate di aver chiaro chi è Alessandro Di Battista sbagliate di grosso. C’è ancora molto da sapere su questo eterno ragazzo (classe 1978) sognatore, stropicciato e sorridente. Figlio di Vittorio, già consigliere comunale nelle file dell’MSI, diplomato al liceo scientifico Farnesina di Roma, laurea del DAMS presso la Università degli Studi Roma Tre in tasca, cui ha aggiunto Master di secondo livello in tutela internazionale dei diritti umani. Alessandro Di Battista è un vero umanitario: ha trascorso buona parte della propria vita occupandosi del prossimo.

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E no, non è la parte in cui ha militato nel Movimento 5 Stelle. Cooperante in Guatemala, si è occupato di progetti di educazione delle comunità indigene. Nel 2008 è andato in Congo a occuparsi di microcredito. Pare che l’economia del posto sia rimasta depressa. Nel 2011 ha pubblicato un reportage sulle azioni di Enel in Guatemala sul blog di Beppe Grillo. Lì è scattata la scintilla tra i due, casinisti di professione e urlatori di gran carriera. Si candida alle Comunali capitoline del 2008 nella lista Amici di Beppe Grillo.

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Non è eletto. Viene benedetto dalle parlamentarie online del M5S del 2012: gli bastano 313 voti (roba che alle amministrative di un Comune sotto i 5mila abitanti non serve nemmeno ad andare all’opposizione) per strappare un biglietto d’ingresso per la Camera dei Deputati nella circoscrizione Lazio 1.

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Il suo programma? “Data la mia esperienza mi occuperei di informazione mettendo in campo ogni azione per liberare i media dal controllo dei partiti. Si può fare, occorre abolire i finanziamenti ai giornali, assegnare le frequenze televisive attraverso aste pubbliche e favorire la rete. Inoltre mi impegnerei nella costruzione di una reale democrazia in cui il cittadino comandi e le istituzioni obbediscano”. Il 7 maggio del 2013 viene designato vicepresidente della commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati.

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Di Battista arriva in Parlamento come una furia. Il mandato ricevuto da Grillo del resto è quello di scoperchiare il Palazzo come una scatola di tonno. Il ragazzo ci crede davvero. Si calma solo il tempo di farsi fotografare mentre, davanti alle porte col logo della Camera dei Deputati, chiede a una guardia se il Palazzo è quello giusto. Non sia mai che ne scoperchi uno sbagliato.

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Fatta la foto e pubblicata sui social, ritorna una furia. Trova Roberto Speranza, il politico più mite, insipido e pacifico che ci sia e subito vede rosso. E non perché Speranza sia di sinistra. Anzi. Lo assale. Gli urla contro. Si avvicina a pochi centimetri da lui: pare un gorilla maschio alfa che vuole marcare il territorio. Speranza prova a scostarlo e subito parte il “che fai, mi tocchi?” che ricorda tanto gli inviati di Striscia dei vecchi tempi quando inscenavano le aggressioni, tralasciando i loro atteggiamenti molesti e petulanti.

 

 

Di Battista imperversa ovunque. S’aggira per i palazzi in cerca di parlamentari del PD contro cui urlare. Cosa non si capisce. Un’altra volta becca Gianni Cuperlo. I maligni iniziano a pensare che se la pigli molto vilmente solo con i più miti. Mai che vada a punzecchiare un La Russa o un Gasparri. Cuperlo è seduto, impassibile, sguardo vitreo, volto un po’ scostato probabilmente per non sentire l’alito di Di Battista che sempre più vicino gli grida e sputazza in faccia di tutto: “tira fuori il coraggio, da uomo onesto, da cittadino sovrano, e non da schiavo del potere e delle lobby”. E batte i pugni sul tavolo. Più per darsi il ritmo che non per minacciare.

 

 

È l’equivalente maschile delle Erinni, Alessandro Di Battista. Quando i parlamentari dem lo vedono nei corridoi, da lontano, entrano di corsa nella prima stanza che trovano e la sprangano. Ma non c’è porta chiusa che lo fermi. Una volta per protestare contro la decisione della presidente della Camera dell’epoca, Laura Boldrini, di usare la ghigliottina, ha fatto irruzione nella sala dove si teneva la Commissione Giustizia e quella della Commissione Affari costituzionali e ha iniziato a urlare un po’ contro tutti, cercando di occuparla.

Chi è Alessandro Di Battista

Il Movimento 5 Stelle è sempre più fiero di lui e riempie il canale Youtube di tutte le sue prodezze. Caso strano ne manca una. Quella riportata dalla Stampa del 31 gennaio 2014 in un divertente resoconto parlamentare di Mattia Feltri: “Dopo aver sentito un rumore di maniglia, era uscito di testa e, credendo di essere stato chiuso fuori dalla commissione giustizia, aveva minacciato di buttare giù la vetrata col busto di Giovanni Giolitti. «Calma, calma, la porta è aperta…», gli ha detto Matteo Richetti del Pd. «Perdonami, sono un po’ nervoso»”. E adesso che ha lasciato i 5 Stelle, che tanto ormai criticava quotidianamente, più volte al giorno, come sfogherà i nervi?

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