La Procura di Roma indaga sullo stop alla nomina di Luigi Carbone a presidente aggiunto di Palazzo Spada. Secondo Repubblica, i magistrati ipotizzano pressioni di Palazzo Chigi. Dal voto segreto di aprile al ricorso al Tar, ecco che cosa è successo e chi è il magistrato al centro della vicenda.
La mancata nomina di Luigi Carbone a presidente aggiunto del Consiglio di Stato approda in Procura. Secondo quanto riferito da Repubblica il 16 ottobre, i pm di Roma stanno indagando sullo stop alla designazione del magistrato, ascoltato come testimone, nell’ambito di accertamenti che riguarderebbero presunte pressioni politiche sulla scelta del numero due di Palazzo Spada.
Una questione non di poco conto, dal momento che il presidente aggiunto è a sua volta il candidato naturale alla successione del vertice del Consiglio di Stato e che il vertice del massimo organo della giustizia amministrativa italiana verrà rinnovato l’anno prossimo al pensionamento di Luigi Maruotti, ormai prossimo al limite d’età.
Carbone – da non confondere con l’omonimo medico che ha in cura Papa Leone XIV – è presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato. La sua candidatura, inizialmente sostenuta dalla commissione competente, è stata respinta dal plenum il 15 aprile con un voto segreto.
CONSIGLIO DI STATO: COS’È SUCCESSO E PERCHÉ LA NOMINA DI CARBONE È STATA BLOCCATA
La nomina del presidente aggiunto del Consiglio di Stato doveva essere poco più di una formalità: prassi vuole che il ruolo spetti al membro togato più anziano, nel caso specifico proprio Luigi Carbone. E invece già dal voto in commissione e poi con il muro del plenum del 15 aprile, la nomina è stata messa pesantemente in discussione, fino a essere di fatto bloccata.
La designazione s’era trasformata in una partita contendibile già il 7 aprile, quando approda in commissione la pratica per la successione di Carmine Volpe. Il primo strappo si consuma su iniziativa del membro laico Giovanni Doria, che oppone a Carbone il nome di Ermanno De Francisco, quinto nella lista dei pretendenti, costringendo i colleghi intermedi a fare altrettanto. Alla fine il voto della commissione si ricompatta su Carbone.
Sulle prime Doria tiene il punto con l’obiettivo di portare innanzi al plenum anche il nome alternativo di De Francisco, ma poi desiste per il pressing delle Associazioni dei magistrati amministrativi e del Consiglio di Stato. Si arriva così al 15 aprile, data in cui il plenum era chiamato a ratificare la nomina di Luigi Carbone. Ed è qui che si consuma l’imboscata finale: dal voto segreto emergono sette voti favorevoli, sei contrari e due astenuti – che valgono come contrari – determinando di fatto il ritorno della pratica in commissione.
DAL RICORSO AL TAR ALLE NUOVE REGOLE DI VOTO
Dopo la mancata nomina, Carbone ha impugnato la decisione davanti al Tar del Lazio. La controversia si è allargata anche alle contestazioni sul suo curriculum, sollevate da altri aspiranti alla carica. Nel frattempo, il 10 giugno il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha modificato il regolamento sulle modalità di voto per le nomine, introducendo lo scrutinio palese come regola generale. Resta tuttavia possibile ricorrere al voto segreto su richiesta di almeno quattro componenti.
La modifica è arrivata dopo le proteste seguite alla bocciatura di Carbone, ma non ha risolto lo stallo. Nel giugno scorso, il Tar del Lazio aveva disposto un rinvio della trattazione, chiedendo ulteriori atti nell’ambito del contenzioso.
Nel frattempo, sulla successione si era affacciato il nome di Luciano Barra Caracciolo, già sottosegretario nel governo Conte I. La sua candidatura era stata sostenuta in commissione, ma la prospettiva di una nuova nomina si era fermata dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva ricevuto al Quirinale il presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti. L’incontro, avvenuto alla vigilia del passaggio previsto a giugno, ha aggiunto un nuovo elemento di incertezza a una vicenda già delicata.
CHI È LUIGI CARBONE
Luigi Carbone, nato a Napoli il 1° dicembre 1964, è un magistrato amministrativo e presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato dal gennaio 2023. Laureato con lode in Giurisprudenza all’Università di Napoli nel 1986, nel 1987 ha vinto il concorso per referendario parlamentare al Senato della Repubblica, dove ha lavorato al Servizio Studi fino al 1992, anno in cui ha vinto il concorso per consigliere di Stato.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi istituzionali: è stato segretario delegato del Consiglio di Stato dal 2005 al 2007, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal 2007 al 2011 e coordinatore dell’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione. Ha inoltre lavorato come consigliere giuridico, capo dell’ufficio legislativo e capo di gabinetto presso diversi dipartimenti della Presidenza del Consiglio, collaborando con i ministri Sabino Cassese, Franco Frattini, Franco Bassanini e Giuliano Amato.
Dal 2011 al 2015 è stato componente dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, mentre dal gennaio 2019 al febbraio 2021 ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del ministero dell’Economia e delle Finanze, durante il mandato di Giovanni Tria.
Nel 2022 ha coordinato la commissione speciale del Consiglio di Stato incaricata di redigere il nuovo Codice dei contratti pubblici. Ha presieduto la Sezione consultiva per gli atti normativi e la VI Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, prima di assumere la guida della IV Sezione. Sul piano internazionale, ha ricoperto incarichi nell’OCSE sui temi della regolazione economica e della semplificazione normativa ed è stato rappresentante italiano nei gruppi europei dedicati alla better regulation. Svolge inoltre attività accademica e di docenza presso diverse istituzioni universitarie e di formazione

