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Chi sarà il nuovo ad di FiberCop? Nespolo, Gallo, Siragusa: tutti i nomi e gli scenari

Kkr spinge per Marco Nespolo, ma la soluzione non convince il Mef. Restano in corsa Paolo Gallo e Stefano Siragusa, ma anche l’ipotesi della rete unica: tutti i nomi per la poltrona di amministratore delegato di Fibercop

La partita sulla nomina dell’amministratore delegato di Fibercop sta finalmente  per sbloccarsi? Secondo i bene informati intorno al dossier c’è grande movimento. Ecco come si è arrivati allo stallo attuale e quali sono le vie d’uscita per la società controllata da Kkr, ma che ha tra i principali investitori anche il governo italiano.

I CONTI IN ROSSO E LE SCHERMAGLIE CON TIM

Come evidenzia Gianni Dragoni sul Fatto Quotidiano, i conti non sorridono certo a Fibercop e al suo presidente Massimo Sarmi, l’ex ad di Poste Italiane che dopo l’addio di Luigi Ferraris ha concentrato su di sé anche le deleghe operative: “FiberCop nel 2025 ha perso 206 milioni. Quest’anno ci sarebbe un buco di 150-200 milioni nell’Ebitda rispetto al piano di Kkr”.

E le grane non finiscono qui, perché nel frattempo Sarmi sta battagliando in tribunale con l’ex socio di maggioranza, Tim, sul prezzo che questi deve pagare per usare la rete che ha venduto, mentre dall’altro lato non si perde occasione per sottolineare i disservizi.

IL TURNOVER DEI MANAGER

Come se non bastasse, negli ultimi anni l’azienda ha registrato un fuggi fuggi generale del management, tutti nomi, come nota Lettera43, con un curriculum ben lontano dalle infrastrutture di rete: “Ha lasciato Riccardo Busani, chief strategy officer, arrivato direttamente da Kkr e già membro del board di FiberCop prima di assumere l’incarico operativo. Stessa sorte è toccata a Simone Bonannini, responsabile commerciale, che aveva affiancato Kkr nella fase di acquisizione della rete da Tim, e ad Alberto Boffelli, chief corporate officer, che nei fatti svolgeva il ruolo di direttore generale. Se n’è andato anche Gabriele Mandurino, alla guida dell’immobiliare, e prima ancora Alessandro Mona, arrivato da Ariston a capo degli acquisti e rimasto meno di un anno. Al suo posto è stato chiamato Dario Pantaleo, proveniente da Ferrero, altro nome senza trascorsi nel settore. Ultimo, in ordine di tempo, l’addio di Fabio Ruffini, capo dell’investor relations arrivato a marzo in vista di una possibile Ipo nel 2028 (…). Manager provenienti dal largo consumo, dalla cosmesi, dal packaging, dal real estate, dalle ferrovie: profili scelti, dicono in FiberCop, senza una conoscenza diretta delle dinamiche industriali di una rete in rame e fibra”.

NESPOLO, GALLO, SIRAGUSA: TUTTI I NOMI IN CORSA

Stessa filosofia che ispirerebbe anche la nomina di Marco Nespolo, il candidato in pole per la carica di amministratore delegato. Pur proveniente da tutt’altro ambito – è ad di Cartiere Fedrigoni, attive soprattutto nelle forniture a clienti di alta gamma –  Nespolo gode dell’appoggio di Kkr e, sempre secondo Lettera43, anche dello stesso Sarmi, cui viene attribuita la responsabilità di “favorire l’ingresso di manager privi di esperienza specifica sulla rete” in modo da restare in sella.

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Massimo Sarmi, Fibercop

 

In ogni caso, la quota del 37,8% in mano a KKR non consente al fondo americano di imporre una decisione unilaterale senza il gradimento degli altri azionisti di rilievo, in primis il fondo sovrano di Abu Dhabi Adia, che detiene il 17,5%, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, titolare del 15,93%.

Scartate varie piste alternative – Stefano Donnarumma, Marco Patuano, e Paolo Bertoluzzo – sul tavolo sono rimasti altri due nomi oltre a Nespolo: quello di Paolo Gallo, dal 2016 amministratore delegato di Italgas, e l’opzione Stefano Siragusa, consigliere di TIM ed ex vicedirettore generale del gruppo nonché responsabile della rete fissa sotto la gestione dell’allora amministratore delegato Luigi Gubitosi.

LA PROMESSA DI KKR (VIA GRILLI) PER SBLOCCARE NESPOLO

Sia Lettera43 che Dragoni concordano poi su un punto: per convincere il Mef a dare l’ok a Nespolo, Kkr potrebbe la futura presidenza della società a Francesco Soro, attuale direttore generale del Tesoro, allo scadere del mandato di Massimo Sarmi nella primavera del 2027. Un giro che vedrebbe di nuovo protagonista Vittorio Grilli, prima consulente della parte pubblica e oggi advisor del fondo statunitense.

CHI VUOLE LA RETE UNICA

E intanto riparte il tormentone sulla rete unica nazionale.  L’iniziale strategia di KKR puntava al consolidamento delle infrastrutture attraverso l’eventuale acquisizione dei beni di Open Fiber, la società controllata da Cassa Depositi e Prestiti al 60% e dal fondo Macquarie al 40%.

Tuttavia, la persistenza di forti azionisti pubblici all’interno della compagine azionaria alimenta lo scenario opposto: la creazione di un’unica infrastruttura guidata direttamente da Cassa Depositi e Prestiti, nella quale i fondi internazionali come KKR e Macquarie figurerebbero come soci finanziari di minoranza.

Da sinistra: Stefano Siragusa, Marco Nespolo, Paolo Gallo

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