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Chi sono i parlamentari che potrebbero boicottare Zelensky

Commissioni Governo Maggioranza

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? L’interrogativo morettiano nelle teste dei parlamentari che vorrebbero boicottare Zelensky, così da sfruttare il dramma di un Paese per far parlare di sé

Ha già parlato all’Europarlamento, al Bundestag di Berlino, al Congresso statunitense, alla Camera dei Comuni di Londra e alla Knesset israeliana e ovunque ha ottenuto ovazioni e sostegno unanime, compattando maggioranza e opposizione. Oggi alle 11 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky interverrà infine anche da noi, a Montecitorio, dove le polemiche, tutte italiane, rischiano però di riecheggiare più forti degli applausi diretti, idealmente, a una popolazione stremata da un conflitto che non ha voluto, dichiarato e cercato.

ALTERNATIVA C’È NON C’È

“Essere solidali nei confronti di uno stato sovrano che è stato aggredito con un’azione militare da tutti noi già ampiamente condannata, non significa dover assecondare una propaganda mirata ad alzare il tiro su richieste incessanti di interventi bellici come la no fly zone o l’invio di truppe che comporterebbero per l’Italia e l’Europa l’ingresso ufficiale in un conflitto mondiale”, hanno scritto i parlamentari di Alternativa C’è annunciando che intendono boicottare il discorso di Zelensky.

 

Dovrebbero quindi mancare, in blocco, i grillini confluiti nel nuovo gruppo, quasi tutti perché cacciati da M5S, in totale 14 deputati e 6 senatori,  cui potrebbero aggiungerci pacifisti a oltranza contrari all’invio di armi in Ucraina come gli ex 5Stelle Yana Ehm (l’onorevole fiorentina che finì sotto accusa perché, in ritardo con le restituzioni al Movimento, pubblicò una foto delle sue vacanze di Natale 2019 alle Maldive) e  Andrea Colletti oltre agli attuali pentastellati Enrica Segneri e Gabriele Lorenzoni.

TRA I PARLAMENTARI CHE VOGLIONO BOICOTTARE ZELENSKY COLORO CHE VORREBBERO ASCOLTARE ANCHE PUTIN

C’è poi il gruppetto di parlamentari che intende boicottare Zelensky perché non è giusto che si ascolti una sola campana e vorrebbero dunque invitare a Montecitorio pure Vladimir Putin per dire la sua. In poche parole, mentre tutto il mondo libero prende le distanze dal presidente russo, noi lo dovremmo accogliere con tutti gli onori del caso. Hanno avuto il coraggio di avanzare tale idea Nicola Grimaldi, deputato 5 Stelle,  Bianca Laura Granato, ex 5 Stelle ora nel Gruppo Misto e due pentastellati passati in Forza Italia, ovvero Veronica Giannone e il bolognese Matteo Dall’Osso: “Di comici ne ho conosciuti abbastanza”, e poi ha aggiunto: “Anche Vladimir Putin in Aula? Chi lo chiede fa bene!”. Dopo Grillo, il neo berlusconiano sferza Luigi Di Maio: “Se i nostri diplomatici e i nostri ministri pensano di fare la pace con le armi forse è meglio cambiare i ministri e i diplomatici”.

Sul fronte opposto si colloca un altro ex M5S (ma anche ex direttore della Padania), oggi fondatore di Italexit, Gianluigi Paragone, che non vorrebbe in Parlamento “né Zelensky né Putin”. Emanuele Dessì, eletto con l’M5S, ora senatore comunista, a Repubblica ha dichiarato che sarà tra i parlamentari che intendono boicottare Zelensky in quanto il presidente ucraino “non ha niente da dirgli” e che comunque lui ha “tre figli e in guerra per lui non ce li mando” mentre Putin “Va in giro con un giubbotto da 12mila euro, figurarsi che gliene frega del resto d’Europa”. Argomentazioni solide, insomma.

IL DISACCORDO LEGHISTA

Non sarà in aula nemmeno il leghista Simone Pillon, noto per le sue posizioni oltranziste su divorzio, omosessualità e aborto: è impegnato in una missione a Londra in occasione della nascita della fondazione dedicata a Tafida Raqeeb, ma ha comunque fatto sapere di non essere d’accordo sull’invito a Zelenksy. Assente pure l’altro deputato della Lega, il veronese Vito Comencini, 35 anni, partito nei giorni scorsi per San Pietroburgo, città della moglie, Natalia, con la volontà di raggiungere il Donbass al fine di “portare la mia solidarietà alle persone scappate da quel conflitto. Non faccio distinzioni con gli ucraini, anche quelli fuggiti in Russia meritano la nostra solidarietà”, ha dichiarato a Repubblica.

 

Ma soprattutto si farà notare l’assenza di Vito Petrocelli. Assenza che susciterà ancora più polemiche visto che, oltre a rappresentare se stesso, è presidente della Commissione Esteri del Senato.

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