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Come e perchè Repubblica e Stampa si dividono su Renzi e Calenda

I giornali degli Agnelli si dividono su Renzi e Calenda 

Non si è dovuto aspettare molto per valutare il mistero di quella vignetta demolitrice del terzo polo elettorale comparsa sull’edizione di Ferragosto della Repubblica di carta. In cui Altan,  ispirandosi al Bibì  e al Bobò di una famosa striscia comica americana di fine Ottocento, aveva praticamente deriso il proposito di Carlo Calenda e di Matteo Renzi di contestare “il bipopulismo” del centrodestra e del centrosinistra. O -se preferite metterla più sul personale- di Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel centrodestra non più controllato ormai da Silvio Berlusconi, e di Enrico Letta in un centrosinistra che non ha potuto fare a meno dei rossoverdi orgogliosi di non avere mai votato la fiducia a Mario Draghi e, tanto meno alla sua “agenda”.

Vi sarebbe, in verità, anche un terzo populismo, rappresentato da Beppe Grillo col suo originario MoVimento 5 Stelle e aggiornato da Giuseppe Conte in questa campagna elettorale promettendo anche lui cose dell’altro mondo e praticando, nella preparazione delle liste, un familismo davvero sorprendente per chi era politicamente cresciuto disprezzando gli avversari anche per l’abitudine di portarsi appresso in politica fratelli, mogli, amanti, cognati, cugini e via domesticando. Ma ormai in discesa elettorale come sono, e dalla quale sarà ben difficile che Conte riuscirà a risollevarli con la “squadra” dei 15 apostoli imposti anche al garante silente del MoVimento, i pentastellati non fanno più tanta paura, forse. E Altan ha potuto anche sbattersene prendendo in giro i Bibì e Bobò in comica lotta contro il “bipopulismo”, appunto.

Mi chiedevo, davanti alla vignetta di Repubblica, se fosse un segnale ai naviganti del gruppo editoriale della famiglia Agnelli. Dove ormai il mio amico di una volta Luca di Montezemolo non conta più niente e non può pertanto spendersi, per esempio, per Carlo Calenda, suo collaboratore ai tempi della presidenza di Confindustria

Ma alla Stampa, quella di Torino diretta da Massimo Giannini, del Bibì e Bobò dell’ammiraglia del gruppo se ne sono bellamente e per me lodevolmente sbattuti pubblicando ieri a favore delle vittime di Altan un lungo e argomentato articolo del professore, psicanalista, saggista e quant’altro Massimo Recalcati. Che guarda con fiducia al terzo polo per i voti che potrà sottrarre non tanto e non solo al centrodestra, quanto al polo di Enrico Letta. Dove Recalcati lamenta, fra l’altro, procurandosene una pronta reazione, la presenza e l’influenza di Goffredo Bettini, nostalgico dei tempi d’amore e d’accordo con Conte, scambiato per il punto di riferimento più alto dei progressisti.

Di rinforzo a Recalcati un altro collaboratore della Stampa, per giunta nello stesso numero, Gianni Oliva, ha scritto di votare per il Pd molto malvolentieri, tappandosi il naso “sempre più stretto”, come faceva e faceva fare Indro Montanelli ai suoi tempi per la Dc. E per le stesse ragioni, praticamente, di un Recalcati pur trattenutosi dall’annuncio del suo voto, ma lasciando capire che potrebbe alla fine preferire nelle urne proprio i presunti Bibì e Bobò di Altan. I quali avrebbero già avuto il merito di scoprire il gioco di un “centrosinistra” che anziché “recidere il suo populismo ideologico, nutre un’attitudine nostalgica per un passato glorioso e una identità politico-culturale solida”: glorioso e solida naturalmente nella convinzione di parte.

E’ una sinistra, questa presuntuosa lamentata da Recalcati, che “non riesce a pensare il nostro tempo senza ricorrere a paradigmi ideologici: gli stessi che, per fare un esempio, hanno impedito l’approvazione della riforma costituzionale del 2016”, ritrovandosi peraltro anche in quella occasione con l’estraneo Silvio Berlusconi, come nelle scorse settimane interrompendo, o lasciando interrompere il governo Draghi.

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