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Cosa si dice sui giornali di carta di Meloni e migranti

Meloni

Come è finita la storia sui migranti e le navi Ong? I diversi punti di vista dei giornali di carta italiani

Al netto degli aspetti drammatici del problema dei migranti, anche di quelli che riescono a sopravvivere all’ignobile mercato che ne fanno i cosiddetti scafisti, sembra di stare ancora una volta a “Scherzi a parte” assistendo ai fatti delle ultime ore e alla rappresentazione offerta dai giornali con titoli opposti ma aventi tutti una qualche attinenza alla realtà.

Per quanto sostenuto dal Papa in persona con parole chiare di comprensione e di sostegno pronunciate di fronte a quella che è stata definita persino una “selezione disumana” tra i “fragili” fatti scendere in un primo momento dalle navi e quelli lasciati a bordo, il governo di Giorgia Meloni ha dovuto “cedere” facendo sbarcare tutti. E’ il titolo del Giornale berlusconiano diretto da Augusto Minzolini, confezionato forse con una venatura compiaciuta, essendo agrodolci la partecipazione e il sostegno dei forzisti al “destra-centro” che è diventato il centrodestra guidato dalla leader della formazione dei fratelli d’Italia, succeduta al Movimento Sociale di Giorgio Almirante e all’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini aumentandone di parecchio i voti.

Se di “cedimento” ha parlato Il Giornale, a maggior ragione la Repubblica ha potuto titolare “la Ue piega il governo” e La Stampa “Meloni si arrende”. Un titolo quest’ultimo rafforzato in fondo alla prima pagina dalla rubrica del buon Mattia Feltri. Che ha così commentato la linea patriottica condotta, reclamata e quant’altro, in particolare, da Matteo Salvini anche dalla sua nuova postazione di ministro delle Infrastrutture, riuscito a salvare la competenza sulla Guardia Costiera: “Cari amici del governo, dovreste soprattutto difendere i confini fra la cattiveria e il ridicolo”. E “un altro confine” è appunto il titolo dell’urticante articolo.

“Vittoria” ha invece titolato Libero riconoscendo a Giorgia Meloni il merito di avere strappato con una telefonata al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, da lei già incontrato a Roma, la decisione di aprire il porto di Marsiglia ad una nave piena di migranti soccorsi in mare, che diversamente avrebbe forse puntato anch’essa sui porti italiani. Una nave dalla quale comunque Macron ha tenuto a precisare, con allusione polemica a Roma, che farà sbarcare tutti, senza la selezione dei “fragili” quanto meno tentata nel porto di Catania dall’ex capo di Gabinetto di Salvini al Viminale, ora ministro dell’Interno.

Col volenteroso titolo di Libero a sostegno del governo Meloni coincide sorprendentemente, per la sua identità politica, il giudizio del manifesto. Che sotto il titolo di copertina “Porto franco” ha testualmente pubblicato, nel sommario: “Parigi rompe il fronte europeo e assegna Marsiglia come porto per la Ocean Viking. E’ la vittoria della linea dura di Meloni e Piantedosi che in serata fanno sbarcare gli ultimi migranti a Catania”, quasi come contropartita quindi di quanto strappato a Parigi. Chissà se Giorgia Meloni ha telefonato per ringraziare la direttrice del manifesto Norma Rangeri.

A mezza strada tra la sconfitta, la resa e quant’altro della Meloni e la vittoria sono collocabili con i loro annunci La Verità di Maurizio Belpietro e Avvenire dei vescovi italiani. “Parigi cede, il governo italiano pure” è, in particolare, il titolo della Verità. “Tutti giù per terra” è quello di Avvenire, mutuato da un vecchio gioco di bambini che ancora si pratica negli asili e dintorni. Dove evidentemente il giornale della Conferenza Episcopale ha mandato, almeno per oggi, i governanti d’Italia e, più in generale, d’Europa.

Tutti i graffi di Damato. 

 

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