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Cosa vuole fare Draghi con la scuola. Chi è pro, chi contro

Draghi scuola scuole

Scuola aperta fino alla fine di giugno: ecco una delle proposte del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, ma qualcuno storce il naso… Chi e perché?

Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha sempre ribadito l’importanza dell’istruzione e non c’è quindi da meravigliarsi se nelle consultazioni di questi giorni ha pensato a come recuperare il tempo che la pandemia e la gestione dell’emergenza sanitaria hanno tolto alla scuola. La sua proposta è stata quella di tenere gli istituti scolastici aperti fino alla fine di giugno. Sebbene la maggior parte delle forze politiche sia d’accordo, presidi, studenti e sindacati si sono quasi tutti schierati contro. Ecco chi è a favore e chi no e cosa hanno detto.

I PRO APERTURA

Tra chi è d’accordo con la proposta di Draghi c’è il partito di Matteo Renzi, Italia Viva: “Non possiamo che salutare con favore quanto trapela in queste ore circa la possibilità di dedicare grande attenzione al mondo dell’istruzione. Compresa l’ipotesi di prolungare l’anno scolastico per recuperare il tempo perso a causa del Covid”, questo il commento della senatrice Laura Garavini. A Garavini si aggiunge anche il capogruppo di IV al Senato, Davide Faraone: “Felicissimi che Draghi abbia a cuore la scuola”.

Dal Pd, il vicepresidente della commissione Cultura del Senato, Francesco Verducci, e Matteo Orfini della commissione Cultura della Camera commentano positivamente l’idea di Draghi: “Le parole del Presidente Mario Draghi che emergono dalle consultazioni prefigurano una rivoluzione per la scuola, finalmente messa al primo posto delle priorità dell’agenda di governo. Serve un grande investimento nel capitale umano, per questo sono importanti le parole del Presidente Draghi”.

E anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sebbene ritenga che prolungare l’anno scolastico non sia “una rivoluzione copernicana”, si è detta favorevole purché ci sia “un governo efficace ed efficiente”.

Leggi anche: La cura di Draghi per l’Italia: investimenti massicci su scuola e istruzione

I CONTRARI

All’entusiasmo di Pd e Italia Viva si contrappone però il commento del presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli: “Se abbiamo gli esami che si stanno svolgendo da metà giugno, è molto difficile riuscire ad andare a scuola in quel periodo anche per le altre classi. Qualche giorno in più si può anche fare ma non credo risolva il problema, mi sembra difficile andare oltre le due settimane in più che comunque non cambiano la vita”. A cui fa eco il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio: “Da insegnante trovo inutile protrarre le lezioni di un paio di settimane. A parte le difficoltà oggettive che comporterebbe, sia da un punto di vista organizzativo con gli esami di fine ciclo, sia da un punto di vista climatico, con edifici scolastici perlopiù inadeguati”.

A difesa della didattica a distanza (dad) si sono pronunciati il presidente dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori (Anief), Marcello Pacifico: “Pensare di allungare l’anno scolastico per recuperare le carenze formative derivanti dal lockdown e dai problemi didattici che ha creato la pandemia non ci trova d’accordo: la didattica a distanza è stata regolarizzata e va considerata alla pari delle lezioni in presenza”.

La pensano come Pacifico anche Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil, che dichiara: “L’offerta formativa è stata garantita nel corso dei mesi dalla fatica quotidiana di tutto il personale scolastico” e la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi: “Allungare a prescindere il calendario scolastico significa far credere che con la Dad la scuola ha scherzato”.

Leggi anche: Tutti i problemi della DAD. Insegnanti esasperati e alunni “spariti”

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