Fact Checking

Tutti i problemi della DAD. Insegnanti esasperati e alunni “spariti”

dad

Presentata dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina come la soluzione a tutti i problemi, almeno durante il primo lockdown, ha già spinto circa il 30% degli studenti a disertare le lezioni virtuali

Più che un “Dad”, un patrigno di quelli cattivi. È il ritratto che emerge dall’ultima indagine condotta da Ipsos per conto di Save the Children, associazione che più di tutte, dall’inizio della pandemia, segue da vicino la questione, sottolineando le tante carenze della didattica-a-distanza. La Dad, appunto. Se fosse un alunno, questo metodo di teledidattica, a circa un anno dalla messa in prova, verrebbe sonoramente bocciato: fa perdere la voglia di studiare agli alunni, diminuisce la qualità dell’insegnamento, spinge i meno disciplinati o seguiti dai genitori ad abbandonare i libri di testo (nelle interrogazioni e nelle verifiche si pensa di poter copiare con maggiore facilità) e, soprattutto, rischia di incrementare l’abbandono scolastico.

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Policy Maker ha intervistato anche alcuni insegnanti di diverse scuole superiori, al momento le uniche interessate alla teledidattica, che hanno confermato quanto riportato nella ricerca di Save the Children. “È impossibile anche solo pensare di interrogare: trascorro il poco tempo a mia disposizione supplicandoli di attivare la webcam, ma hanno sempre la scusa pronta. Un giorno non funziona, un altro la connessione rischia di cadere. Così ripetono a pappagallo ciò che stanno evidentemente leggendo, ma non si può dir loro nulla, perché tanto sanno che non saranno bocciati”, ci ha raccontato una insegnante di lingue a pochi mesi dalla pensione, che ha preferito, assieme agli altri suoi colleghi, restare anonima date le forti critiche espresse alla Dad.

LE TESTIMONIANZE DEI PROFESSORI DEI LICEI

“Per quanto la Dad sia stata pubblicizzata ed enfatizzata, ha provocato una dispersione scolastica mai vista prima”, ha raccontato un insegnante di lettere delle superiori, rimasto deluso dall’esperienza delle classi virtuali. “La dispersione è legata a una questione economica e classista: ai meno abbienti il ministero fornisce giga e tablet, ma sono poco funzionali perché non reggono la mole di lavoro. Ci vorrebbero strumenti più potenti ma non tutte le famiglie possono permetterseli”.

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“Nelle famiglie meno attente i ragazzi vengono abbandonati a loro stessi”, ci ha spiegato un altro docente. “Sui media spesso si porta l’esempio virtuoso dei licei, che negli ultimi anni, però, sono tornati ‘classisti’ come qualche tempo fa, raccogliendo principalmente alunni che provengono da famiglie benestanti. Nelle altre scuole non è affatto così: quando non ci sono i genitori dietro gli studenti tendono a non presentarsi nemmeno. Molti allievi di fatto sono scomparsi da mesi: non ne abbiamo più notizie”. “Manca un contatto umano”, ha rilevato un insegnante di matematica delle scuole superiori che poi ha aggiunto: “la valutazione è fittizia e buona parte del tempo viene bruciata tra l’appello iniziale e quello alla fine dell’ora”.

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“CON LA DAD AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE”

“La Dad farà tantissimi danni a livello economico e sociale su larga scala”, ha tenuto a sottolineare un docente di materie umanistiche. “I risultati della dispersione si vedranno in un futuro nemmeno troppo lontano. Cresceranno i ‘neet’ e calerà la qualità di coloro che riusciranno ad arrivare ugualmente all’università”. “Così come la abbiamo vissuta, possiamo dire che sono più i difetti dei pregi: tende ad acuire ancora di più la differenza tra gli istituti in centro città, frequentati da figli di famiglie altolocate e i plessi delle periferie”, è invece l’analisi di un professore di filosofia.

I DANNI DELLA DAD IN NUMERI

E poi appunto c’è la ricerca Ipsos – Save the Children che dà ulteriore corpo alle testimonianze appena vagliate, permettendoci di rilevare il malumore anche tra chi siede al di là della cattedra virtuale: gli alunni. Il 28% degli studenti dichiara che almeno un loro compagno di classe dal lockdown di questa primavera a oggi avrebbe smesso di frequentare le lezioni (tra questi, un quarto ritiene che siano addirittura più di 3 i ragazzi che non si sono più collegati).

Proprio come riportato dagli insegnanti che abbiamo intervistato, la Dad ha peggiorato enormemente la didattica: circa un alunno su due ritiene di aver “sprecato” l’anno, più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e il 35% quest’anno deve recuperare più materie dell’anno scorso. Quasi quattro studenti su dieci sostengono di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%), in un caleidoscopio di sensazioni negative di cui parlano prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma che per più di 1 su 5 rimangono un pesante fardello da tenersi dentro, senza condividerlo con nessuno (22%). Di fronte a questi dati il delirante balletto di dichiarazioni dei presidenti di Regione che continuano a posticipare la riapertura degli istituti appare ancora più scollegato dalla realtà. E dannoso per il futuro del Paese.

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