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De Micheli, Schlein, Fedriga e non solo: chi si sfrega le mani per guidare Pd e Lega

Elly Schlein

Le femministe del Pd iniziano a reclamare un posto da leader: De Micheli si candida per guidare il Pd, ma Letta punta su Elly Schlein. Terremoto anche nella Lega, dove Fredriga è pronto a prendere il posto di Salvini. E quale futuro per il Terzo Polo?

Il voto del 25 settembre ha provocato un terremoto politico dentro i partiti. La vittoria del centrodestra a guida Giorgia Meloni ha determinato l’uscita di scena di Enrico Letta, protagonista in negativo della peggior sconfitta della sinistra italiana. Ma anche Matteo Salvini e il Terzo Polo non se la passano benissimo.

Il futuro del Pd

Partiamo dal Pd. Il principale partito di centrosinistra, dalla sua fondazione a oggi, ha perso più della metà dei voti, passando dai 12 milioni del 2008 ai 5,3 milioni attuali. Ma lo smacco ulteriore consiste non tanto nella vittoria del centrodestra (che era praticamente scontata) quanto nel fatto che la prima donna a varcare la soglia di Palazzo Chigi come presidente del Consiglio sia il leader di un partito di destra conservatrice discendente del Movimento Sociale Italiano.

Un vero e proprio smacco, soprattutto per le femministe di sinistra. Ecco, dunque, che il Pd sembra voler correre subito ai ripari.

L’ex ministro dei Trasporti, la lettiana Paola De Micheli, ha già annunciato la sua candidatura come successore di Enrico Letta alla guida del partito. L’attuale segretario, invece, sembra voler puntare su Elly Schlein, neodeputata ed ex vicepresidente dell’Emilia Romagna, l’unica Regione in cui il Pd è rimasto primo partito. Ed è anche la Regione governata da Stefano Bonaccini, che nel 2020 è stato rieletto col sostegno dei renziani, ma senza il supporto dei Cinquestelle, e che oggi potrebbe essere il candidato della corrente riformista. Nella sinistra del partito, invece, scalda i motori anche l’attuale vicesegretario del partito, Giuseppe Provenzano. Letta, saggiamente, non si è dimesso e rimarrà in carica ancora qualche mese, fino alla celebrazione del Congresso, ma ha già annunciato che non si ricandiderà. Questa mossa consentirà alle varie anime del partito (o meglio, le correnti) di avere il tempo di riposizionarsi a favore di un candidato o di un altro. Durante la fase congressuale, il vero nodo da scioglierà sarà che atteggiamento dovrà tenere il Partito Democratico nei confronti del M5S di Giuseppe Conte. Gli zingarettiani, gli orlandiani e l’ala sinistra del partito non ha dubbi: bisogna ridare vita al ‘campo largo’ con un’alleanza strutturale con i Cinquestelle. Ma quest’area è quella degli sconfitti e non è detto che sarà ancora maggioritaria nel partito. A fare da ago della bilancia sarà di nuovo Areadem, la corrente centrista di Dario Franceschini che, poi, solitamente, risulta essere anche quella più numerosa in Parlamento. Dalle mosse del ministro dei Beni Culturali si capirà dove andrà il Pd.

Cosa succede nella Lega

Dentro la Lega è già iniziata la resa dei conti e, nonostante le dichiarazioni di rito a sostegno di Matteo Salvini, il destino del ‘Capitano’ pare segnato. Per quanto ancora il Carroccio potrà chiamarsi Lega per Salvini premier? L’uomo che ha preso un partito al 4% e lo ha portato al 34% alle Europee del 2019, ora è sotto accusa perché, dal Papeete in poi, ha sbagliato molte mosse.

La Lega, dal 17% ottenuto cinque anni fa, è scesa all’8,8%, tallonata da Forza Italia che, fortunatamente per Matteo, si è fermata all’8%. Molti voti leghisti sono andati a Fratelli d’Italia, il partito meno autonomista del centrodestra. Alcuni elettori storici della Lega sono rimasti a casa, altri probabilmente hanno votato in minima parte per il Terzo Polo, ma il Carroccio ha retto grazie alla vittoria di tanti collegi uninominali.

Al momento, Salvini si trincera dietro il fatto che, tra la quota proporzionale e la quota maggioritaria, ha portato a casa un numero di parlamentari simile a quello del Pd, ma ai suoi avversari interni non può certo bastare. I governatori lombardo-veneti, Luca Zaia e Attilio Fontana, sembrano volerlo sostituire con il loro omologo friulano, Massimiliano Fedriga. Se dovesse esservi un Congresso, sarà molto probabile che il piemontese Riccardo Molinari cercherà di tenere saldo il vessillo dei salviniani, ma per il momento la partita non è ancora iniziata.

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