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DEF, Confprofessioni: detassare gli aumenti salariali

Confprofessioni Def

Confprofessioni chiede regole chiare e conformi ai principi del diritto europeo circa la piena equiparazione tra imprese e liberi professionisti mentre il DEF spinge per favorire l’aggregazione tra le imprese e serve dunque un quadro normativo che agevoli la costituzione di forme aggregative tra professionisti

Secondo Confprofessioni «In uno scenario geopolitico instabile e di fronte a un rallentamento dell’economia dobbiamo cogliere l’occasione delle grandi riforme messe in cantiere dal DEF in tema di fisco, aggregazione delle imprese e incentivi al sistema produttivo per conseguire quel riequilibrio tra i diversi soggetti economici e senza il quale il settore dei servizi professionali corre il rischio di disperdere i propri straordinari talenti». È questo il messaggio lanciato ieri da Andrea Dili, componente di Giunta e delegato per le politiche fiscali di Confprofessioni, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato nel corso delle audizioni sul Documento di economia e Finanza 2022. Ma per raggiungere gli obiettivi del Def, occorre «ogni sforzo per ristabilire la sicurezza internazionale, garantire il normale approvvigionamento delle risorse energetiche e contenere l’inflazione».

L’investimento prioritario dev’essere rivolto alle fonti rinnovabili, eliminando gli ostacoli burocratici che frenano le iniziative dei privati: «va centralizzata la competenza sul procedimento autorizzatorio, che ha valore strategico nazionale, superando le resistenze delle amministrazioni locali e la complessità dei procedimenti amministrativi attualmente esistenti, che gravano pesantemente sulle potenzialità del settore».

Per fronteggiare la perdita del potere di acquisto delle famiglie, il DEF concentra l’attenzione sui rinnovi dei contratti collettivi, che devono rispondere all’esigenza di adeguare i redditi dei lavoratori dipendenti rispetto all’andamento dell’inflazione. «La dinamica dei redditi determinata dai rinnovi contrattuali – che deve svolgersi nel rispetto rigoroso dell’autonomia delle parti sociali – può essere sostenuta da una strategia politica indirizzata all’agevolazione della composizione della dialettica sindacale», sottolinea Dili. E in questa direzione va «la proposta di detassazione degli aumenti salariali concordati dalle parti sociali».

Se numerosi passi avanti sono già stati compiuti, il sistema fiscale rimane ancora profondamente iniquo e, oggi, a parità di reddito prodotto il prelievo fiscale può variare in misura considerevole, a seconda di una pluralità di variabili che inquinano l’equità orizzontale del modello. L’attenzione di Confprofessioni si concentra sul settore del lavoro autonomo e, in particolare, sul sistema «fortemente distorsivo» delle ritenute d’acconto, che genera versamenti molto spesso ben superiori alle imposte effettivamente dovute. «La soluzione potrebbe essere quella di consentire ai professionisti “organizzati” di avvalersi della possibilità di dimezzare (dal 20% al 10%), previa comunicazione ai propri clienti, la ritenuta d’acconto, analogamente a quanto già previsto per agenti e rappresentanti di commercio», aggiunge Dili.

Confprofessioni chiede regole chiare e conformi ai principi del diritto europeo circa la piena equiparazione tra imprese e liberi professionisti. E se il DEF spinge per favorire l’aggregazione tra le imprese, occorre un quadro normativo che agevoli la costituzione di forme aggregative tra professionisti, a cominciare dalla revisione della disciplina delle Società tra professionisti dove, secondo la Confederazione presieduta da Gaetano Stella, «andrebbe azzerato il costo fiscale dei conferimenti per l’istituzione della Stp, che dovrebbero risultare neutri ai fini fiscali»; inoltre, bisogna prevedere una «revisione del regime previdenziale cui sono assoggettati i professionisti che hanno costituito una Stp, evitando la duplicazione del contributo previdenziale integrativo».

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