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Due nomine discutibili per lo spazio

Tabacci

Una nomina in Asi e una in Leonardo mettono in imbarazzo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’aerospazio, Bruno Tabacci

In questi ultimi giorni il sonnolento comparto spaziale nazionale è stato scosso da due assunzioni imbarazzanti, apparentemente non note al premier, e che coinvolgono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’aerospazio, Bruno Tabacci, democristiano di lungo corso.

In primis quella del figlio Simone da parte di Leonardo con un incarico nel cuore pulsante delle strategie della holding che includono anche il settore spaziale; dall’altra l’inverosimile incarico (suggerito o imposto) che il presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia, ha dato al capo della segreteria tecnica del sottosegretario, collaboratore di Tabacci da moltissimi anni e tesoriere del partitino di Tabacci, Centro Democratico.

Analizziamo i due casi: sull’assunzione di Simone Tabacci pesa come un macigno “l’opportunità” di dare corso a questo incarico. Il padre si è trincerato dietro il fatto che la selezione è avvenuta lo scorso novembre in tempi non sospetti; e questo è vero. La difesa però crolla pesantemente nella nota stampa di Leonardo del 28 luglio, che ufficialmente ha comunicato che l’assunzione, dopo una selezione per un dirigente e un quadro avviata il 17 novembre, si è sviluppata con passi successivi: il dirigente è stato assunto il 15 marzo mentre il quadro, Simone Tabacci, il 1° luglio: tre mesi dopo che il padre aveva assunto la delega del settore spaziale e del Comint.

Imbarazzante, poi, è stata l’affermazione di Simone Tabacci che ha assicurato che avrebbe evitato di occuparsi di temi concernenti le attività delegate al padre.

Altrettanto stridente è stata la scoperta della stampa che il presidente dell’Asi aveva assegnato un contratto di ricerca, o qualcosa di simile, valido tre anni, a Carlo Romano, segretario-tesoriere e capo segreteria tecnica di Tabacci. Assegnazione ad personam, senza una preventiva apertura di un bando pubblico di selezione dei candidati e, apparentemente, senza nemmeno una valutazione e una delibera del consiglio di amministrazione dell’Asi.

Il curriculum del prescelto è illuminante: laurea in giurisprudenza, giornalista, entra nel giro politico dal 2003 come consulente e portavoce di Tabacci; presidente dell’Associazione “I volenterosi” sino alla carica attuale. Il compito previsto dall’incarico è particolarmente delicato: monitorare la spesa dei circa 2,2 miliardi di euro che dovrebbero arrivare all’Agenzia Spaziale Italiana nell’ambito del Pnrr.

Sfugge per quali competenze professionali, non evidenziate nel curriculum, Romano sia stato scelto, espressamente ad personam, per questo compito così delicato.

Come avrebbe detto Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma non possiamo esimerci dall’essere assaliti da una miriade di dubbi sulla modalità per nulla trasparenti dell’operazione: l’operazione potrebbe suonare molto come un tentativo di commissariamento dell’Agenzia e della gestione dei fondi previsti dal Pnrr.

Sono solo questi due i passi falsi (pesanti) fatti dal sottosegretario Tabacci delegato dal Presidente Draghi nei cinque mesi intercorsi dalla nomina? O rappresentano piuttosto l’apice di un’ascesa giustificata dalla disattenzione di chi doveva controllare?

In effetti, come tutti gli addetti del settore sanno bene, l’assalto alla diligenza, “l’ufficio collocamento” come la stampa ha indicato le iniziative del sottosegretario, parte da lontano in crescendo; è poco noto ai più e persino forse non conosciuto dalla presidenza del Consiglio e dalla Ministra Messa a capo del Mur, Ministero vigilante per legge, che appare da tempo del tutto tagliato fuori da ogni contesto riguardo al tema Spazio.

Elenchiamo i fatti: la prima operazione parte in occasione della designazione di esperti nei CdA delle società partecipate da Asi in aprile.

Un personaggio piuttosto noto nell’ambiente spaziale per quanto si agita e colleziona incarichi è mandato a negoziare con il presidente di Asi, anche lui interessato, su come coprire i posti di presidente e anche di consigliere di amministrazione della società e-Geos che chiede per sé. Il giornale Sassate al riguardo ha scritto un articolo dettagliato dell’accaduto e non risulta che sia stato smentito: la candidatura presentata in quota Tabacci viene ritirata nel momento in cui è richiesto, per legge, di certificare l’assenza di ogni conflitto di interesse; liberatosi un posto, il presidente dell’Asi può piazzare due candidate a lui vicine, una alla presidenza e una nel CdA. Il tutto come sempre senza un preventivo bando pubblico di selezione né giustificazione tecnico-scientifica delle scelte, modalità che è ormai prassi corrente nell’attuale gestione dell’Asi.

Nella più assoluta discrezione viene anche nominato un consigliere di amministrazione a Torino della società Altec che è un Centro di eccellenza nazionale per la fornitura in ambito internazionale di servizi ingegneristici e logistici a supporto delle operazioni e dell’utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale, di altre infrastrutture orbitanti e missioni per l’Esplorazione spaziale.

Ci si aspetterebbe un esperto con alte competenze scientifiche e tecnologiche: viene invece nominata una persona, con la seguente carriera scolastica e universitaria: maturità scientifica, completato solo il biennio di ingegneria arrestandosi lì, non aver conseguito la laurea in Economia a cui si era iscritto susseguentemente. Afferma però di avere competenze in corporate communication, marketing e relazioni istituzionali: tutti temi peraltro già largamente coperti dalla casa madre, Thales Alenia Space, per ovvi motivi.

Visto che queste operazioni avevano funzionato in totale assenza di reazioni da parte del potere politico, il sottosegretario, mirando sempre più alto, ha messo in atto il colpo successivo: depotenziare il Comint e tenere il settore tutto sotto il suo controllo personale.

La cosa sembra aver funzionato: mentre in una pre-riunione dei rappresentanti dei ministeri più importanti erano emerse serie critiche all’inadeguatezza dei progetti e all’assenza di una visione strategica da parte del presidente di Asi — sue caratteristiche ben note nel settore — nella susseguente riunione ufficiale del Comint alla presenza dei Ministri la decisione comune è stata quella di evitare problemi e il tutto si è addormentato.

Ultimo atto del sottosegretario prima degli exploit di questi giorni è stata la cancellazione della Struttura di Coordinamento del Comint, organo tecnico che ha la funzione di discutere e preparare i dossier da fare approvare. In cambio Tabacci ha creato un comitato di cinque esperti che lo dovrebbero assistere nella gestione dell’intero comparto: la scelta di alcuni dei prescelti mostra palesemente le carenze e i limiti del sottosegretario sia di competenze tecniche che di conoscenza reale del comparto e delle persone che vi operano.

Prendendo due rappresentanti dell’Accademia ci si sarebbe aspettato due nomi di esperti di chiara fama noti a livello internazionale, certificati dai parametri di qualità oggettivi di settore e, soprattutto, al di sopra di qualunque potenziale conflitto di interesse.

Le cose non sono così; nella ricerca le persone che vi operano sono valutate da un indice internazionale, H-index, che tiene conto della qualità dei lavori, della qualità delle riviste dove i risultati sono pubblicati e di quanto questi lavori sono citati dai colleghi. H minore di 50 è segno di scarsa rilevanza nazionale e internazionale.

Entrambi gli scienziati hanno un H index largamente sotto 50; in effetti rispettivamente 16 e 25. Entrambi da anni hanno progetti finanziati dall’Asi in palese e stridente conflitto di interesse e, in più, uno dei due ha anche una piccola società, uno spin off, che a sua volta vive anche di finanziamenti dell’agenzia. Due altri membri, pur se giovani nel settore, appaiono adeguati al lavoro richiesto. Il quinto è un manager, ex presidente di ATM di Milano e poi DG per soli tre mesi di Atac di Roma. Un curriculum certamente qualificato ma del tutto avulso dal contesto spaziale ben diverso dal settore trasporti dove ha lavorato negli anni scorsi.

È sperabile che rapidamente si arrivi a un riaggiustamento complessivo della situazione prima che sorgano guai peggiori e che ripristini una credibilità già pesantemente danneggiata dalla gestione del Conte 2. Del Mur è piuttosto da ritenere che tentare di rivificarne il ruolo sia ormai una battaglia persa; meglio un’integrazione della legge che sposti la vigilanza di Asi direttamente sul presidente del Consiglio, unico che appare in grado di esercitarla per davvero.

Articolo pubblicato su startmag.it

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