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Editoria, Fieg chiede interventi per liquidità delle imprese

Fieg

Il presidente della Fieg Riffeser Monti in audizione in Senato: nel primo semestre 2020 per le imprese del settore si stima una perdita di ricavi per 403 milioni

L’emergenza Covid-19 si è abbattuta con forza anche sull’editoria, già in preda a una grave crisi economica. Le prospettive, nonostante i primi interventi già decisi dal governo, sono tutt’altro che rosee e, secondo il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti, le aziende dovranno ora sostenere un importante impegno sia per riorganizzare le loro attività sia per fare fronte alla carenza di liquidità: si stima che nei prossimi anni servano 119 milioni di euro per prepensionare circa 1.400 persone. Riffeser Monti, durante l’audizione in commissione Industria del Senato sulle iniziative di sostegno pubblico per l’emergenza Covid-19, ha espresso un “convinto apprezzamento al Governo, al Parlamento e alle forze politiche per l’attenzione dedicata al settore e alle misure introdotte per la gestione della crisi, sia con la Legge di Bilancio, sia quelle introdotte con le recenti misure urgenti”.

LE STIME PER IL PRIMO SEMESTRE

Intanto, come si diceva, i numeri sono tutt’altro che buoni: nel primo semestre del 2020 si prevede che le imprese editrici subiranno una perdita di ricavi di 403 milioni euro a causa del crollo degli investimenti pubblicitari e della contrazione dei ricavi da vendita. Il presidente degli editori ha poi ricordato le tante crisi aperte: “Sul piatto della Fieg e del governo – ha detto – c’è attualmente il caso della Gazzetta del Mezzogiorno che è in grossissime difficoltà; se le cose non cambiano ci saranno moltissime altre testate locali che subiranno fortissime pressioni e saranno pronte per chiudere”. Ha poi sottolineato: “La stampa non è fatta solo di giornali politici, ma per il 70% è fatta di giornali che informano sulle cronache locali, grazie anche all’accordo con l’Anci”.

Riffeser Monti ha poi parlato del problema delle vendite dei giornali. “Su due milioni di copie vendute al giorno per i quotidiani, abbiamo 18 milioni di lettori. Questo – ha spiegato – significa che otto, nove, dieci persone leggono la stessa copia: dovremmo ridurre il gap tra questi 18 milioni e i 2 milioni di copie comprate, e allora potremmo rifinanziare gli editori, che hanno come primo obiettivo quello di salvaguardare i posti di lavoro”.

LE MISURE RICHIESTE

In audizione il numero uno della Fieg ha tenuto a sottolineare che “gli interventi varati consentono di attenuare i pesanti effetti della crisi in atto: tuttavia sono necessarie ulteriori misure per evitare la chiusura di molte imprese e il rischio concreto di una desertificazione del panorama dell’informazione giornalistica”.

Queste le misure proposte dalla Federazione degli editori: favorire la remunerazione del prodotto sul web con la rapida attuazione della direttiva sul diritto d’autore ed obbligo di negoziazione per le piattaforme digitali, il contrasto alla pirateria, il riequilibrio del mercato pubblicitario; potenziamento del credito investimenti pubblicitari, con aumento delle risorse; contributo a fondo perduto in cambio di un impegno nell’offerta di spazi per il rilancio del Sistema Italia (alle imprese per la pubblicità e alle istituzioni per la comunicazione ai cittadini); fiscalizzazione dei contributi previdenziali del costo del lavoro giornalistico fino al 31 dicembre 2020; reintroduzione dell’obbligo di pubblicazione degli avvisi d’asta sui quotidiani; sostegno alla rete di vendita con buoni fiscali per la fedeltà all’acquisto di giornali in edicola per persone di età superiore ai 65 anni.

COS’HA FATTO FINORA IL GOVERNO

Sul settore l’esecutivo è intervenuto sia con il decreto Cura Italia, già convertito in legge, sia con il decreto Rilancio, al momento al vaglio in Parlamento.

Con il “Cura Italia” si è previsto un credito di imposta per investimenti pubblicitari che per il 2020 viene riconosciuto nella misura unica del 30% alle imprese, ai lavoratori autonomi e agli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali. Stanziati per questa misura 27,5 milioni di euro. Stabilito poi un credito di imposta per le edicole e per le imprese di distribuzione della stampa che riforniscono giornali e/o periodici a rivendite situate nei comuni con una popolazione inferiore a 5 mila abitanti e nei comuni con un solo punto di vendita. Rispetto all’ultima legge di Bilancio 2020 si arriva a 2mila euro di credito di imposta per il 2019 e a 4mila euro per il 2020. Inoltre è previsto il bonus di 600 euro, relativo al mese di marzo, per i liberi professionisti e i lavoratori autonomi iscritti alle casse private, dunque pure per i giornalisti autonomi e i co.co.co iscritti all’Inpgi 2.

Con il decreto Rilancio si è varato a favore del settore editoriale un pacchetto di misure che vale 105 milioni di euro. Si parte con un credito di imposta per la pubblicità che sale al 50% dal 30% del Cura Italia (per un tetto complessivo di spesa aumentato a 60 milioni di euro) e che riguarda non solo la carta stampata e online ma anche le tv commerciali nazionali e le radio e tv locali. Prevista poi un una tantum per radio e tv locali con un Fondo emergenze emittenti locali istituito al ministero dello Sviluppo economico che dovrebbe fermarsi a 20 milioni di euro. Introdotta una forfettizzazione per le rese dei giornali ai fini Iva e un credito d’imposta sull’acquisto della carta pari all’8% a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritti al registro degli operatori di comunicazione relativo alla spesa 2019 per un massimo di 24 milioni di euro per il 2020. Il dl Rilancio stabilisce un bonus una tantum per le edicole pari a 500 euro e nel limite di 7 milioni di euro per il 2020 e un credito d’imposta del 30% delle spese sostenute nel 2019 per l’acquisto di server, hosting, manutenzione evolutiva, information tecnology da parte di imprese iscritte al registro degli operatori di comunicazione con almeno un dipendente assunto a tempo indeterminato. Arrivano le procedure semplificate per i contributi diretti all’editoria e una norma che riguarda la contribuzione figurativa per i giornalisti ammessi alla Cassa integrazione in deroga con l’accreditamento dei contributi che va in carico all’Inpgi e non all’Inps. Da ultimo, slittano dal 30 giugno al 31 dicembre prossimo i termini per le procedure di riequilibrio finanziario dell’Inpgi e dal 31 dicembre 2020 al 30 giugno 2021 le convenzioni in essere tra Palazzo Chigi e le agenzie di stampa.

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