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Famiglia e politica, cosa scriveva Pino Pisicchio

Pino Pisicchio

La politica è cambiata, sono cambiati i sistemi elettorali ma rimangono forti i legami tra famiglia e politica. Cosa scriveva Pisicchio su Formiche.net tracciando una differenza tra lui, la sua famiglia e quella della Meloni

Li hanno già ribattezzati i Pisicchios, come nelle migliori saghe italo-americane, un gruppo famigliare unito non solo da vincoli di sangue, ma anche da vincoli politici. Qualche giorno fa Pino Pisicchio – estraneo all’inchiesta barese che riguarda i suoi due fratelli, Alfonso ed Enzo che sono da giorni agli arresti domiciliari – ha dichiarato di essere certo che i suoi fratelli potranno dimostrare la loro estraneità a quanto viene loro contestato. Ce lo auguriamo anche noi.

La storia dei Pisicchios, come li ha battezzati Annarita Di Giorgio su X, sembra quella di una famiglia che rappresenta un gruppo politicamente organizzato a Bari, con Alfonso che è stato assessore all’Urbanistica della Regione Puglia di Michele Emiliano nella scorsa legislatura regionale e qualche ora prima di essere arrestato era ancora a capo dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione ARTI Puglia.

Pino invece, lo ripetiamo, estraneo all’indagine, ha alle spalle una carriera da parlamentare di lungo corso, nelle legislature X, XI, XIV, XV, XVI, XVII, ma soprattutto ha una storia politica a dir poco poliedrica e avventurosa: è cresciuto della Dc di Aldo Moro e di Carlo Donat-Cattin. Con il dissolvimento della Dc è stato tra le file di Rinnovamento Italiano il movimento fondato da Lamberto Dini, poi è passato a La Margherita di Francesco Rutelli, in seguito fonda con il fratello Alfonsino Rinnovamento Puglia, poi rompe con Clemente Mastella che nel 2004 gli preferisce Michele Emiliano come candidato sindaco di Bari che verrà, tra l’altro, eletto; poi si rimette con Mastella per le elezioni regionali successive. Nel 2006 lo troviamo al fianco dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, per poi tornare nel 2009 con Francesco Rutelli ma nelle file dell’ Api (che lo ricordiamo a beneficio del lettore che potrebbe andare in confusione non era una stazione di servizio di carburanti bensì un cespuglio centrista) di Francesco Rutelli, poi abbandonerà Centro democratico, per aderire nell’ultima legislatura che lo ha visto parlamentare ad Italia Viva.

Non gli è mai mancata la verve giornalistica, l’interesse e la curiosità. Infatti lo ritroviamo a dilettarsi in una serie di commenti politici sulla testata online Formiche.net, nella rubrica “Phisikk du role”. Tra le tante chicche che ha potuto dispensare ai suoi lettori una ci ha colpito in particolare, un articolo dal titolo “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, un editoriale sulla parentela stretta in politica, partendo dalla sua autobiografia e dalla sua famiglia, i Pisicchio, e arrivando a Giorgia Meloni, Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida. Pisicchio segna le differenze della sua storia politica e dell’attuale politica, la sua fatta di migliaia di preferenze, quella della Meloni caratterizzata dal sistema delle nomine anche per i parlamentari. La parentela non può diventare un handicap, sostiene Pisicchio, ma dipende da chi conferisce i ruoli di potere.

Phisikk du role – L’importanza di chiamarsi Ernesto (di Pino Pisicchio – Estratto da Formiche.net)

Sono figlio di un deputato. Sono stato deputato io stesso più volte, e ho un fratello che fa politica nelle assemblee elettive di territorio. Come dire: una famiglia che dà del tu alla rappresentanza elettiva. Una parte fondamentale della mia esperienza politica si è svolta con il voto di preferenza che, come dovrebbe essere noto, è oggi la regola a tutti i livelli di rappresentanza tranne che al parlamento nazionale (dove vige la lista bloccata, cioè il cittadino non può scegliere il suo candidato). Tuttavia anche il Parlamento fino al 1992 ha goduto dello stesso meccanismo di selezione, messo nelle mani del cittadino e non del capo-bastone come oggi.

Mi si perdoni lo scivolamento verso l’autobiografismo, sempre inopportuno, ma stavolta ci starebbe, risucchiato dalla notizia dell’assunzione ad un soglio di grandissimo peso nel partito di Fratelli d’Italia, della signora Meloni, sorella maggiore di Giorgia e compagna del ministro Lollobrigida. Chi ha mandato la signora Meloni a ricoprire il ruolo di responsabile della segreteria politica del partito e il suo compagno Lollobrigida a fare prima il parlamentare e poi il ministro, è la leader indiscussa di FdI. Si narra, peraltro, che la signora Arianna sia anche molto versata nelle faccende della politica, vissute con passionalità e competenza e che lo stesso suo compagno Francesco, già capogruppo dei deputati di FdI, sia tra i più attrezzati tra i titolari di un posto fisso nel cerchio magico della premier.

Il ragionamento, pertanto, condivisibile, potrebbe essere quello che osserva che la parentela o la stretta contiguità, ancorché non parentale, con il capo, non possono rappresentare un handicap in politica: se uno (una) è bravo (brava), è giusto che vada avanti.

Non fa una piega. Epperò dipende da chi conferisce il ruolo. Se a darlo è il popolo attraverso un’elezione è una cosa. Se a concederlo è il sovrano assoluto, attraverso il compiacersi di una chiamata, è altra cosa.

 

– Leggi anche: Il caso Bari sarà un boomerang per il centrodestra?

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