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I contratti a tempo determinato cambiano ancora? Arriva l’emendamento

occupati tempo determinato

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento che consente alla contrattazione collettiva di individuare causali specifiche per la stipula di contratti a tempo determinato

Dopo aver ingoiato il rospo della riforma della prescrizione, i 5 Stelle potrebbero anche veder aprire una breccia in un altro loro cavallo di battaglia: il decreto Dignità, firmato con enfasi nel 2018 dall’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Il testo, è noto, aveva irrigidito la disciplina dei contratti a tempo determinato (somministrazione inclusa) assoggettandola a rigide fattispecie tipizzate per via legislativa.

Ma un emendamento al decreto Sostegni bis potrebbe ora cambiare nuovamente tutto. La disposizione in esame, difatti interviene sull’articolo 19 del Dlgs 81 del 2015, rivisto nel 2018 dal Dl 87, aggiungendo la possibilità per i «contratti collettivi di cui all’articolo 51 del Dlgs 81» (quindi contratti nazionali, territoriali e aziendali) di poter disciplinare i contratti a termine.

I contratti a tempo determinato resterebbero di 24 mesi ma, dopo i primi 12 mesi, per poterli prolungare scattano le rigide causali legali: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria. Se non si rispettano tali condizioni, scatta la conversione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato (dalla data di superamento del termine di 12 mesi).

La prima a commentare è stata Confcommercio, per la quale “la scelta di valorizzare il ruolo delle parti sociali è un bene, con l’emendamento si compie un primo passo verso il ripristino di quelle flessibilità che devono vedere nella contrattazione collettiva la loro fonte regolatoria principale, valorizzando così i soggetti – associazioni e organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative – che responsabilmente devono svolgere la loro funzione negoziale e di rappresentanza”. Si tratta, ha detto la vicepresidente Donatella Prampolini, di “una funzione tanto più importante in una fase di ritorno complesso e ancora graduale alla normalità delle attività economiche, che necessità di flessibilità regolate, per contrastare il dumping contrattuale e favorire la crescita dell’occupazione”.

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