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Il carro di Draghi

Mario Draghi Policy Maker

Il carro di Draghi? “Ecco la squadra per arrivare al semestre bianco. Poi Draghi al Colle. E dopo si vota. L’unica certezza è che cambierà profondamente il sistema politico”. L’intervista di Policy Maker a Livio Ricciardelli, consigliere Pd del I municipio di Roma

“Il carro di Draghi punta dritto al semestre bianco. Poi al Quirinale, solo dopo le elezioni. L’unica certezza è che cambierà profondamente il sistema politico. Nel 2011 dopo l’arrivo di Mario Monti cambiò radicalmente il sistema politico, perché arrivarono i 5 stelle. Adesso siamo su quella stessa strada”. Policy Maker ha intervistato Livio Ricciardelli, consigliere Pd del I municipio di Roma, per provare capire meglio la situazione politica italiana.

Mario Draghi come Mario Monti?

“All’inizio tutti salgono sul carro del nuovo premier. Ma se Draghi farà il Monti della situazione alle prossime elezioni vincerà il populismo. Anche il professore godette all’inizio di largo sostegno generale prima di diventare il simbolo negativo di ogni governo tecnico. Adesso vedremo”.

Partiamo proprio dall’economia (e di austerity). Come valuta il cambio Gualtieri-Franco al Mef?

“Il nuovo ministro dell’Economia, Daniele Franco, mi sembra una scelta coerente. Quirinale e capo del governo commissariano di fatto il Mef. In linea con gli ultimi dieci anni, da Monti in poi (Grilli, Saccomanni, Padoan, Tria). L’anomalia di questi anni è stata Gualtieri, perché era un politico. Uno con la testa al partito, non alla banca”.

Roberto Garofoli è una scelta che sembra confermare quanto dice.

“Sì la nomina a Sottosegretario di Stato di Garofoli è un’altra scelta in linea con gli ultimi dieci anni. Garofoli è stato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Ministro Pier Carlo Padoan (Governi Matteo Renzi e Paolo Gentiloni)”.

Uno sguardo sui ministri tecnici. Cosa ne pensa di Cingolani, Colao, Giovannini, Cartabia, Messa, Bianchi e Lamorgese?

“Il Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, non era certo quanto chiedeva Beppe Grillo. Il modello di ciò che si diceva era la Francia, cioè unire Mise, Ambiente e Trasporti. Per ora ancora diviso. Cingolani poi è sempre un tecnico che andava alla Leopolda, come ha subito fatto notare Renzi. Colao all’innovazione è invece uno sgarbo diretto a Conte. Può essere definito, con amara ironia, un atto di cattiveria democristiana. Su Giovannini, Cartabia, Messa e Bianchi non ho molto da dire, anche se era naturale dover sostituire De Micheli, Bonafede e insieme Manfredi-Azzolina. L’unica tecnica che è rimasta per dare una specie di continuità al governo Conte è Lamorgese”.

Dopo 8 tecnici, dunque, passiamo ai politici. Al movimento 5 stelle vanno più ministeri di tutti, 4, due con portafogli e due senza.

“Il primo nome da commentare è Luigi Di Maio agli esteri. La sua riconferma è la dimostrazione che il ministero, in Italia, purtroppo, non conta. È uno di quei ministeri in quota Quirinale, ma dispiace notare che non abbia nessun valore per il nostro Paese. La riconferma di Di Maio serve solo a dare un messaggio di continuità con governo Conte. Patuanelli cambia ufficio di 300 metri, passando dal Mise al ministero dell’Agricoltura. La sua riconferma è anche questa per dare un senso di continuità e di legittimità politica con il precedente governo. Patuanelli è legato a Conte, è considerato un contiano doc, addirittura doveva gestire la cabina di regia del Recovery… Al Ministero politiche giovanili va Fabiana Dadone perché legata a Di Maio e al Ministero per i Rapporti con il Parlamento Federico d’Incà perché legato a Fico. Sempre per dare continuità al governo Conte”.

Stesso motivo per la conferma di Speranza alla Salute?

“Sì esatto”.

Al Pd tutti ministeri con portafoglio: Ministro Beni Culturali – Dario Franceschini, Ministro della Difesa – Lorenzo Guerini, Ministero del Lavoro – Andrea Orlando. Come analizzare l’esclusione di donne e la scelta di questi tre uomini?

“Per capire il Pd ci vuole pazienza. Tutto deve essere letto analizzando come funziona il sistema di partito: l’obiettivo è sempre tenere in equilibrio interno tutte le correnti. Franceschini è a capo della corrente “istituzionalista”, anche nota come “sempre con chi sta al potere”, “un partito sempre di governo”. Questa è una corrente che muove molti gruppi parlamentare. Lo abbiamo visto in passato: per Franceschini vanno bene le alleanze con Bersani, con Renzi, con Conte e con il M5s pur di governare. Ora va bene anche Draghi ovviamente. Guerini è a capo della “base riformista”, corrente interna al Pd che possiamo definire di “destra”, quella dei renziani che non sono passati a Italia Viva. Anche questa corrente doveva avere un ministero. L’ultima corrente è quella di Zingaretti, rappresentata da Orlando. Questa è una corrente che possiamo definire di “sinistra”, “la sinistra del pd”, o meglio corrente “neoassistenzialista del nuovo corso zingarettiano”.

E Italia Viva?

“Italia Viva ha ottenuto un ministero, ma senza portafoglio, tra Bellanova e Bonetti si è scelto il piano b, ma almeno una ministra doveva averla”.

Alla Lega due ministeri con portafoglio, uno senza. Come giudica le due anime, Salvini e Giorgetti?

“A mio parere non c’è un pensiero dietro la politica di Salvini. Dietro Giorgetti invece sì: far entrare la Lega nel Partito popolare europeo. È noto a tutto ormai che Giorgetti vuole accreditare la Lega come partito di governo, di destra. Salvini invece rappresenta la corrente di sinistra della Lega. Su Massimo Garavaglia ed Erika Stefani non ho commenti, a parte il fatto che Stefani ha dichiarato alla stampa che per Draghi il piano vaccinale è una priorità: una notizia pazzesca”.

Forza Italia e Berlusconi sono i veri vincitori?

“Non credo. Forza Italia ha tutti ministeri senza portafoglio: è una falsa vittoria quella della vecchia guardia berlusconiana centrista, che ha il merito di essere lontana da Salvini. Forza Italia sembra essere adesso la forza europeista e può dire a tutti che è la Lega che si è avvicinata a Forza Italia, perché forza di governo”.

Un commento infine sul governo uscente. Applaude anche lei Giuseppe Conte?

“È umiliante il discorso su Conte applaudito dai dipendenti di Palazzo Chigi. Per tre ragioni.
1) ma il fatto che possa essere una legittima trovata comunicativa quella di uscire di scena in quel modo no, eh?
2) ma voi vi ricordate tutti gli altri capi di governo del passato quando sono andati via che è successo? A me sembra che sia la stessa cosa accaduta quando è terminato il Prodi II o il Gentiloni.
3) I dipendenti applaudono Conte. Ok…e allora?!? Di cosa sarebbe indicativo? Che trattava bene i dipendenti? Un presidente del consiglio che tratta bene i dipendenti è automaticamente un buon premier? E perché? Ma poi scusate: se per paradosso tra quei dipendenti (dubito: ma facciamo questa ipotesi) ci fossero degli assenteisti? Che significato avrebbero quegli applausi?!?”

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