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Il vero problema per Meloni sono le Regioni (altro che gli scienziati)

Meloni Regioni

Dopo l’appello degli scienziati, duro botta e risposta Regioni-governo Meloni con al centro sempre i presunti tagli alla sanità

Ancora non accenna a diminuire l’eco della dura reprimenda delle 14 personalità del mondo della scienza e della ricerca a difesa del Servizio sanitario nazionale. Un appello rilanciato su tutti i mainstream e che le opposizioni hanno avuto gioco facile a cavalcare politicamente contro il governo Meloni. Moniti che – come gli stessi sindacati di categoria hanno sottolineato – sarebbero stati forse più utili se fossero stati lanciati prima, considerati i venti anni di continuo definanziamento della sanità pubblica.

A preoccupare la premier Giorgia Meloni, i ministri Schillaci e Fitto però più che gli scienziati sono le Regioni. Già, perché gli enti regionali – nonostante il territorio nazionale si stia dipingendo sempre più di blu destra – si stanno rivelando più croce che delizia in questi primi diciotto mesi di governo Meloni. E anche sul tema caldo della sanità questo mood viene confermato.

COSA CHIEDONO LE REGIONI PER LA SANITA’

Ecco il nuovo affondo delle Regioni il cui presidente, ricordiamo, è il leghista Massimiliano Fedriga mentre l’assessore alla Salute della conferenza delle Regioni è l’emiliano-romagnolo Raffaele Donini (giunta di centrosinistra). Al centro della contesa i fondi Pnrr e, più precisamente le risorse collegate del Piano nazionale complementare. Il punto, sul quale si concentra la protesta dei governatori è il titolo 1 comma 13 del dl Piano nazionale di ripresa e resilienza che taglia 1,2 miliardi alle Regioni relativi prevalentemente a opere per la sicurezza sismica delle strutture ospedaliere. La Conferenza delle Regioni chiede al Governo l’abrogazione o un impegno formale per la reintegrazione dei fondi. Se questo non dovesse avvenire, i governatori sono pronti a rivolgersi alla Corte Costituzionale.

FEDRIGA: PRONTI A USARE OGNI CANALE PER SCONGIURARE I TAGLI ALLA SANITÀ

“Ci siamo sempre mossi in modo costruttivo seppure in uno scenario critico, ovvero per quanto riguarda i fondi ex articolo 20 abbiamo chiesto che venga eliminato il definanziamento o che venga preso un impegno formale per rifinanziarli negli anni successivi. Il nostro parere – ammonisce il presidente Fedriga – è condizionato a questa richiesta. Utilizzeremo tutti i
canali della collaborazione e anche quelli di non collaborazione, se necessario, per tutelare il più possibile il servizio sanitario nazionale. Penso che sia un obiettivo di tutti, in primis del governo, dare una risposta che possa migliorare la risposta sanitaria del Paese. Da un’interlocuzione informale abbiamo visto un’apertura del governo”.

NON SOLO LE REGIONI, ANCHE FORZA ITALIA CONTRO FITTO

E chi è in Parlamento ad addossarsi l’onere (o l’onore) di firmare gli emendamenti al Dl Pnrr per chiedere l’abrogazione del famigerato e discusso comma 3 dell’art.1, quello voluto da Fitto? Sono stati i deputati di Forza Italia Francesco Cannizzaro e Mauro D’Attis.

LA RISPOSTA DEL GOVERNO, FITTO: “NESSUN INTERVENTO SARA’ DEFINANZIATO”

La risposta del Governo non si è fatta attendere, lasciata al sottosegretario alla Salute Gemmato che ha replicato alle critiche degli scienziati mentre il ministro con delega al Pnrr ha risposto a muso duro all’appello degli scienziati.

Raffaele Fitto ha chiarito che l’Esecutivo non ha applicato alcun taglio alle risorse destinate alla sanità ma, al contrario, ha salvaguardato tutti gli interventi programmati, ed è ora impegnato, insieme alle Regioni, nell’attività di monitoraggio degli interventi per assicurarne la tempestiva realizzazione. Il Governo ha infatti deciso di assicurare la realizzazione di tutti gli interventi previsti, salvaguardando interamente i 3,1 miliardi di euro originariamente stanziati.

‘Nessun taglio alla sanità – ha dichiarato il Ministro Fitto – al contrario, il Governo è fortemente impegnato per garantire ospedali più moderni e più sicuri al Paese. Il nostro sistema ospedaliero rappresenta un valore nazionale che non può essere messo in discussione. E’ necessario ora mappare e monitorare attentamente tutti gli interventi edilizi ospedalieri che le Regioni intendono realizzare nei territori, a seguito della rimodulazione delle risorse avvenuta con il nuovo decreto-legge Pnrr, e sono certo che gli esiti di questa istruttoria dimostreranno la correttezza del percorso intrapreso per garantire una migliore programmazione delle risorse per l’edilizia sanitaria. Anche grazie al rapido e corretto utilizzo delle risorse del Fondo articolo 20, l’Italia potrà modernizzare e mettere in sicurezza i propri ospedali, a vantaggio di tutti i cittadini’, ha concluso il ministro.

MELONI: “I NUMERI DICONO CHE IL FONDO SANITARIO È IL PIÙ DI SEMPRE”

Infine a mettere i puntini sulle ‘i’ ci ha penato la stessa Giorgia Meloni, intervistata da Bruno Vespa. “Sulla sanità – ha detto Meloni – stiamo facendo il massimo possibile, voglio lavorare con le Regioni per aumentare l’efficienza del sistema ma bisogna anche cercare di lavorare guardando al merito delle questioni perché non navighiamo nell’oro. Nessuna opera è stata definanziata, tutto quello che è previsto troviamo il modo di finalizzarlo”.

La presidente del Consiglio, su Rai1, ha aggiunto inoltre che “I numeri dicono che il fondo sanitario nel 2024 arriva al massimo storico di sempre, 134 miliardi. Se volessimo fare un raffronto, negli anni del Covid oscillava tra i 120 e i 122 miliardi, nel 2019 era a 115 miliardi. E quest’anno incide sul Pil per il 6,8%, il rapporto più alto di sempre salvo nell’anno del Covid. Poi abbiamo rifinanziato i piani regionali per l’abbattimento delle liste d’attesa con altri 500 milioni”. Meloni ha poi ribadito che il Governo sta lavorando “su un altro provvedimento sulle liste di attesa, ma non voglio anticiparlo adesso”.

A ragione o a torto, i governatori però sono stati molto chiari e risoluti nelle loro richieste. E poi ci si stupisce se la Meloni vuole piazzare uomini di Fratelli d’Italia alla guida delle Regioni…

Leggi anche: Chi sono i 14 scienziati firmatari dell’appello a  difesa della sanità pubblica

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