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Ilva: no dei 5 Stelle allo scudo penale

Ilva 5 Stelle

I 5 Stelle su Ilva spingono per lo stralcio dello scudo penale con un emendamento al decreto salva-imprese

Sulla strada per l’approvazione del decreto salva-imprese è tornato al centro del dibattito il nodo dell’immunità penale sull’Ilva.

QUESTIONE TUTTA INTERNA AL M5S

È stato firmato da 17 parlamentari del Movimento 5 Stelle un emendamento che chiede la soppressione dell’articolo 14 del decreto dedicato all’ex Ilva, che prevede la reintroduzione dello scudo penale per i manager dell’azienda tarantina, seppure “a tempo” e legato al piano ambientale.

Secondo Repubblica, sarebbe stata l’ex ministra del Sud Barbara Lezzi ad infiammare i senatori pentastellati sul caso Ilva, tanto da convincerli, praticamente tutti, a rivedere il decreto salva-imprese.

Nel pomeriggio di ieri, si erano diffuse due possibili scenari: o lo stralcio della norma sul siderurgico o la questione di fiducia. Alla fine, dopo tre riunioni al Senato con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, in cui non è stata trovata nessuna mediazione, si è optato per rimandare l’esame dell’intero decreto.

RIGETTATA LA SOLUZIONE TROVATA DA DI MAIO

Dunque, il compromesso che aveva trovato Luigi Di Maio ai tempi della guida del ministero dello Sviluppo Economico viene quindi rigettato in pieno dagli eletti del M5S. Anche i deputati del Movimento hanno fatto una nota per dirsi d’accordo con i senatori.

LE CONSEGUENZE

Al governo prevedono come conseguenza l’addio di Arcelor Mittal all’Ilva. Ritengono sempre dal governo, che l’esito sarebbe stato comunque quello: perché l’azienda perde 780 milioni all’anno.

PER ARCELORMITTAL TEMA CHE NON ESISTE

Dell’immunità penale per i vertici dello stabilimento ex Ilva di Taranto è intervenuto anche l’ex ad di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, in commissione Attività produttive della Camera. Per Jehl “È un tema sbagliato, non esiste. Tutti noi siamo responsabili di quello che facciamo. Le regole del gioco che fanno parte della trattativa dall’inizio, dal 2014, però non si possono cambiare a metà partita. Per il gestore attuale ma anche per tutti gli altri, come i commissari che ci hanno preceduto, serve una norma chiara che dica in che quadro possiamo gestire l’azienda”.

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