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La Russa fa pace con Segre (dopo avergli ricordato che il marito si candidò con il Msi)?

Segre

Le rose bianche consegnate da La Russa a Liliana Segre sono un gesto di pacificazione? Forse. Solo poche settimane fa il neo Presidente del Senato aveva ricordato alla Senatrice a vita che il marito Alfredo Belli Pace si era candidato con il Msi…

Ignazio La Russa, eletto Presidente del Senato, ha omaggiato Liliana Segre, che fino a quel momento aveva presieduto la seduta, con un mazzo di rose bianche e un lungo applauso. Un modo per chiedere scusa di quando le ricordò che il marito si era candidato con il Msi, il cui simbolo era una fiamma tricolare.

Quella fiamma che la Segre, accomunandola al fascismo (e alla sua eredità) vorrebbe vedr rimossa dal simbolo di Fratelli d’Italia.

Andiamo per gradi.

L’omaggio di La Russa

Partiamo dai fatti. Lo storico fondatore di Fratelli d’Italia, dopo l’ufficialità della sua elezione a Presidente del Senato, ha consegnato in omaggio un mazzo di rose bianche alla presidente Liliana Segre, che aveva presieduto la seduta. Dopo aver stretto la mano alla senatrice a vita, La Russa ha applaudito a lungo, insieme a tutto il resto dell’Aula, l’uscita di scena della Senatrice.

“Ho voluto, non pro forma, ma come moto sincero dell’animo, omaggiare la senatrice a vita Segre anche con dei fiori, dopo essermi intrattenuto con lei in privato”, ha commentato il gesto il neopresidente.

E ancora, sempre omaggiando le parole della Segre, La Russa, ha ripreso nel suo discorso le parole della Senatrice: “La senatrice Segre ha ricordato tre date e io non voglio fuggire, perché è troppo facile scappare di fronte alle richieste di chiarezza: è stato ricordato il 25 aprile, il primo maggio, il 2 giugno, cui potrei aggiungere la data di nascita del Regno d’Italia, che prima o poi dovremo far assurgere tra quelle celebrate con festa nazionale”, ha detto La Russa.

Un gesto di pacificazione?

Quello delle rose è un gesto di pacificazione? Forse. Certo è un gesto di rispetto per una donna che ha Presieduto la prima Seduta della XIX legislatura e, soprattutto, per una donna che nella vita ha tanto sofferto. La Segre è una sopravvissuta ai campi di concentramento: da giovane venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau.

La Segre e la fiamma tricolore

Proprio la senatrice, di fatto in piena campagna elettorale, aveva chiesto a Giorgia Meloni di rimuovere la fiamma tricolore dal simbolo, perché “eredità fascista”.

“Nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito“, aveva detto la Segre su “Pagine Ebraiche”.

La risposta di La Russa alla Segre

Ad intervenire sulla questione, però, è stato Ignazio la Russa, ricordando alla Segre della candidatura del marito, l’avvocato Alfredo Belli Pace (morto nel 2007), con il simbolo di quella fiamma e del Msi (poi ci ripensò a causa di una grave crisi matrimoniale).

“Con tutto il dovuto rispetto per la signora senatrice Segre che stimo, mi permetto di ricordare a scanso di ogni equivoco che la fiamma presente nel simbolo di Fratelli d’Italia – oltretutto senza la base trapezoidale che conteneva la scritta Msi – non è in alcun modo assimilabile a qualsiasi simbolo del regime fascista e non è mai stata accusata e men che meno condannata, come simbolo apologetico. Spero, inoltre, di non essere irriguardoso nel ricordare che il marito della stessa senatrice Segre, che ho personalmente conosciuto e apprezzato, si candidò con Almirante sotto il simbolo della fiamma con la scritta Msi senza ovviamente rinunciare alla sua lontananza dal fascismo”, aveva detto La Russa.

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