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La vera partita si gioca tra Salvini e Grillo

Tav

I graffi di Damato

Sceso a Roma dalla sua Liguria per partecipare, col solito codazzo di fotografi alla fiera di “più libri più liberi”, avendone peraltro uno in particolare da presentare sulla mafia, Beppe Grillo ha trovato la voglia e il tempo di un incontro riservato con Luigi Di Maio. Che da capo politico del movimento e vice presidente del Consiglio lo rappresenta nel governo gialloverde di Giuseppe Conte.

VERTICE GRILLO-DI MAIO

Di questo incontro, chiamiamolo pure vertice, si è saputa solo la durata: un’ora e mezza, che è il tempo abituale di un pranzo più o meno di lavoro. Ma quello che doveva dire sul governo, sul movimento di cui lui è il garante, l’elevato e quant’altro, sulla convivenza difficile con i leghisti, sulla trattativa con l’Europa per evitare la procedura d’infrazione per debito eccessivo e, più in generale, sulle prospettive politiche, Grillo lo aveva già gridato a modo suo ad un giovanotto che all’appuntamento libraio nella Nuvola di Massimiliano Fuksas gli aveva rimproverato di non essere in quel momento a Torino. Dove si manifestava contro la Tav e le “madonnine” che ne avevano invece sostenuto il mese scorso nella stessa piazza la realizzazione, insieme con altre infrastrutture invise ai grillini.

TAV NO PER GRILLO

In particolare, Grillo aveva apostrofato lo sconosciuto, forse confondendolo lì per lì per qualcuno dei “giornalisti malvagi” dai quali si sente sempre circondato e perseguitato, concedendogli tuttavia alla fine una primizia. O, se preferite, esprimendogli un oracolo, come ai tempi d’oro a Delfi: “La Tav non si farà. Te lo garantisco io”.

Parola di Grillo, insomma, su un tema che è diventato quasi dirimente nel governo. Tanto dovrebbe bastare anche per Di Maio. Non parliamo poi del ministro grillino delle infrastrutture, il ricciuto Danilo Toninelli, che ancora perde il suo tempo con le famose verifiche dei costi e dei benefici, procurandosi peraltro una sfottente vignetta di Vauro Senesi, per Il Fatto Quotidiano, che ha rovinato i rapporti fra l’autore e il direttore Marco Travaglio.

TAV SI’ PER SALVINI

Contemporaneamente, o quasi, e sempre a Roma, i rappresentanti di imprenditori, artigiani e quant’altri ricevuti con tutti i riguardi dal vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini al Viminale, tornato perciò ad essere per qualche ora la sede della Presidenza del Consiglio, come ai tempi di Alcide Gasperi e di Mario Scelba, sentivano tutt’altra musica. Essi raccoglievano cioè l’impressione che Salvini fosse rimasto, col suo partito, favorevole alla realizzazione della linea di traffico commerciale veloce sulle rotaie fra Lione e Torino. E che avrebbe fatto valere questa convinzione nel governo, insieme con altre questioni sollevate dai suoi ospiti.

NELLE MANI DI CONTE

A questo punto, se e quando, e come, il presidente del Consiglio Conte, forte della “procura” ricevuta dai suoi due vice, riuscirà a sottrarre il governo e l’intero Paese alla procedura europea d’infrazione, modificando a dovere al Senato il bilancio appena approvato alla Camera con la fiducia, e soprattutto convincendo gli interlocutori di Bruxelles e dintorni, sarà quanto meno curioso verificare chi dei due – fra Salvini e Grillo – la spunterà sulla Tav. Quale dei due oracoli, o l’oracolo intero di Grillo e il mezzo oracolo di Salvini, risulterà vero. E, infine, nelle mani di quale dei due, sempre fra Salvini e Grillo, al netto del ruolo affidato da quest’ultimo a Conte e a Di Maio, in ordine alfabetico, sia davvero finita l’Italia, almeno per ora.

 

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