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Le commissioni parlamentari in mano alla Lega potrebbero essere il primo terreno di scontro per il Conte Bis. Ecco perché

commissioni parlamentari

Per il Conte 2 qualche problema potrebbe arrivare anche dalle 11 commissioni parlamentari in mano alla Lega. Cosa potrebbe succedere e le vie d’uscita cui starebbero pensando gli alleati di governo

La questione è nota e al centro dei pensieri del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico fin dai primi abbozzi del nuovo governo. Nel momento però in cui il Conte 2 sta per iniziare la sua avventura a Palazzo Chigi il problema diventa ancora più urgente e si inizia a tracciare una possibile via d’uscita: l’ex alleato dei Cinque Stelle, la Lega di Matteo Salvini, presiede ben 11 delle 28 commissioni parlamentari: tra cui la Bilancio della Camera e la Finanze e Tesoro del Senato, essenziali e strategiche per un esecutivo che deve varare – anche piuttosto in fretta – la manovra e la legge di Bilancio.

QUALI SONO LE COMMISSIONI IN MANO ALLA LEGA

Il Carroccio controlla a Montecitorio, come si diceva, la commissione Bilancio con Claudio Borghi, poi – sempre rimanendo in ambito economico – la Attività produttive con Barbara Saltamartini e la Lavoro con Andrea Giaccone. Inoltre presiede la commissione Ambiente, che è guidata da Alessandro Manuel Benvenuto, e la Trasporti, con Alessandro Morelli.

A Palazzo Madama sono invece sei le commissioni in mano alla Lega a cominciare dalla prima, la Affari Costituzionali – dove Pd e M5S insieme non hanno la maggioranza dei membri – con Stefano Borghesi. Poi l’importantissima Finanze e Tesoro che fa capo all’economista Alberto Bagnai, e a seguire Difesa, presieduta da Donatella Tesei, Giustizia, presieduta da Andrea Ostellari, Istruzione guidata da Mario Pittoni – di cui si era parlato per il ruolo di ministro a Viale Trastevere nel Conte 1 -, Agricoltura, con Gianpaolo Vallardi.

GLI AVVISI DEI LEGHISTI

Proprio il presidente della Bilancio di Montecitorio, Claudio Borghi – che insieme al collega leghista della Finanze del Senato, Alberto Bagnai, non le manda certo a dire – era stato il primo ad “avvisare” Pd e M5S quando i due partiti erano alle prese con le consultazioni. “Ricordo a chiunque sognasse governi alternativi che i presidenti di commissione non decadono…” aveva scritto su Twitter per poi tornare sull’argomento il giorno dopo in un’intervista alla Stampa: “Sono pronto a seppellire gli amici del M5S con le leggi che mi hanno bocciato. Cominciamo a settembre dove c’è calendarizzato l’oro degli italiani. Vediamo cosa voterete”.

Una guerra senza esclusione di colpi è stata poi promessa dal senatore del Carroccio Roberto Calderoli – stimato (e temuto dagli avversari) per la sua vasta e approfondita conoscenza dei regolamenti parlamentari. “La Lega è l’unica forza politica in grado di fare davvero opposizione – aveva detto intervistato da Libero -. A Palazzo Madama la maggioranza è risicata e noi controlliamo molte commissioni. Se anche l’esecutivo dovesse nascere, sarà facile metterlo in difficoltà”. Come? Per esempio sotterrandolo “sotto milionate di emendamenti”.

COSA POTREBBE ACCADERE NELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Ma in concreto cosa potrebbe succedere nelle commissioni?

Il presidente dirige i lavori e stabilisce calendario e tempi della discussione e – ovviamente – ha un ruolo molto rilevante nell’ammissibilità degli emendamenti dei provvedimenti. Dunque, può riuscire a rallentare il percorso di un disegno di legge – magari soprattutto nei casi in cui debba arrivare velocemente in Aula – e ad orientare l’approvazione o la bocciatura di proposte di modifica. E qui non si può non pensare alla manovra, su cui di solito arriva in commissione una gran mole di emendamenti.

Le commissioni più “a rischio” in tal senso sono di certo la Bilancio della Camera – che dovrà esaminare in sede referente manovra e legge di Bilancio – e la Finanze del Senato ma anche la Affari costituzionali del Senato, in cui occorre passare per una nuova legge elettorale che il Conte 2 pare sia intenzionato a fare o per interventi sul tema dell’immigrazione, come ha fatto notare lo stesso Calderoli. Per non parlare della commissione Giustizia di Palazzo Madama che sarà chiamata esaminare eventuali modifiche dei decreti Sicurezza.

LE POSSIBILI MOSSE M5S-PD PER DISINNESCARE LA BOMBA

Secondo indiscrezioni di stampa i due nuovi alleati di governo stanno dunque pensando a come evitare che la loro strada si complichi ulteriormente anche per questo motivo.

Per regolamento non si possono sfiduciare o cambiare i presidenti di commissione prima che sia trascorsa metà della legislatura e dunque occorrerebbe pazientare fino a tutto il 2020. Ma se il Carroccio si mette d’impegno – come promesso – non sarebbe di certo una vita facile.

Esiste però la possibilità di appellarsi ai presidenti delle Camere, se un presidente di commissione non collabora allo svolgimento dei lavori o addirittura lo ostacola. Altra possibile exit strategy è quella di far dimettere in blocco tutti i componenti di M5S, Pd e Leu di una data commissione e chiedere in seguito al presidente di Camera o Senato – a seconda dove si trovi la commissione – di ricostituirla e di convocarla per eleggere un nuovo presidente che a questo punto sia espressione della nuova maggioranza di governo.

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