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Mediaset-Vivendi, cos’è e chi vuole la norma anti-scalata

mediaset vivendi

La norma che inizia ora l’iter parlamentare darebbe ad Agcom potere di veto per le scalate in caso di effetti distorsivi del mercato. A beneficiarne Mediaset nello scontro con la francese Vivendi. Si tratta di un segnale di pace per Berlusconi da parte del governo?

Continua lo scontro tra Mediaset e la francese Vivendi per gli assetti societari. Agcom aveva bocciato un tentativo di scalata di Vivendi bloccando il potere di voto su una parte delle loro azioni. Vivendi aveva interpellato la Corte di Giustizia Ue, che ha bocciato la legge italiana (Gasparri) e ha imposto la necessità di mettere mano a un sistema di norme per le tv. Si comincia, dunque, con una norma che inizia ora l’iter parlamentare, che darebbe ad Agcom potere di veto per le scalate se ci sono effetti distorsivi del mercato. E si alza un polverone tra Lega, Forza Italia e governo.

L’EMENDAMENTO

La relatrice del decreto Covid, Valeria Valente (Pd), ha depositato due giorni fa un emendamento per proteggere le aziende italiane televisive ed editoriali. “L’emendamento è condiviso dalla maggioranza e dall’opposizione e nasce dallo stimolo dei ministri Gualtieri e Patuanelli” – lo riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, riportate da Start Magazine.

L’OBIETTIVO

L’obiettivo dell’intervento normativo sarebbe quello di colmare il vuoto lasciato dalla sentenza della Corte di Giustizia Ue sul caso Mediaset-Vivendi attribuendo all’Agcom potere di veto su possibili operazioni. Nel dettaglio (fonte Start), “l’emendamento prevede un regime transitorio di 6 mesi durante i quali, invece di far scattare gli automatismi previsti dal Tusmar (il Testo unico che impone delle soglie di partecipazione a chi opera sia nelle tlc che nei media), l’Agcom potrà avviare un’istruttoria”.

IL TESTO PRESENTATO IN SENATO

“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – prevede il testo depositato in Senato – è tenuta ad avviare un’istruttoria, da concludersi entro il termine di sei mesi dalla data di avvio del procedimento, volta a verificare la sussistenza di effetti distorsivi o di posizioni comunque lesive del pluralismo, sulla base di criteri previamente individuati, tenendo conto, fra l’altro, dei ricavi, delle barriere all’ingresso nonché del livello di concorrenza nei mercati coinvolti”.

LO STIMOLO DELLA CORTE UE

“La disposizione – si legge nella relazione illustrativa – ha lo scopo di intervenire per dare tempestiva attuazione alla sentenza della Corte di giustizia Ue del 3 settembre 2020, C-719-18” che, pronunciandosi nell’ambito dello scontro in atto tra Mediaset e Vivendi, ha bocciato la disciplina prevista dal comma 11 dell’articolo 43 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi, “che vieta a qualsiasi società i cui ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche (Tlc), anche tramite società controllate o collegate, siano superiori al 40% dei ricavi complessivi di tale settore, di conseguire nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic), ricavi superiori al 10% di quelli del Sic in Italia”.

IL PLURALISMO DEI MEDIA

Quella norma, viene spiegato, è “considerata dalla Corte Ue accettabile in linea di principio, ma è stata valutata in concreto inidonea, sotto il profilo della proporzionalità, a perseguire il fine di garantire il pluralismo dei media, giacché fissa soglie di mercato che, non consentendo di determinare compiutamente se e in quale misura un’impresa sia effettivamente in grado di influire sul contenuto delle attività editoriali dei media, non sono indicative di un rischio concreto di influenza sul pluralismo dei media”.

REVISIONE ORGANICA

Un intervento di revisione organica del testo unico sulle telecomunicazioni è già previsto “nell’ambito degli adempimenti europei previsti dalla proposta legge di delegazione europea 2019 attualmente all’esame del Parlamento” ma si è deciso di introdurre una disciplina transitoria, che durerà sei mesi dall’entrata in vigore del decreto Covid, nelle more dell’adozione della nuova legge.

L’AGCOM

La norma transitoria elimina gli automatismi bocciati dalla Corte Ue e introduce l’istruttoria dell’Agcom “qualora un soggetto si trovi ad operare contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e nel Sic, anche attraverso partecipazioni societarie in grado di determinare un’influenza notevole ai sensi dell’articolo 2359, comma secondo del codice civile”. Solo all’esito di tale accertamento in concreto saranno eventualmente adottati dall’Agcom i rimedi previsti dal testo unico sulle telecomunicazioni.

I RISCHI

Senza questa norma transitoria, spiega in conclusione la relazione illustrativa, il rischio sarebbe lasciare un vuoto normativo che crei “un varco a possibili violazioni del pluralismo determinate da eccessi di concentrazioni”, fermo restando che al “pluralismo dei media” è stata di recente estesa la possibilità per il governo di esercitare il golden power.

LA LEGA

Come ha scritto Start Magazine, “I componenti della Lega in commissione Affari Costituzionali al Senato hanno votato contro l’emendamento anti-scalata al dl Covid. E così divampa una polemica politica che coinvolge Mediaset, oggetto del progetto governativo condiviso dall’opposizione – secondo la maggioranza – per questo Forza Italia è stupita del voto leghista”.

IL GOVERNO E BERLUSCONI

Dagospia ha scritto “Fermi tutti! È in corso il più grande favore politico a Berlusconi della storia recente. È stato presentato in senato, proprio dove il governo può essere salvato da Forza Italia, l’emendamento di Gualtieri-Patuanelli per bloccare Bolloré e permettere a Silvio di spuntare centinaia di milioni in più in caso di transazione o vendita a Vivendi. Cosa avrebbe scritto Travaglio se una norma di questo tipo “salva-Berlusconi”. L’avesse fatta un governo diverso da quello Conte? Invece solo un articolo quasi giustificatorio a pagina 13 – e ora per favore non ci parlino più per tutta la vita di conflitto di interessi!”.

IL FATTO

Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio ha scritto: “Un emendamento che la relatrice Valeria Valente del Pd ha presentato ieri sera al decreto Covid in Senato – testo, però, elaborato al Mise da Stefano Patuanelli e benedetto dal collega Roberto Gualtieri e dal premier Giuseppe Conte – serve di nuovo a bloccare per qualche tempo l’assalto dei francesi alla società di famiglia di Berlusconi: a spingere per questa soluzione è anche l’Autorità per le comunicazioni (Agcom), rinnovata in estate all’insegna dell’ennesimo Patto del Nazareno, per così dire”.

LA REAZIONE DI FORZA ITALIA

“La realtà supera la finzione e svela la vacuità di certa retorica politica. In commissione Affari costituzionali del Senato, la Lega ha appena votato contro la norma che difende le aziende nazionali di telecomunicazioni da scalate straniere (caso Mediaset-Vivendi). Matteo Salvini, evidentemente, ha cambiato slogan: da ‘prima gli italiani’ a ‘prima i francesi’”. Lo ha scritto su Facebook il senatore di Forza Italia Andrea Cangini.

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