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Il Patto del Nazareno risorge a Gela

I graffi di Damato sulla riedizione sicula a Gela del cosiddetto Patto del Nazareno con il forzista Micciché esultante per la vittoria di Lucio Greco, candidato Pd-Forza Italia

Nella impossibilità di diffondere i sondaggi che i partiti continuano a commissionare per regolarsi in questa fase finalmente conclusiva della campagna elettorale, cronisti e analisti politici curiosi di quanto potrebbe accadere hanno dovuto accontentarsi dei risultati dei ballottaggi svoltisi domenica nei centri siciliani in cui non erano stati eletti i sindaci al primo turno.

LE AMMINISTRATIVE A GELA

Il Comune maggiormente popolato, e quindi più indicativo del campione elettorale, è quello di Gela: 73 mila abitanti contro i 61 mila di Caltanisetta, i 51 mila di Mazara del Vallo, i 39 mila di Monreale, i 31 mila di Castelvetrano e via discendendo.

Ebbene, a Gela è stata sperimentata con successo la riedizione sicula del cosiddetto Patto del Nazareno stipulato nel  2014 a livello nazionale  fra il Pd di Matteo Renzi e Forza Italia di Silvio Berlusconi. Esso segnò la rottura del centrodestra, già divisosi del resto nella legislatura precedente col Cavaliere schierato col Pd di Pier Luigi Bersani a sostegno del governo tecnico di Mario Monti e il Carroccio decisamente all’opposizione.

IL NUOVO PATTO DEL NAZARENO

Diversamente dall’edizione nazionale, promossa dal Pd per portare avanti un programma di riforme istituzionali d’intesa con chi solo qualche mese prima aveva estromesso dal Senato applicando retroattivamente la cosiddetta legge Severino a causa della condanna definitiva per frode fiscale, l’edizione siciliana è stata promossa dal luogotenente del Cavaliere nell’isola: il presidente dell’assemblea regionale Gianfranco Miccichè. Che ha accettato e rilanciato la sfida lanciata ai forzisti da Salvini con una corsa solitaria indicativa di una tentazione di livello nazionale cresciuta con i guadagni procurati al leader leghista dalla improvvisata convivenza al governo con i grillini.

Miccichè, che sembra avesse faticato a convincere Berlusconi ad accettare la sfida di Salvini, ha visto una vittoria personale nell’elezione di Lucio Greco a sindaco di Gela col 52,5 per cento, e l’appoggio del Pd, contro il leghista Giuseppe Spada. E l’ha interpretata senza mezzi termini come la prova che la salvezza di Forza Italia stia più nella capacità di raccordarsi al Pd che nella confluenza a tappe nella Lega perseguita dal governatore azzurro della Liguria Giovanni Toti.

IN BARBA DELLA LEGA

In verità, il piddino Calogero Spaziale ha cercato di ridurre la portata dell’operazione di Gela sostenendo ch’essa è stata possibile solo con una parte minoritaria del partito berlusconiano. E indicando come prova l’appoggio fornito dalla deputata forzista Giusi Bartolozzi al candidato leghista Spada.

Miccichè tuttavia continua a immaginare una proiezione nazionale di Gela, promossa a “modello” dal Foglio con un compiacimento per niente nascosto. E ha rinfacciato al leghista più alto in grado in Sicilia, Alessandro Pagano, che aveva liquidato come “incartapecorita” Forza Italia, di avere schierato il Carroccio a Caltanisetta con i grillini per far vincere al loro candidato il ballottaggio. Ciò ha figurativamente riconciliato i due vice presidenti del Consiglio che a Roma se le dicono e se le danno di tutti i colori, ma riprenderanno dopo il 26 maggio a “camminare in coppia come i due coglioni”, ha detto Miccichè col linguaggio non certo britannico che lo distingue.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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