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Perchè Di Battista ce l’ha con Grillo

Di Maio Di Battista Draghi

Mentre Calenda trova ancora un suo spazio in questa campagna elettorale lampo, Di Battista manda a quel paese Grillo…. 

Dalla “mezz’ora in più” di Lucia Annunziata ai “30 minuti al Massimo” dell’omonimo direttore della Stampa Giannini. Evidentemente Carlo Calenda preferisce le trasmissioni a  tempo, diciamo così, per le sue epifanie. La prima volta, domenica scorsa, volendo chiudere la partita del centrosinistra con Enrico Letta. La seconda volta, ieri, per tornare sulla “cavolata” del segretario del Pd troppo aperto ai rossoverdi e definire “il terzo polo” in arrivo, che egli sta trattando con Matteo Renzi, “un argine anti-destra” più adeguato alle circostanze di questa campagna elettorale per il rinnovo anticipato delle Camere.

“Commedianti”, ha gridato dal Giornale di famiglia Silvio Berlusconi in persona, che pure aveva fatto offrire nei giorni scorsi ad uno dei due, Renzi, l’ex “royal baby” inventatosi a suo tempo da Giuliano Ferrara, un bel pò di candidature nel centrodestra per risparmiargli una corsa elettorale da solo, a rischio di naufragio sotto la soglia del 3 per cento dei voti. “Non fatevi fregare, questi sono del Pd”, ha gridato Libero a causa della comune provenienza di Calenda e Renzi.

“Calenda gonfiato”, ha titolato la Verità di Maurizio Belpietro in sintonia non nuova col Fatto Quotidiano, che l’ha messa al plurale per accomunare Renzi. “Palloni gonfiati”, ha scritto Marco Travaglio nell’editoriale di giornata. Gonfiati dal solito sistema mediatico interessato a falsare persino l’aritmetica.

In particolare, Travaglio se l’è presa con Sky, che diffondendo un sondaggio da cui risultano “destre al 49,1 per cento, centrosinistra al 27,4, Movimento 5 Stelle all’11 e, fanalino di coda, Azione-Iv al 4,8”, ha indicato come “terzo polo” quello di Calenda e Renzi, in realtà quarti ed ultimi.

I numeri sembrano in effetti dare ragione a Travaglio. Ma proprio sotto le cinque stelle Beppe Grillo dal suo blog in un quarto d’ora di sarcasmo, ripescando un proprio intervento del 2018 al raduno nazionale del Circo Massimo di Roma, ha raccomandato di “non prendersi sul serio”. Come ha forse fatto anche Travaglio con l’11 per cento attribuito a Conte e a ciò che gli è rimasto in mano, o fra i piedi, del 33 per cento delle elezioni di quattro anni e mezzo fa. Un 11 per cento, peraltro, che non può più contare sulla risorsa inseguita per un po’ dallo stesso Conte strizzando l’occhio ad Alessandro Di Battista. Che ha appena mandato a quel posto il  “padre padrone” Grillo per gli ostacoli opposti  ad un suo rientro nel movimento con tanto di candidatura al Parlamento.

Nell’occasione gli ha anche rinfacciato la partecipazione alla vicenda non cristallina della elezione, a suo tempo, di Luigi Di Maio a capo del movimento, quando le preferenze della base sembravano favorevoli a lui, Di Battista, Dibba per gli amici, presosi evidentemente troppo sul serio.

Temo che il giovanotto appena rientrato da  un reportage in Russia, più che candidarsi al Parlamento potesse solo aspirare ad entrare nell’album delle figurine degli zombie, traditori ed altri inventatosi da Grillo. Se già non vi si trovava,  visto che di quell’album il comico genovese ha diffuso solo la copertina e la prima pagina, o poco più, delle immagini da coprire con le apposite figurine.

 

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