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Perché la Lega vuole il Ministero dell’Agricoltura (oltre al Viminale)

Salvini

La Lega vuole uno dei “suoi” (se non proprio Salvini) al Ministero dell’Agricoltura. L’occasione di riscatto per Salvini

Il Consiglio federale della Lega fa quadrato attorno alla figura del suo leader, Matteo Salvini, che però si mette a disposizione del Paese e, in risposta ai tanti esponenti, da Giorgetti a Molinari, che premono affinché lui torni al Viminale, lui sostiene: “Farò quello che serve per il Paese”.

Una dichiarazione che apre le porte anche ad eventuali cariche in dicasteri di “seconda fascia”, come quello dell’Agricoltura (che per la Lega non è di seconda fascia).

Il Consiglio federale

Ufficialmente, nel corso del Consiglio federale della Lega di ieri, non si è parlato di nomi, ma solo di caselle. Ovviamente il Viminale è in cima ai desideri e alle aspirazioni di Salvini, ma sono vari i dicasteri su cui la Lega ha posato i suoi occhi: Giustizia, Infrastrutture, Affari regionali e le Politiche agricole. Anche se nomi ufficialmente non ne sono stati fatti, è chiaro che, quando si parla di giustizia in casa Lega si pensa subito all’avvocato Giulia Bongiorno. Quando, invece, si affronta il tema infrastrutture il riferimento a Edoardo Rixi è più che evidente. Gli Affari Regionali, ovviamente, servono ai leghisti per ottenere l’approvazione dell’autonomia differenziata. All’agricoltura potrebbe tornare Gian Marco Centinaio o, addirittura, finirci lo stesso Matteo Salvini, rappresentando per il leader leghista un importante terreno di riscatto.

La Lega e l’Agricoltura

L’Agricoltura è, infatti, un settore chiave del Nord-Italia. Non è un caso che la Lega, ogni qual volta è stata in maggioranza, ha sempre cercato di inserire un suo uomo. Gian Marco Centinaio, nella scorsa legislatura, è stato ministro delle Politiche agricole sotto il primo governo Conte, quello ‘gialloverde’, e sottosegretario nel governo Draghi.

Prima di lui, nel biennio 2008-2010, fu Luca Zaia a ricoprire il ruolo di ministro dell’Agricoltura e ad occuparsi del problema delle ‘quote latte’.

Settore agricolo: importante bacino elettorale della Lega

È nella Pianura padana che la Lega è nata e si è diffusa. È lì, dove pullulano le più grandi aziende agricole italiane, che il Carroccio detiene il suo bacino di voti più importante. Meglio, deteneva. Anche in queste regioni, infatti, Salvini ha perso voti, cedendo lo scettro a Giorgia Meloni. Chiaro l’obiettivo del leader della Lega: il Ministero delle Politiche agricole potrebbe aiutare il partito a riconquistare i voti persi.

Il successo di Giorgia Meloni con Coldiretti

Certo, non sarà facile. La prima uscita di pubblica di Giorgia Meloni, dopo svariati giorni di silenzio, è stata proprio al villaggio di Milano della Coldiretti, dove è stata accolta con un’ovazione. Lì è diventato palese che, ora, gli agricoltori vedono lei come vero interlocutore principale e non Salvini. Stesso discorso vale anche per la Cia, la Confederazione italiana agricoltori che vanta oltre 90mila iscritti.

Non solo riscatto (dell’elettorato). I temi migranti e Pnrr

Ottenere l’Agricoltura, significa per la Lega avere un’alternativa valida al ministero dell’Interno anche per altri due motivi. Il primo è che il tema migranti è scemato molto nell’agenda politica rispetto al biennio 2018-2020 e non è detto che stare al Viminale porti immediatamente a una risalita nei sondaggi. Anzi, forse, potrebbero essere maggiori i grattacapi.

Il secondo è che il dicastero dell’Agricoltura è uno dei maggiori beneficiari dei fondi del Pnrr. L’Unione Europea ha deciso di concentrare le sue risorse sulla transizione digitale, sulla transizione energetica e sulla transizione ecologica. In tutti e tre i casi l’agricoltura è uno dei settori più coinvolti in questa svolta green che dovrebbe cambiare il volto dell’Italia e dell’Europa.

 

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