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Perché la ripresa economica parte dalle infrastrutture. Intervista a Donati (Ance Giovani Lazio)

Donati Ance Giovani Lazio

L’intervista alla presidente di Ance Giovani Lazio Angelica Donati sul ruolo delle infrastrutture nella ripresa italiana post pandemia

Nel 2020 il comparto delle costruzioni ha visto, secondo alcuni dati Ance, un crollo degli investimenti in infrastrutture pari al 10%. Ma le nuove tecnologie pongono al centro della ripresa italiana (e non solo) proprio le infrastrutture. Policy Maker ha intervistato Angelica Donati, presidente di Ance Giovani Lazio.

Presidente, può spiegarci che ruolo hanno le infrastrutture nella ripresa italiana post pandemia?

Le infrastrutture svolgono un ruolo fondamentale nelle economie di tutti i Paesi. Non potremmo mai immaginare una società moderna senza strade, ferrovie, porti, reti elettriche, idriche o banda larga per la connessione internet. Investire nelle opere pubbliche comporta una migliore qualità di vita per tutti noi e consente di colmare l’annoso gap infrastrutturale tra Nord e Sud.

In che modo?

Come nel secondo dopoguerra, le infrastrutture possono e devono essere volano di ripartenza dell’economia italiana, per la forte ricaduta positiva sull’indotto (ogni euro speso in costruzioni ha un moltiplicatore di 3,5), e perché per un Paese come il nostro – un esportatore netto con una geografia complessa – è essenziale avere collegamenti all’altezza dei fabbisogni delle nostre aziende e dei loro lavoratori.

Come giudica il Pnrr presentato dal governo alla Ue?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ribadisce la centralità di concetti come economia circolare, mobilità elettrica, digitalizzazione, infrastrutture intelligenti ed energia green che restano le priorità del mondo post Covid-19 e diventano sempre più leve per il rilancio economico del Paese. Il Pnrr è dunque lungimirante ed efficace e sembra essere in grado di sostenere le imprese e capace di fornire risposte al Paese in termini di occupazione, rilancio e soprattutto semplificazione della burocrazia.

Perché e in che modo può fare la differenza?

Il Pnrr non è l’unico strumento per uscire dalla crisi, ma è sicuramente uno dei più rilevanti, non solo per le ingenti somme stanziate ma anche – anzi soprattutto – perché ha l’obiettivo di rendere l’Italia più moderna, competitiva e attrattiva, allineandola agli standard europei e ponendo le basi per una crescita sostenibile e di lungo periodo.

Quali sono stati i peggiori danni prodotti dalla pandemia nel settore delle costruzioni?

Il comparto delle costruzioni ha visto nel 2020, secondo alcuni dati Ance, un crollo degli investimenti in costruzioni pari al 10%. Ma il danno più grosso è quello legato alla catena dei valori, le cui fragilità sono diventate evidenti con la pandemia.

Infatti, nonostante la forte ripartenza registrata nel 2021, il settore delle costruzioni rischia ora di fermarsi per le grosse problematiche legate alla forte inflazione delle materie prime a partire dal ferro.

Quali sono le tecnologie che possiamo considerare fondamentali per lo sviluppo e la modernizzazione del settore?

La tecnologia e l’innovazione digitale sono il motore per una rapida crescita del settore delle costruzioni, soprattutto in questo periodo. Non possiamo pensare ad una ripartenza sostenibile nell’ottica del Green New Deal europeo, che ci impegna ad abbassare del 55% le emissioni entro il 2030, senza puntare su logiche di industria 4.0.

Qualche esempio?

Il Proptech, ovvero le tecnologie innovative per l’ambiente costruito, potrà portare sicuramente ad una maggiore velocizzazione dei processi e dei sistemi, ma anche ad un’efficienza sempre maggiore. La transizione digitale, protagonista della quarta rivoluzione industriale, abbraccia molti settori: nel concetto di Proptech rientrano infatti anche le città e gli edifici intelligenti, la sharing economy applicata al real estate, l’industria delle costruzioni (contech) e la finanza.

In questo nuovo modello possono essere inclusi anche il co-working che sta rivoluzionando il settore degli spazi per uffici e il co-living che offre nuovi ambienti al mercato residenziale.

Come sta Roma e quali sono i progetti in corso?

Se nella prima stesura del Recovery erano previsti 10 miliardi per la città di Roma, in quello presentato in Parlamento da Draghi gli interventi puntuali per la capitale sono ridotti a quelli per il Giubileo del 2025 (500 milioni) e per raddoppiare gli studios di Cinecittà (300 milioni di euro).

Un Pnrr che dimentica Roma quindi?

Con grande disappunto ho appreso che ad oggi alla città di Roma sono destinati pochi fondi anche nei “contenitori” delle varie missioni: ritengo, invece, che la Capitale debba essere reinserita nel circuito europeo come capitale italiana e culturale, e che questo momento di ripartenza post pandemica possa dare lo slancio ideale per farlo. A mio avviso è dunque necessario attribuire grandi investimenti per rilanciare il turismo e in generale l’economia di Roma.

Come presidente di Ance Giovani regionale, può dirci a cosa sta lavorando?

Il nostro lavoro, in questo momento, ha come focus la valorizzazione del gruppo e del territorio. Il periodo storico che stiamo vivendo non ci permette di realizzare convegni ed eventi in presenza, caratteristica che da sempre ci contraddistingue. Tuttavia, abbiamo continuato a lavorare all’ampio tema della digitalizzazione con lo scopo di ampliare la nostra capacità comunicativa e modernizzare il nostro modo di portare avanti le attività di gruppo con lo stesso impegno e gli stessi risultati di sempre.

Speriamo a breve di poter riprendere le attività in presenza, con un convegno dedicato alle infrastrutture della nostra regione, tema che abbiamo molto a cuore.

In quanto delegata all’internazionalizzazione cosa può dirci sulla proiezione di Ance fuori dai confini italiani?

In un mondo in costante evoluzione, e in cui la globalizzazione è il primo driver per l’economia, per noi imprenditori italiani essere inseriti in un contesto europeo e nelle logiche internazionali è fondamentale. Spesso, infatti, dall’estero arrivano buone pratiche che per noi fungono come esempio da imitare nella nostra attività quotidiana di imprenditori.

La pandemia ha ovviamente creato molti ostacoli…

Inevitabilmente in quest’ultimo anno le nostre iniziative sono state prevalentemente legate al territorio italiano ma con la ripartenza delle attività internazionali contiamo di riprendere a viaggiare e a confrontarci in prima persona con associazioni e imprenditori degli altri paesi europei e non solo.

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