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Perché questa legislatura rischia di cadere entro un anno. Parla Pisicchio

Meloni Salvini Berlusconi

La XIX legislatura parte con il litigio, in via di ricomposizione, tra Meloni e Berlusconi. Ne abbiamo parlato con il prof. Pino Pisicchio

La XIX legislatura ha mosso i primi, incerti, passi con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. In quest’ultimo è andato in scena uno “psicodramma”, Ignazio La Russa è stato eletto con i voti della minoranza e senza i voti di Forza Italia. Un riflesso dei dissidi che intercorrono tra il Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sulla formazione del nuovo Governo. A gettare benzina sul fuoco l’elenco di aggettivi offensivi (supponente, prepotente, arrogante, offensiva) rivolti alla leader di FdI che il Cavaliere ha tenuto davanti a sé in Aula a favore di fotografi. Un inizio scoppiettante per una maggioranza che dovrà trovare un accordo per varare il nuovo esecutivo.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con il prof. Pino Pisicchio, ordinario di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma e, in passato parlamentare con, tra gli altri, DC e Margherita.

Al Senato Ignazio La Russa è stato eletto senza i voti di Forza Italia e con i voti della minoranza, alla Camera è stato eletto Fontana con 15 voti in meno rispetto alla maggioranza. La maggioranza scricchiola?

Io sono del parere, in ragione di un’esperienza articolata di 30 anni di vita parlamentare, che il balsamo più tenace di tutti gli altri è rappresentato dal potere che lenisce tutte le ferite e aggiusta tutte le fratture. Alla fine quello che può apparire anche un momento di grande disagio viene guarito dal potere.

Con il litigio Meloni – Berlusconi questa legislatura non nasce sotto i migliori auspici.

No, direi di no. Per un certo aspetto rischia di somigliare molto alla legislatura precedente quando non partivamo da una maggioranza omogenea, il Governo non si è formato prima di giugno passando anche per il rischio di un governo di scopo con Cottarelli per tornare a elezioni. La XIX legislatura nasce con una maggioranza definita, nel Parlamento bonsai dopo la sciaguratissima riduzione del numero dei parlamentari, taglio operato senza criterio e senza incastonaro in una riforma più ampia. La maggioranza può giovare di un premio di maggioranza consistente: circa il 15% in più rispetto ai consensi alla Camera e un più 13% al Senato. Ciononostante ci sono crepe, c’è ancora il maledetto vizio del negoziato ad oltranza. Inoltre la composizione di Camera e Senato risentono di una legge elettorale bislacca e priva di logica, soltanto piegata alla volontà di cooptare gli amichetti e le amichette dei compilatori della legge.

E anche molto complicata, se posso aggiungere.

 Guardi io sono professore ordinario di diritto pubblico comparato e mi considerano un esperto di leggi elettorali. Le posso assicurare che è fatta così male che non c’è nulla da spiegare. È governata dall’effetto flipper e dalla casualità. Le aggiungo un altro dato. Lei deve considerare che in tutte le legislature che vanno dalla caduta della Prima Repubblica al 2018 noi abbiamo avuto un turnover parlamentare pazzesco che è andato dal 65 al 70%, basterebbe questo per dire che il Parlamento non funziona perché sono tutte persone nuove. In questa legislatura abbiamo avuto un turnover più ridotto, al Senato non siamo andati oltre il 52%. Questo le fa capire come la cura posta dai compilatori delle liste è stata quella di sistemare chi già c’era. Per esempio nella mia Regione, in Puglia, è arrivata una simpatica candidata dalla Campania che ha occupato tutti i primi posti, perché era necessaria la garanzia dell’elezione. Questo meccanismo è stato applicato ovunque. Per la prima volta dopo tanti anni si riduce il turnover proprio quando il Parlamento viene a essere ridotto e si apre una stagione nuova e bisognava aspettarsi un turnover più forte.  Priorità del nuovo governo dovrebbe essere cambiare questa legge, basta questa schifezza della cooptazione. Io ho fatto una petizione popolare con cui chiedo al Parlamento di modificare la Legge elettorale che è incostituzionale sulla base di due articoli: il 48, che sancisce la libertà del voto, e in questa legge elettorale il voto non è libero perché non era possibile slegare il voto dell’uninominale dal proporzionale, e l’articolo 67, quello che afferma il principio dell’assenza di vincolo di mandato, e in questo caso l’eletto non risponde più al corpo elettorale ma al suo “padrone”, a chi l’ha messo in lista.

Abbiamo letto che per capire chi ha votato La Russa bisogna guardare alle presidenze di Copasir e Rai… Secondo lei è così?

È una chiave di lettura utile perché queste sono presidenze che per consuetudine vanno all’opposizione e quindi, dato che comunque vanno votate, chi ha i numeri è sempre la maggioranza. D’altro canto va considerato che Calenda e Renzi hanno sempre proclamato il loro diritto di avere le mani libere e di non essere schierati nell’uno o nell’altro campo. Quale altro momento più utile se non questo? In fondo questa loro posizione è una posizione che sia che effettivamente vadano in soccorso del vincitore sia che non ci vadano comunque rappresentano un polo di deterrenza molto forte nei confronti degli alleati della Meloni. Come cantano i Maneskin, se non state “Zitti e buoni” ho il piano B. Come diceva un politico noto negli anni della Prima Repubblica, “A pensar male si fa peccato ma spesso si azzecca”.

Secondo lei questa deterrenza può bastare a far rientrare i malumori di Forza Italia e a far deporre le armi a Meloni e Berlusconi? Oppure cosa serve?

Secondo me questa deterrenza basta, si ricompatterà tutto perché, come dicevo in apertura, il potere è un bel lenimento. Però non metterei la mano sul fuoco sull’avvenire radioso di questa legislatura.

Per quali ragioni?

Prima di tutto questo è il periodo più disgraziato della storia della Repubblica. Abbiamo avuto il Covid, poi questa maledetta guerra dei russi contro l’Ucraina. Nell’ultimo anno e mezzo, però, abbiamo avuto Mario Draghi che ha messo la sua personale reputazione al servizio del paese, riuscendo a occupare uno spazio politico internazionale straordinariamente importante, quello del dopo Merkel, divenendo un punto di equilibrio importante. Quindi l’Italia, dopo tanto tempo, è tornata ad essere una delle tre grandi d’Europa con Mario Draghi, un grande leader di tutti. Schulz non può essere paragonato alla Merkerl perché è un leader con molte difficoltà politiche e di leadership, Macron non è un personaggio di secondo livello ma ha guai grossi in casa perché non riesce ad avere una maggioranza omogenea che lo sostiene. Ora senza Draghi retrocediamo.

Quindi cambia la nostra rilevanza internazionale?

La Meloni ha sicuramente un’amicizia con gli americani perché storicamente gli americani hanno avuto un buon rapporto anche con la destra più estrema. La sua reputazione però non è la stessa in Europa, dove noi abbiamo i più grossi interessi. Quindi retrocediamo, torniamo a essere l’Italietta, siamo in una posizione intermedia tra la Grecia e la Spagna. E questo mi addolora, al di là del fatto che mi stia simpatica o meno la nuova capa del Governo, perché l’Italia è la mia patria. Poi tenga conto che questa difficoltà sarà affrontata da una classe dirigente molto modesta. Per poter riuscire a varare il Governo Giorgia Meloni deve riuscire a ricomporre le turbe e le richieste di tutti.

Secondo lei è ipotizzabile un governo Meloni senza rappresentanti di Forza Italia e solo con l’appoggio esterno di Berlusconi?

Non credo proprio. Sarebbe decretare la fine della legislatura. E, per inciso, io credo che questa legislatura durerà 1 anno, al massimo 1 anno e mezzo. Se Meloni e Berlusconi non dovessero riappacificarsi e dovesse esserci un appoggio esterno di Forza Italia tra sei mesi stiamo a votare. A meno che tutto questo non preluda a uno sfascio generale per cui ancora una volta dobbiamo fare ricorso a un governo di unità nazionale. Io francamente cercherei di evitare. Perché in questo modo non cresce più nessuno.

L’elezione di un presidente della Camera che in passato ha sposato posizioni filoputiniane sposta l’asse della maggioranza che dovrà esprimere il governo? O, invece, è una buona notizia che non abbia trovato posto tra i banchi dell’esecutivo? 

Se la sua posizione fosse così pericolosa lo sarebbe ancor di più come numero tre della Repubblica perché ha una posizione di rilievo assoluto dal punto di vista costituzionale. In politica le parole dovrebbero essere pesanti come pietre, invece mi sono accorto che non è così. Devo dire che non conosco molto il nuovo Presidente della Camera, l’avevo conosciuto per via di posizioni neo conservatrici su tematiche legate alla famiglia, alle unioni civili, qualcuno dice anche abbia espresso posizioni velatamente omofobe. Invece gli ho sentito dire che sarà il difensore delle minoranze, beh mi fa piacere è stata un’evoluzione repentina. Da come ha calcato la mano su questi concetti credo volesse presentare una sorta di riparazione e adesso immagino che esprimerà anche posizioni anti russe. Purtroppo in una politica che non attribuisce alle parole un significato pieno e univoco vale solo un principio: “con la Francia o con la Spagna purché se magna”

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