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Quando riaprirà il gioco pubblico? Aperte le scommesse

gioco pubblico

Il sottosegretario al ministero dell’Economia, Claudio Durigon promette notizie a breve. E già il comparto del gioco pubblico guarda oltre, alle nuove norme regionali che di fatto costringerebbero alla chiusura gli operatori

 

Per le associazioni di categoria del gioco pubblico, il solo a compiere un azzardo è il governo, che costringe le sale a una chiusura da circa 300 giorni, stante anche la ‘dimenticanza’ del settore nel decreto riaperture. Poco fa, però, è arrivato un primo segnale incoraggiante da parte dell’esecutivo.

RIAPERTURE DEL GIOCO PUBBLICO, A GIORNI NEWS?

«Stiamo ragionando sulla possibilità di far rientrare nel prossimo dpcm una data conclamata di riapertura» per il settore del gioco pubblico. «Stiamo cercando di qualificarla nel contesto dei ristoranti al chiuso». «Spero che nei prossimi giorni avremo delle notizie importanti che possono dare risposte su questo». Lo ha affermato alcuni minuti fa il sottosegretario al ministero dell’Economia, Claudio Durigon, intervenendo al webinar organizzato da Acadi sul gioco pubblico.

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IL LAZIO OSTILE AL GIOCO PUBBLICO

Ma come se non bastassero le chiusure della pandemia, che di fatto hanno protratto il lockdown per l’intero comparto a ormai 290 giorni (vengono contati nella pagina di Ati Gioco Lecito), sulle sale scommesse e sui bar del Lazio grava come una spada di Damocle una modifica alla legge regionale 5 del 2013, che introduce anche per gli operatori del settore già operano sul territorio, l’obbligo di fare i bagagli altrove se si trovano a meno di 500 metri da un luogo ritenuto sensibile, non solo scuole, ma anche chiese e ospedali.

Leggi anche: Non si litiga solo sul coprifuoco, le riaperture scontentano un po’ tutti

Così facendo, però, secondo i calcoli delle associazioni di categoria si inibirebbe il 97% del territorio regionale. Già nel 2021 potrebbero essere espulsi dalla Regione tra 4.500 e 4.750 esercizi. «Il comparto sa che una volta superata la prova pandemia», ha detto al Messaggero Geronimo Cardia, presidente di Acadi, «dovrà confrontarsi di nuovo con temi radicali e strutturali come quello della cosiddetta “questione territoriale” che riguarda molte regioni italiane ed i relativi distanziometri che per i parametri urbanistici che presentano (numero di metri di interdizione, tipologie di luoghi sensibili) anziché razionalizzare e ridurre l’offerta di gioco di Stato di fatto ne impediscono l’esistenza sulla sostanziale totalità dei territori, chiedendo anche alle realtà preesistenti di fare le valige. Ciò», aggiunge Cardia, «riguarda la Regione Lazio, ma anche la Regione Piemonte, come si vede dal dibattito di questi giorni ma anche l’Emilia Romagna o ancora la Provincia di Bolzano».

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