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Scintille fra Conte e Di Maio

Conte Di Maio

I Graffi di Damato sullo stato attuale dei rapporti tra il premier Conte e Luigi Di Maio dopo il gelo durante l’informativa sul Mes a Montecitorio

Dalla lontana Londra — per sua fortuna, dato che a Roma avrebbe fatto ridere l’uditorio, specie dopo il gelo che li ha clamorosamente divisi nell’aula di Montecitorio durante l’informativa e il dibattito sul meccanismo europeo di stabilità — il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto che con Luigi Di Maio “si sente quotidianamente e non c’è alcuna divisione”: un Di Maio, si presume, in veste sia di ministro degli Esteri, sia di capo della “delegazione” grillina nell’esecutivo sia di capo, ancòra, del Movimento 5 Stelle. Che è — per chi lo avesse dimenticato consultando i risultati di tutte le elezioni parziali o locali svoltesi nell’ultimo anno in Italia — il maggiore partito della coalizione governativa e, più in generale, del Parlamento eletto il 4 marzo 2018 per la sua diciottesima edizione, o legislatura.

A LONDRA CONTE HA ASSICURATO DI ESSERSI CHIARITO CON DI MAIO

Sempre da Londra, a “colloquio” con l’inviata del Fatto Quotidiano Paola Zanca, incaricata di seguirlo nella missione per il vertice della Nato, Conte ha assicurato di essersi “chiarito” con Di Maio, tanto critico sul cosiddetto fondo europeo salva-Stati da non averne condiviso e tanto meno applaudito la relazione informativa alla Camera. E deve essersi chiarito a tal punto da avergli già concesso — parole virgolettate nel titolo del  giornale diretto da Marco Travaglio — di “lavorare per il rinvio sul Mes”. Che non è una marca di sigarette ma l’acronimo del già citato meccanismo europeo di stabilità.

MENTRE A ROMA DI MAIO…

A Roma, tuttavia, mentre Conte cercava di spegnere l’incendio, per quanto metaforico, esploso nella sua maggioranza gialloverde sui rapporti con Bruxelles e, più in generale, sul modo in cui stare o rimanere nell’Unione Europea, dalla quale invece a Londra hanno deciso di uscire, si alzavano altre fiamme dal maggiore partito di governo. In particolare, Di Maio, forse forte proprio del “chiarimento” vantato in Gran Bretagna da Conte, ha ribadito la “centralità” del suo movimento, “ago della bilancia” — ha spiegato — anche per sciogliere il nodo del fondo europeo salva-Stati. Che non può essere accettato e tanto meno firmato dal governo italiano senza preventive o contemporanee contropartite in materia di unione bancaria e di assicurazione sui depositi, in una logica di “pacchetto”.

L’annuncio, avvertimento e quant’altro di Di Maio — affidato a Facebook e prontamente condiviso dal l’amico e insieme concorrente Alessandro Di Battista, oggi in aspettativa come ex deputato ma destinato probabilmente a prenderne il posto come capo se Beppe Grillo non riuscirà a contenere o governare il pur “magico” caos che, parole sue, è “nella natura” del Movimento 5 Stelle — ha forse riaperto speranze di implosione della maggioranza gialloverde nella Lega di Matteo Salvini e dintorni, ma ha provocato ulteriore allarme nel Pd. Il cui capogruppo alla Camera Graziano Delrio ha letteralmente gridato in una intervista a Repubblica: “Di Maio ci ricatta”. E si riferiva anche ad altri contenziosi aperti nel governo, come quello della prescrizione, che il segretario del Pd in persona, Nicola Zingaretti, ha diffidato dall’abolire dal mese prossimo dopo la sentenza di primo grado, come stabilito dalla cosiddetta legge spazzacorrotti in vigore, senza avere prima concordato il modo di accelerare veramente i processi per evitare che un cittadino, magari anche assolto nel primo giudizio con una sentenza contestata in appello dall’accusa, rimanga o diventi un imputato a vita.

 

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