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Serie A, cosa c’è dietro le dimissioni di Dal Pino. Ora Lotito ha la maggioranza

Paolo Dal Pino Serie A

I club sono divisi da tempo tra chi sta ancora con la Figc di Gravina e chi con Claudio Lotito. E Dal Pino, finito in minoranza, lascia la Serie A e vola in America

Tanto tuonò che piovve. Paolo Dal Pino non è più il presidente della Lega Serie A. Ufficialmente, si parla di ragioni familiari, dato che il dirigente lombardo ha la sua famiglia a Los Angeles, essendo contemporaneamente anche Amministratore delegato della società tlc Telit.

PERCHÉ DAL PINO LASCIA LA SERIE A?

Ufficiosamente, è assai probabile che a spingere Dal Pino ad abbandonare la Serie A per tornarsene negli States sia stata la sfiducia nei suoi confronti da parte della maggioranza dei presidenti dei club. La sua poltrona traballava almeno da dicembre, quando peraltro si era ufficiosamente già aperta la corsa per sostituirlo. Il casus belli sarebbe stato il voto segreto da parte dei club fatto convergere su Gaetano Blandini nella elezione di consigliere indipendente, candidato di Lotito sfavorendo così il candidato di Dal Pino, Ezio Simonelli.

A tutto questo si aggiungono le resistenze manifestate dai presidenti delle squadre maggiori a uniformare lo statuto ai principi informatori del Coni (che prevedono tra l’altro la maggioranza semplice, e non qualificata, per le delibere), con la Figc che ha dato tempo fino al 15 febbraio per adeguarsi, minacciando il commissariamento.  Del resto, da tempo si pone il problema che siano le teste di serie a prendere le decisioni facendo cartello, a discapito dei club più piccoli, lasciando la collegialità un principio mai davvero espresso. E l’interventismo di Dal Pino, che pareva genuinamente convinto di cambiare il gioco, era piaciuto a pochi.

L’AMARO ADDIO DI DAL PINO

Lo si intuisce perfino leggendo il comunicato stampa con cui Dal Pino formalizza la decisione di lasciare la presidenza della Serie A: “Ho provato a proporre idee e innovazione in un contesto resistente al cambiamento. Sono orgoglioso di aver lavorato con una strettissima unità di intenti con la FIGC e ringrazio il Presidente Federale Gabriele Gravina, gentiluomo, amante di questo sport e guida ispirata del calcio italiano e dei principi di correttezza e lealtà sportiva con cui ho condiviso due anni di battaglie fianco a fianco per sopravvivere alla pandemia e per cercare di rilanciare il calcio italiano in mezzo ad infinite difficoltà esterne ed interne”.

CHE SUCCEDE ORA NELLA SERIE A?

Lunedì 7 febbraio si terrà un’Assemblea straordinaria, che con ogni probabilità deciderà subito la data per le nuove elezioni. Il patron della Lazio ha bisogno di 14 preferenze per imporre un suo uomo, ma al momento non le ha e deve comunque fronteggiare la crescente ostilità di Milan, Roma, Torino e delle altre contro. Quel che è certo, è che finché la Lega resterà un’associazione non riconosciuta, in cui gli amministratori rispondono con il proprio patrimonio, nessun presidente avrà la forza, e l’interesse, a mettersi contro i club. E i club non hanno alcuna intenzione di trasformarla in una Srl, perdendo il loro potere.

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