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Stoltenberg non guidi più la Nato, meglio Mario Draghi. Parla il gen. Tricarico

Gen. Leonardo Tricarico

Secondo il gen. Leonardo Tricarico la Nato ha sbagliato i tempi nella guerra Russia-Ucraina e Stoltenberg deve essere sostituito, magari da Mario Draghi 

Cresce, se e è possibile, ancor più la tensione in Ucraina. Ieri la capitale Kiev è stata svegliata da violente esplosioni provocate da droni kamikaze e dopo l’attacco è scoppiato un incendio in un edificio nel quartiere di Shevchenkiv. Prosegue, dunque, la strategia russa di terrorizzare la popolazione civile. “Il nemico può attaccare le nostre città, ma non sarà in grado di distruggerci”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

E mentre un foreign fighter italiano, che combatteva per la Russia, è caduto nel Donetsk, l’Ambasciata italiana ha invitato i cittadini a lasciare il Paese. Incombe sull’Europa tutta  la minaccia nucleare russa e la Nato ha avviato una esercitazione.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare.

La capitale Ucraina è stata bersagliata da attacchi con droni kamikaze. È una nuova fase della guerra?

Credo che, di fondo, la Russia sia in una grave carenza di sistemi d’arma. E questo al di là della emblematicità di certi comportamenti, come può essere quello su Kiev, funzionale a terrorizzare la gente e a innescare l’idea di una ritrovata capacità operativa. Oltre questo non c’è nulla. Io escludo, al momento, che le sorti del confronto possano essere mutate, anche in maniera poco significativa, da questo tipo di bombardamenti, la cui caratteristica mi pare quella del crimine di guerra e che quindi io mi auguro che vada ad ampliare la panoplia di crimini di guerra e contro l’umanità dei quali Putin e i suoi collaboratori si stanno rendendo responsabili. La Russia è un paese che spende come la Gran Bretagna per la sua difesa, è un paese che sta cercando di acquisire sul mercato armamenti che evidentemente stanno scarseggiando. Anche questo è un segno delle sue condizioni. Ha un’industria nazionale che non è in grado da sola di produrre sistemi d’arma sofisticati, quindi adesso anche in virtù dell’avvicendamento di alcuni vertici militari, si sta cercando di dare altre suggestioni a questa guerra che, in effetti, tali rimangono, al di là degli spostamenti degli equilibri tra i due paesi.

Generale, nel Donetsk è stato ucciso un foreign fighters italiano. Combatteva per i russi contro l’Ucraina. Che ampiezza ha questo fenomeno?

Evidentemente non sembrerebbe sporadico ma non dovrebbe nemmeno essere molto esteso. Circa le motivazioni ritengo siano le più disparate, da quelle più volgari a quelle più asseritamente nobili. Ricordo però che la magistratura dovrebbe essere incuriosita da questo fenomeno così come lo sono i cittadini e i giornalisti. La magistratura dovrebbe cercare di capire se ci sono profili di reato perché c’è una legge dello Stato che classifica come reato questo tipo di comportamento, che punisce chi combatte in questi reparti irreggimentati che somigliano molto alla Legione straniera. E invece leggiamo interviste, servizi giornalistici d’inchiesta, abbiamo notizia per altra via ma non abbiamo notizie di interventi della magistratura volti a capire se queste persone stiano compiendo dei reati o meno. Al momento mi sembra che stiano sorvolando.

Il segretario della Nato Stoltenberg ha detto che sarà raddoppiata la presenza nel Baltico e nel Mare del Nord e che sarà eseguita un’esercitazione delle forze nucleari. Si apre un ruolo diverso per la Nato?

Personalmente da quando si paventava un possibile attacco della Russia all’Ucraina, quindi prima del 24 febbraio, avrei irrobustito in maniera molto più significativa tutto il fronte della Nato in quelle regioni, a mo’ di deterrenza. Certo Putin non si sarebbe lasciato spaventare da poche migliaia di soldati, o anche da uno schieramento robusto, ma per lo meno la deterrenza andava provata allora. Oggi ha senso l’esercitazione perché la si fa sempre, è doverosa, a prescindere dalle condizioni di quell’area. Perché esercitarsi vuol dire che, nel momento del bisogno, ognuno sa quello che deve fare e lo fa professionalmente, soprattutto quando si interagisce anche con altre nazioni. Se oggi vengono messe in luce queste esercitazioni è perché, evidentemente, si vuole dare alle esercitazioni un significato di deterrenza, ma non andrei oltre questo.

Quattordici Paesi Nato, più la Finlandia, hanno siglato una lettera d’intenti nell’ottica di creare un quadro di difesa condiviso. È un primo concreto passo per la difesa aerea europea?

La nostra difesa aerea è già robusta, organizzata, altamente efficace con il sistema di difesa della Nato. Tra l’altro vorrei ricordare che laddove esistono dei punti di fragilità il nostro Paese insieme ad altri, ma soprattutto il nostro sta intervenendo per irrobustire questi punti. Noi stiamo mandando assetti di difesa aerea dal 2014se non ricordo male, 8 anni, in nazioni come Islanda, Paesi Baltici, Polonia e mi pare anche Ungheria. Questi Paesi che sono poco attrezzati a difendere i propri cieli hanno la solidarietà della Nato che in massima parte viene concretizzata da un contributo italiano. Fuori dai confini nazionali abbiamo sistematicamente dai quattro ai sei aeroplani, compresi gli F35. Adesso l’impegno dei 14 paesi forse sarà un accordo per aiutare l’Ucraina più che la difesa europea. Ci sono certamente dei sistemi d’arma più aggiornati da introdurre nel sistema di difesa europea però la Nato, fin dalla sua costituzione, ha fatto di un punto centrale quello di disporre di una difesa aerea efficace ed estesa a tutte le frontiere dell’Alleanza Atlantica. Dove c’è una fragilità la Nato interviene a rafforzarla proprio perché consapevole che la difesa aerea deve essere uno degli aspetti più sicuri, soprattutto quando si tratta di un’alleanza difensiva.

Quali sono le contromosse che si possono prendere per evitare che si arrivi ad un’escalation nucleare.

Putin ha fatto una premessa ben precisa ma di carattere generale dicendo che in caso di attacco al territorio russo la Russia difenderà con ogni mezzo il proprio territorio. Ovviamente questa affermazione russa è stata pronunciata in corrispondenza dell’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina che da quel momento in poi, nell’ottica russa, dovevano essere considerate territorio russo. Questo è il fatto e se Putin dovesse essere coerente con quello che ha minacciato significa che attacchi di vaste proporzioni nei confronti del territorio russo potrebbero innescare un’escalation. Proprio per questo ritengo necessario un chiarimento per capire quali sono i comportamenti da evitare. A meno di non voler sfidare la sorte e speculare sulla reale volontà di Putin. Ecco però c’è questo rischio aggiuntivo che si profila in maniera abbastanza evidente rispetto a prima e che deve essere oggetto di una riflessione concertata molto più profonda rispetto a quello che sembra essere stato fatto sinora. La dottrina dice che una eventuale risposta della Nato e dell’Occidente non si manifesta, proprio per lasciare inalterata le possibilità di deterrenza. Infatti sia Biden che altri hanno minacciato una reazione da catastrofe senza mai entrare nel merito sul tipo di reazione.

Il Presidente Macron ha detto che vedrebbe bene Mario Draghi a capo della Nato, quando a giugno, l’attuale segretario Stoltenberg lascerà l’incarico.

Io Mario Draghi lo vedrei bene dappertutto, anche alla Nato. L’importante è che la Nato venga sottratta alla guida di persone come Stoltenberg così segnate culturalmente, così prone, e questo lo voglio sottolineare, così prone, all’indirizzo di chi abusa della propria posizione di azionista di maggioranza. E poi mi auguro che a presiedere la Nato sia un rappresentante di un paese del sud perché è ora che la Nato inizia a occuparsi anche del sud, da dove verranno le insidie maggiori.

Da quali aree?

Parlo dell’area africana e di quella già accesa del Medio Oriente. Quindi bene Draghi, se non è lui, un esponente di spessore di un Paese non appartenente all’alleanza del nord che finalmente riconverta l’attenzione della Nato verso il sud come stiamo chiedendo da 30 anni noi ed altri. E come sistematicamente viene ignorato.

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