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Tutte le Commissioni in cui il governo non ha più maggioranza

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Giuseppe Conte ha illustrato alle Camere il piano per ripartire con l’azione del proprio esecutivo e ricostruire il Paese dopo la pandemia. Ma senza la maggioranza nelle 14 Commissioni parlamentari il governo rischia di rimanere infognato e perdere altro tempo prezioso

Non è dato sapere cosa si siano detti nel tardo pomeriggio di ieri Giuseppe Conte e Sergio Mattarella, la consueta nota del Quirinale è stata più stringata del solito, segno che il Colle sta vivendo queste ore di crisi con particolare apprensione e preferisce restare alla finestra. Perché la crisi è tutt’altro che risolta. Superato lo scoglio della fiducia, infatti, restano ora i nodi delle 14 Commissioni, molte delle quali, senza l’apporto di Italia Viva, vedono il governo senza più una maggioranza. Proviamo allora a fare due conti, con la precisazione che la situazione è comunque molto fluida, quindi molte dinamiche potrebbero sfuggire alla nostra fotografia (il cui compito è comunque evidenziare la precarietà della maggioranza proprio nelle stanze in cui si legifera).

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Le Commissioni in cui il governo conserva la maggioranza

Senza approdi di altre forze politiche, solo in tre Commissioni parlamentari l’esecutivo di Giuseppe Conte può probabilmente conservare ancora la maggioranza: Sanità, Esteri e Cultura.

Le Commissioni in cui il governo non ha più maggioranza

Numerose invece le Commissioni in cui non c’è più maggioranza: Immunità (il divario è schiacciante a favore del centrodestra: 8 a 15), Difesa, Territorio, Lavori Pubblici

Le Commissioni in cui il governo ha gli stessi voti dell’opposizione

Chiudiamo infine la rassegna con le Commissioni nelle quali si rischia lo stallo. Sono: Affari Costituzionali, Giustizia, Bilancio, Industria, Politiche comunitarie, Agricoltura e Istruzione.

 

Molte delle Commissioni parlamentari senza più una maggioranza saranno comunque al centro dei lavori dell’agenda di governo che il presidente del Consiglio ha illustrato alle Camere chiedendo la fiducia. Anzitutto, il Recovery Plan passerà dalla Commissione Bilancio, dove si registra uno stallo perfetto (13 a 13) e così pure la nuova legge elettorale in senso proporzionale dovrà prima ottenere il via libera della Commissione Affari Costituzionali, dove Giuseppe Conte può contare su 12 membri e l’opposizione altrettanti. In molti casi sarà poi puntellata da esponenti delle Autonomie e del Misto e questo non rappresenta certo la sicurezza di una maggioranza stabile. Inoltre, si ricorda che a Palazzo Madama la parità in Commissione equivale a bocciatura della proposta.

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