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Tutti i nodi ancora da sciogliere tra Calenda e Letta (nonostante l’accordo)

Calenda Letta

Enrico Letta e Carlo Calenda trovano un accordo, ma troppi sono ancora i punti su cui i due hanno idee decisamente diverse

“Questo matrimonio non s’ha da fare”, avrebbe detto i bravi manzoniani a Don Abbondio. Sembravano troppi i veti e troppe le divergenze tra Carlo Calenda ed Enrico Letta per arrivare a un accordo ma, alla fine, le nozze si celebreranno.

I nodi da sciogliere, però, restano tanti.

I veti di Carlo Calenda

Le richieste del leader di Azione sono essenzialmente due. La prima, di tipo politico-elettorale, era quella di non candidare nei collegi uninominali ma solo nei listini proporzionali Luigi Di Maio, che ieri ha presentato il suo movimento Impegno Civico, il leader dei Verdi Angelo Bonelli e il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

L’Agenda Draghi come base programmatica

La seconda richiesta è strettamente collegata alla prima, ma è di tipo programmatico. Calenda, infatti, chiede la rassicurazione che l’alleanza si fondi sul lavoro svolto dal governo uscente, la cosiddetta Agenda Draghi. Com’è stato ricordato più volte dal leader di Azione, infatti, Fratoianni non ha mai votato la fiducia all’esecutivo di larghe intese, di cui contesta soprattutto le politiche economiche. I centristi di Azione non nascondono il desiderio di riportare a Palazzo Chigi l’ex governatore della Bce e la loro impostazione è, nettamente più liberale e liberista di quella di Sinistra Italiana. In un ipotetico governo di centrosinistra, cosa accadrà quando si dovrà parlare della riforma del reddito di cittadinanza oppure di taglio delle tasse?

L’ambiente, tema divisivo tra Calenda e i “rossoverdi”

Ma non solo. Il programma politico dei centristi di Azione, in materia di ambiente e transizione economica, è quasi agli antipodi rispetto al modello proposto dai Verdi e da Sinistra Italiana. Sia Carlo Calenda sia Emma Bonino hanno chiarito che sul rigassificatore di Piombino o sul termovalorizzatore di Roma non ci possono tentennamenti: sono progetti che vanno portati avanti. E che dire del nucleare? I rossoverdi, così si sono ribattezzati Fratoianni e Bonelli, potranno mai accettarlo? È chiaro che su questi temi Enrico Letta, in qualità di front runner della coalizione del cosiddetto ‘campo largo’ dovrà trovare una mediazione.

Le spese militari, altro motivo di scontro con gli alleati?

Ma questo potrebbe non essere sufficiente. Nel programma politico di Azione, alla voce Difesa, si prevede di incrementare di raggiungere il target del 2% di speso entro il 2025. Un punto su cui non solo i rossoverdi potrebbero avere delle perplessità, ma su cui nei mesi scorsi anche l’ala pacifista del Pd aveva espresso dei dubbi.

L’ostilità nei confronti di Luigi Di Maio

Il veto su Luigi Di Maio riguarda soprattutto il suo passato da grillino e da super-ministro del Mise e del lavoro nel governo gialloverde. Calenda rimprovera all’attuale capo della Farnesina non solo il no al Tap e alle trivelle, ma anche la gestione del dossier Ilva e il feeling con i Gilet gialli francesi.

Il duello tra giustizialisti e garantisti

Un tema che finora non è comparso sulle prime pagine dei quotidiani e che, probabilmente, non troverà spazio neppure nelle prossime settimane, è la giustizia. La sinistra, da sempre, si divide tra giustizialisti e garantisti e, anche se nel Pd ultimamente sembrano prevalere i secondi, le differenze permangono. Non bisogna dimenticare, infatti, che i centristi di Azione e i radicali di +Europa appoggiarono convintamente i cinque referendum sulla giustizia. Letta, invece, lasciò libertà di voto ai suoi elettori.

La premiership contesa

E ancora. Il nodo della premiership non è meno importante dei precedenti. In caso di vittoria, com’è stato già ricordato, Calenda vorrebbe riproporre Mario Draghi, ma sibillinamente si era detto disponibile a ricoprire la carica di presidente del Consiglio. Carica a cui probabilmente ambisce, legittimamente, anche Enrico Letta in qualità di leader del partito più grande della coalizione.

L’accordo raggiunto

Al momento, il patto elettorale tra Pd e Azione/+Europa si basa su una forte connotazione europeista della coalizione e un deciso contrasto al regime di Putin. La transizione ecologica e gli investimenti nelle energie rinnovabili vanno di pari passo con il sì gli impianti di rigassificazione. Il salario minimo verrà realizzato nell’ambito della direttiva UE e l’accordo prevede anche una riduzione consistente del “cuneo fiscale”.

Sì alla realizzazione del Pnrr, alla riforma del reddito di cittadinanza e del Bonus 110%. Il patto prevede anche l’approvazione dello Ius scholae e di altre leggi sui diritti civili. Nei collegi uninominali non verranno candidati gli ex parlamentari del M5S e di Forza Italia, usciti dai loro rispettivi partiti nell’ultima legislatura. Per il resto, nei collegi uninominali della coalizione, il 70% dei candidati spetterà al Pd e il 30% a +Europa/Azione.

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