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Vaccini, uno vale davvero uno? Il blitz di Morra (con la scorta) per i suoceri

Morra

Irruzione in un centro vaccini del presidente della Commissione Antimafia Morra. Il medico: “ha iniziato a inveire contro di me incolpandomi del fatto che due suoi parenti, ottuagenari, non erano stati ancora chiamati”

Che non fosse un gran fan dello slogan “uno vale uno” ma amasse guardare il mondo dall’alto in basso, Nicola Morra, che nella sua vita precedente, prima di diventare cittadino pentastellato, era professore di filosofia, lo dimostrò fin dagli esordi. Era il 13 giugno del 2013, nemmeno quattro mesi dopo la sua elezione a senatore e ai giornalisti che lo rincorrevano in Parlamento, rispose con tono professorale: “Vi invito a leggere di più”.

Sabato, Morra, con scorta al seguito, ha invece deciso di fare una ispezione a sorpresa negli uffici del Dipartimento di prevenzione dell’Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Cosenza nel tentativo di comprendere come mai la somministrazione dei vaccini proceda a rilento. Il diritto di ispezione rientra nel novero dei poteri a disposizione dei parlamentari, si dirà. Vero. Fa strano però che a esercitarla sia il presidente della Commissione Antimafia su una materia molto distante da quella delle sue funzioni e che non l’abbia esercitata, per esempio, all’interno di una casa circondariale o di un carcere, per vedere se la somministrazione procede correttamente.

L’altro aspetto della vicenda che incuriosisce è che l’Asp scelta da Morra per il suo blitz non sia casuale ma coincida con quella da cui dovrebbe provenire la chiamata per i suoi suoceri. Riporta quest’oggi il Corriere: «Il senatore Morra si è presentato in ufficio e ha chiesto chi fosse il responsabile. Subito dopo, ha iniziato ad inveire contro di me incolpandomi del fatto che due suoi parenti, ottuagenari, non erano stati ancora chiamati per la somministrazione del vaccino», dice il direttore Marino con voce flebile per via del malore avuto dopo il «blitz» di Morra. «Ho cercato di tranquillizzarlo, facendolo entrare nella mia stanza, ma non c’è stato verso. Il senatore ha continuato ad aggredirmi verbalmente dicendomi che non siamo all’altezza del nostro compito. Non contento, ha chiamato al telefonino il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri e Guido Longo, commissario ad acta della Regione Calabria, lamentandosi con loro che a Cosenza la campagna di vaccinazione andava a rilento e che non ci sono persone all’altezza per gestire questa emergenza».

Dell’intera vicenda, Morra, solitamente molto attivo sui social non fa menzione sul suo profilo Facebook. E questo è probabilmente l’altro aspetto curioso della vicenda, dato che in genere soprattutto i componenti di M5S ci hanno abituato a streaming e a incursioni filmate stile “Iene” a beneficio della trasparenza della PA e della curiosità dei loro follower. Al momento, visto che Morra non ha fornito la sua versione, abbiamo perciò solo il racconto dei medici che si dicono “aggrediti”: «Continuava ad essere rabbioso» dice ancora Marino. «Ad un certo punto se l’è presa pure con i medici di base che non avevano comunicato i nomi degli anziani da vaccinare». La discussione è durata circa un’ora. Poi il senatore, che ieri non è stato reperibile per fornire la propria versione, ha sbattuto la porta ed è andato via. Lasciando steso su un divano con dolori al petto il direttore. Per lui è stato necessario l’intervento di un cardiologo.

Quel che è certo è che l’intera vicenda lascia più di un dubbio e Nicola Morra avrebbe il dovere, in quanto Senatore, di spiegarla alla stampa e all’opinione pubblica. Perché l’obbligo alla trasparenza deve valere per la Pubblica amministrazione nel suo complesso, a iniziare da chi sta agli apici delle istituzioni, ovvero i parlamentari.

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