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Web tax. Cosa sta succedendo tra Parigi e le big tech Usa

web tax

Il Punto di Alessandro Sperandio per Startmag sulle reazioni americane alla web tax francese

Malgrado le minacce formulate dal presidente Usa Donald Trump di possibili dazi ritorsivi nei confronti della Francia, il Senato transalpino ha dato il via libera alla web tax del 3% nei confronti dei colossi del Big Tech Google, Amazon e Facebook.

LE MAIRE: LA FRANCIA È SOVRANA

“La Francia è sovrana, e decide le proprie regole fiscali”, ha detto il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire in una dichiarazione raccolta da Cnbc, nella quale ha aggiunto che i due Paesi potrebbero trovare un accordo per raggiungere un compromesso sulla giusta tassazione dei giganti del web piuttosto che usare la via delle minacce.

SI COLPIRANNO ALMENO 30 GRANDI AZIENDE DI INTERNET PER LO PIU’ USA

Gli Stati Uniti però hanno già avviato nei giorni scorsi un’indagine conoscitiva sulla tassa digitale francese che andrà a colpire circa 30 grandi aziende per lo più statunitensi. Come raccontato da Start Magazine, nelle intenzioni del governo francese, la nuova imposta dovrebbe raccogliere circa 400 milioni di euro quest’anno. Qualsiasi azienda digitale con un fatturato superiore a 750 milioni di euro – di cui almeno 25 milioni di euro generati in Francia – sarebbe infatti soggetta all’imposta.

CONCLUSIONI SFORZI OCSE PER UN ACCORDO MULTILATERALE NON PRIMA DEL 2020

Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Robert Lighthizer aveva già detto in settimana che la tassa francese “è discriminatoria o irragionevole e grava o limita il commercio degli Stati Uniti”. L’indagine potrebbe portare gli americani a imporre dazi o restrizioni commerciali sulle merci francesi, aggravando potenzialmente le tensioni globali sul commercio. Lighthizer ha aggiunto che gli Stati Uniti continueranno a sostenere gli sforzi dell’Organizzazione per lo sviluppo economico (Ocse) per raggiungere un accordo multilaterale sulle tasse nell’economia digitale anche se le conclusioni non arriveranno fino al 2020.

AMAZON: WEB TAX FRANCESE MAL COSTRUITA E DISCRIMINATORIA

In una dichiarazione, raccolta da Cnbc, Amazon ha detto che la tassa francese è “mal costruita” e “discriminatoria”, aggiungendo che causerà “un danno significativo sia ai consumatori americani che a quelli francesi”. “Plaudiamo all’amministrazione Trump per aver intrapreso un’azione decisiva contro la Francia e per aver segnalato a tutti i partner commerciali americani che il governo degli Stati Uniti non acconsentirà a politiche fiscali e commerciali che discriminano le imprese americane”, ha detto Amazon nella nota.

ANCHE IL REGNO UNITO APRE LE DANZE SULLA WEB TAX

Malgrado le proteste che arrivano dall’altra parte dell’Oceano, anche il Regno Unito ha presentato in settimana la sua bozza di legge sulla web tax che prevede un’imposizione ai giganti tecnologici fino a che non verrà risolta la controversia sulla loro tassazione a livello mondiale.

TASSAZIONE DEL 2% DA APRILE IN ATTESA DI UN ACCORDO INTERNAZIONALE

La proposta rimarrà in consultazione fino a settembre, sarà destinata alle “grandi imprese digitali” e rifletterà “il valore derivante dai loro utenti britannici”, secondo il ministero delle finanze del paese. La versione inglese della web tax si fermerà al 2% a partire dal prossimo aprile e non si applicherà alle piccole imprese o a quelle che in perdita, al fine di proteggere le start-up. Secondo France 24, che ha riferito le dichiarazioni del ministro del Tesoro Jesse Norman “questa tassa mirata e proporzionata sui servizi digitali è stata pensata per mantenere il nostro sistema fiscale nel settore equo e competitivo, in attesa di un accordo internazionale a lungo termine”.

L’IRLANDA NON COMMENTA

L’Irlanda, che fornisce la sede europea a molte grandi imprese tecnologiche americane, ha dichiarato di “non voler commentare gli accordi fiscali di un altro paese”. “L’Irlanda ritiene che le sfide derivanti dalla digitalizzazione dell’economia siano meglio affrontate trovando una soluzione sostenibile concordata a livello globale a livello Ocse”, ha dichiarato un portavoce del ministero delle Finanze dell’isola.

 

Articolo pubblicato su startmag.it

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