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Editoria, cosa cambia dopo l’ok dell’Agcom alla norma sull’equo compenso

Editori

Da oggi gli editori potranno trattare con i colossi del web (come Google o Facebook) e reclamare un compenso equo per i contenuti giornalistici pubblicati online

Da oggi gli editori potranno trattare con i colossi del web (come Google o Facebook) e reclamare un compenso equo per i contenuti giornalistici pubblicati online.

Nella riunione di ieri, l’Agcom ha approvato, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi (in quota M5s), il regolamento in materia di determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico. Il regolamento, precisa la nota, ha come obiettivo principale quello di “incentivare accordi tra editori e prestatori di servizi della società dell’informazione, ivi incluse le imprese di media monitoring e rassegne stampa ispirandosi alle pratiche commerciali e ai modelli di business adottati dal mercato”.

Secondo il testo saranno i ricavi pubblicitari a costituire la base di calcolo per la determinazione dell’ammontare della quota spettante all’editore. Nello specifico, il regolamento si basa sul principio di condivisione dei ricavi che prevede per gli editori una cifra fino al 70% stimati per ogni contenuto prodotto e rilanciato dalle piattaforme.

“D’ora in avanti, dunque, per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche le piattaforme dovranno stipulare specifici contratti per determinare quanto dei propri ricavi pubblicitari derivanti da tale utilizzo debba essere corrisposto agli editori”, riassume il Sole 24 Ore.

“Le inserzioni pubblicitarie – visibili in Internet e inserite dentro questi contenuti – garantiranno dei ricavi anche agli editori e ai giornalisti che li producono. Non saranno più appannaggio esclusivo dei colossi del web come funziona invece oggi, con evidente paradosso”, aggiunge Repubblica.

Dunque il regolamento è quello che l’authority stessa seguirà per gestire le controversie tra piattaforme ed editori nel caso in cui non raggiungano un accordo economico sull’uso delle pubblicazioni giornalistiche. “Auspico, in ogni caso, che le controversie siano limitate. Il regolamento dell’AgCom incoraggia a raggiungere accordi nel massimo della serenità possibile” ha chiosato a Repubblica Giacomo Lasorella, presidente dell’authority.

Tutti i dettagli.

COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO APPROVATO DALL’AGCOM SULL’EQUO COMPENSO AGLI EDITORI

L’Agcom ha approvato il regolamento per l’equo compenso, che ha come obiettivo principale proprio quello di facilitare il raggiungimento di accordi tra gli attori in campo.

Secondo la legge, se entro 30 giorni dalla richiesta di avvio del negoziato le parti non riescono a trovare un accordo sull’ammontare del compenso, ciascuna di esse può rivolgersi all’Autorità per la determinazione dell’equo compenso, fermo restando il diritto di adire l’Autorità giudiziaria ordinaria.

L’Autorità presieduta da Lasorella, entro 60 giorni dalla richiesta, indica quale delle proposte formulate è conforme ai criteri stabiliti dal regolamento oppure, qualora non reputi conforme nessuna delle proposte, indica d’ufficio l’ammontare. Il regolamento individua come base di calcolo “i ricavi pubblicitari del prestatore derivanti dall’utilizzo online delle pubblicazioni”, al netto dei ricavi dell’editore “attribuibili al traffico di reindirizzamento generato sul proprio sito web” da tali pubblicazioni.

All’editore, a seguito della negoziazione, potrà essere attribuita una quota fino al 70%, determinata sulla base dei criteri predeterminati.

I CRITERI

Nello specifico, I criteri validi per la valutazione dell’equo compenso sono: numero di consultazioni online delle pubblicazioni; rilevanza dell’editore sul mercato (audience on line); numero di giornalisti, inquadrati ai sensi di contratti collettivi nazionali di categoria; costi comprovati sostenuti dall’editore per investimenti tecnologici e infrastrutturali destinati alla realizzazione delle pubblicazioni di carattere giornalistico diffuse online; costi comprovati sostenuti dal prestatore per investimenti tecnologici e infrastrutturali dedicati esclusivamente alla riproduzione e comunicazione delle pubblicazioni di carattere giornalistico diffuse online;  adesione e conformità, dell’editore e del prestatore, a codici di autoregolamentazione e a standard internazionali in materia di qualità dell’informazione e di fact-checking; anni di attività dell’editore in relazione alla storicità della testata.

“Poiché la negoziazione verte su questioni economiche, i criteri principali sono quantitativi: i contatti sui siti, la pubblicità che viene diffusa. Ma devono pesare anche elementi qualitativi, come il numero di giornalisti assunti e gli sforzi che gli editori fanno per assicurare un’informazione qualitativa” ha spiegato a Repubblica Giacomo Lasorella, presidente di Agcom.

COSA C’ENTRA LA DIRETTIVA UE SUL COPYRIGHT

Il regolamento discende dalla legge sul diritto d’autore, approvata nel 2021 in applicazione della direttiva Ue sul copyright. Obiettivo della normativa è colmare il divario tra i ricavi percepiti dalle grandi piattaforme per la pubblicazione di contenuti giornalistici e quelli che finiscono nelle casse degli editori, titolari dei diritti.

IL VOTO CONTRARIO

Dunque l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha finalmente dettato le regole del confronto tra le aziende editoriali e le piattaforme digitali, ma non l’ha fatto in modo unanime. La commissaria Elisa Giomi (in quota M5s) ha infatti votato contro il regolamento. “L’Agcom, come prescrive la legge, dovrebbe svolgere il ruolo di arbitro” ha dichiarato Giomi “ma questo regolamento non tutela adeguatamente gli editori e al contempo impone oneri sproporzionati alle piattaforme, ostacolando anziché facilitare le negoziazioni tra le parti”.

“Il regolamento — aggiunge Giomi — prevede che, in caso di mancato accordo, il compenso dovuto agli editori sarà calcolato attraverso un metodo rigido basato su quanto le piattaforme guadagnano dalla pubblicità online sui contenuti giornalistici. Il prezzo dovrebbe farlo invece chi produce quei contenuti, cioè gli editori, e la trattativa partire da questo”.

PARERE POSITIVO FEDERAZIONE DEGLI EDITORI

Festeggiano invece la possibilità di “avviare e concludere negoziazioni eque” gli editori italiani.

“L’approvazione del Regolamento Agcom sui criteri di determinazione dell’equo compenso in favore degli editori di giornali è un risultato importante e molto atteso, che completa il quadro della disciplina di attuazione della Direttiva Copyright, recepita nel nostro ordinamento più di un anno fa” ha commentato il Presidente della Fieg (Federazione degli Editori), Andrea Riffeser Monti.

SMACCO A GOOGLE E FACEBOOK

Più caute infine le reazioni dei colossi del web, Google e Facebook.

“Abbiamo lavorato attivamente con Agcom, i titolari dei diritti e altri soggetti chiave del settore per chiarire come funziona la ricerca Google e proporre un sistema retributivo equo», ha scritto Google in un blogpost del 9 gennaio scorso, prima dunque di conoscere il testo definitivo del nuovo regolamento.

“Siamo certi che l’adozione di un regolamento bilanciato da parte di Agcom possa porre le basi per negoziazioni e accordi produttivi tra le piattaforme e gli editori aventi diritto. Un regolamento ragionevole dovrebbe riconoscere allo stesso modo il valore prodotto sia dagli editori sia dalle piattaforme, evitare di introdurre concetti di ambigua interpretazione e fissare aliquote in linea con lo standard di mercato già stabilito dagli accordi esistenti nell’Ue” ha aggiunto il gigante di Mountain View che ricorda i risultati del programma Extended News Preview ottenuti in diversi paesi in Europa, inclusi Germania, Francia e Spagna. Pertanto, Big auspica di portare avanti il programma Extended News Preview anche in Italia.

Più concisa la reazione di Meta, (parent company di Facebook): “Esamineremo il regolamento – ha detto un portavoce – e confermiamo il nostro sostegno agli obiettivi della direttiva europea sul copyright”.

 

(Articolo pubblicato su Start Magazine)

 

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