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Al Parlamento riapre la buvette: per cucinare Berlusconi a fuoco lento?

Berlusconi Roma Quirinale

Finalmente tornati in Transatlantico e alla buvette della Camera. I Graffi di Francesco Damato

Spero che il ritorno in Transatlantico e nella buvette della Camera, dopo la chiusura imposta dalla pandemia per destinarne gli ambienti all’uso di una specie di appendice d’aula, si traduca in un miglioramento dell’informazione politica. Che, a mio avviso, ne ha sofferto moltissimo per avere ridotto sia noi giornalisti sia i parlamentari disposti lodevolmente a lasciarsi importunare per farci capire meglio le cose che li occupano, o più semplicemente ma non meno utilmente i loro umori, ad animali da cortile. Dove tutto congiurava -il freddo d’inverno, il caldo d’estate e la pioggia di ogni stagione- contro il nostro lavoro o, come preferite, le nostre abitudini.

In tempo peraltro non di esame del bilancio, senza nulla togliere, per carità, a questo argomento, ma di corsa al Quirinale fitta e infida come tutte le altre che l’hanno preceduta, ma un po’ più del solito per talune circostanze di un inedito persino assoluto, come quella di un Parlamento mai così deteriorato e vicino alla scadenza ma chiamato lo stesso all’elezione di un novo capo dello Stato; in tempo, dicevo, così eccezionale o così poco ordinario anche seguire la corsa al Quirinale sarebbe stato un mezzo disastro.

Mi sarei risparmiato, per esempio, e avrei risparmiato ai lettori la risata liberatoria di un bel po’ di parlamentari insospettabili nella loro militanza forzista all’arrivo di questa indiscrezione che avete trovato stampato questa mattina sulla prima pagina di Repubblica sulle preoccupazioni, chiamiamole così, di Silvio Berlusconi avvertite pensando non alle sue indecisioni ma a quelle degli alleati. “Non bruciatemi con giri a vuoto”, ha fatto dire il giornale diretto da Maurizio Molinari, e fondato da Eugenio Scalfari, all’ex presidente del Consiglio rivolto a Matteo Salvini e Giorgia Meloni. “Non mi farò bruciare” come un candidato di bandiera qualsiasi, è stato ancora attribuito a Berlusconi, sempre riferito agli alleati.

Al Corriere della Sera disponevano di notizie su Berlusconi non meno sorprendenti, a dir poco, così tradotte in una cronaca immaginando il Cavaliere a colloquio con gli amici, tutti silenziosi, non liberati da una risata in transatlantico senza la sua imbarazzante presenza: “Sento che si fa il mio nome: una candidatura che mi onora ma che non ho chiesto e che non sollecito in alcun modo e che comunque dimostra la nostra centraità”. Come no? A creare problemi sono sempre le solite iniziative di amici o familiari “incauti”, come disse la buonanima di Amintore Fanfani una volta parlando della moglie avventuratasi a parlare con una giornalista di lui alla prese con la guerra in Vietnam.

Non parliamo poi del “piano” attribuito a Berlusconi sul Messaggero di una candidatura a termine al Quirinale per soli due anni fa, visto che Sergio Mattarella non vuole ancora sentir parlate di una rielezione analoga, per ritirarsi e lasciare eleggere dalle nuove Camere l’amico degnissimo, stimatissimo e quant’altro Mario Draghi. Che, trasferito al Quirinale troppo presto, sarebbe una tragedia immane.

TUTTI I GRAFFI DI FRANCESCO DAMATO

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