Italia

Al via gli Stati generali dell’editoria, a settembre governo presenta leggi

Sul tavolo degli Stati generali dell’editoria i contributi al settore ma anche la possibile abolizione dell’Ordine dei giornalisti

A settembre il governo presenterà i testi di legge per la riforma del settore dell’editoria. Lo ha annunciato il premier Giuseppe Conte, all’apertura degli Stati generali dell’editoria voluti dal sottosegretario Vito Crimi (M5s). Un percorso, come anticipato alcune settimane fa da Policy Maker, che si articolerà sul modello del débat public e che arriverà fino all’estate.

5 MACRO AREE DELLA COMUNICAZIONE

Conte immagina “un percorso condiviso per giungere ad un sistema dell’editoria libero ed equo” grazie alla creazione di macro-aree della comunicazione. “Con la riforma – ha precisato – non vogliamo stravolgere nulla, solo migliorare il sistema della comunicazione, un settore delicato per il buon funzionamento della nostra democrazia“. “È inutile – ha ammesso Crimi – nasconderlo: in questi mesi ci sono state delle spigolosità nei rapporti tra informazione e governo. È una cosa nota a tutti, ma questi Stati Generali vogliono essere da parte del governo una mano tesa a un settore che è in crisi”.

Il percorso degli Stati generali, secondo il documento base presentato da Crimi, parte dalla suddivisione di cinque macro-aree, per ciascuna delle quali sarà indicato un coordinatore: informazione primaria; giornalisti e altri operatori del settore; editoria; mercato; cittadini.

5 FASI DEL LAVORO

Cinque anche le fasi del lavoro: ad aprile ci sarà l’acquisizione delle proposte, da inviare compilando un modulo sul sito del Dipartimento dell’Editoria. A maggio sono in programma incontri pubblici con le categorie: editori, agenzie di stampa, giornalisti, distributori nazionali e locali, investitori, centri media. A giugno si terranno due giornate di dibattito pubblico per arrivare alla sintesi e valutazione politica a luglio, con nuovo incontro pubblico sui documenti conclusivi. A settembre, infine, il governo presenterà le sue proposte di legge.

RIFORMA DEL SETTORE DELLE AGENZIE STAMPA

Tra i temi su cui intervenire con legge ci sarà la riforma del settore delle agenzie di stampa, dopo le difficoltà incontrate in seguito al lancio del bando di gara europeo da parte dell’allora segretario Pd Luca Lotti. Il bando scade nel 2020 e sull’argomento è in corso da tempo un confronto.

LA POSSIBILE RIFORMA DELL’INPGI

Sul tavolo anche la revisione dei contratti di lavoro, stabilendo un equo compenso, e la possibile riforma dell’Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti, per il quale da tempo si parla di una possibile confluenza all’interno dell’Inps.

SUPERAMENTO DELL’ODG?

Anche la riforma dell’Ordine dei giornalisti e l’eventuale superamento (come vorrebbe Crimi) rientra tra i possibili interventi legislativi, insieme alla volontà di incrementare l’efficacia delle regole deontologiche e arrivare a un riconoscimento dei “nuovi” lavoratori come social media manager, videoreporter e blogger.

GRADUALE ABOLIZIONE DEI CONTRIBUTI STATALI

Sul fronte delle imprese, il tema più caldo è quello del sostegno al pluralismo nel momento della graduale abolizione dei contributi diretti da parte dello Stato. L’obiettivo del governo è favorire la crescita di editori puri e di aziende operanti nella piena logica di mercato. Per far questo servono però anche norme sulla concorrenza e sulla tutela del diritto di autore, in uno scenario digitalizzato e immateriale. Tema molto caro ai pentastellati è poi quello della “trasparenza” intesa come possibilità di “capire i proprietari delle testate e il peso economico di investitori pubblicitari nei media”.

Altro cavallo di battaglia grillino, nell’ottica della democrazia diretta, è quello di promuovere il cittadino “come parte attiva del sistema editoriale in Italia, valorizzazione del ruolo di “produttore di notizie”, verificatore (“debunker”), commentatore”.

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