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Amministrative 2022, che succede nel centrosinistra a Palermo?

Palermo

A Palermo, tra divisioni e antipatie, la creazione di un campo largo progressista è tutto in salita

Sale la tensione nel centrosinistra in vista delle Comunali di Palermo. Oggi, in un’intervista rilasciata all’edizione locale de La Repubblica, il sindaco uscente, Leoluca Orlando, difende il suo operato, respinge l’ipotesi di coalizione in campo largo, e rilancia le primarie: “si fanno ed esprimerò un mio nome. Parteciperò al tavolo della coalizione e il nome lo farò da lì”.

PALERMO, CHI VUOLE E CHI FRENA L’ALLARGAMENTO AL CENTRO

Il tema è cosa si intende per coalizione: Leoluca Orlando, non ricandidabile, vede un’alleanza tra Pd e 5 Stelle, magari aperta a frammenti di società. E già qui nasce una frattura col Pd: dal coordinatore regionale Anthony Barbagallo ai giovani dem, sono tutti favorevoli a un allargamento della coalizione anche verso il centro. Insomma un puzzle delicato, complicato ancora di più dalla nuova accelerazione di Davide Faraone, parlamentare di Italia Viva, che già a novembre aveva esternato la sua volontà di candidarsi, e che da qualche giorno è nuovamente iperattivo su tutti i tavoli per ottenere l’investitura.

Un nome, quello di Faraone, che a Palermo non scalda i cuori e che, tra l’altro, rischierebbe di far esplodere la coalizione di centrosinistra, visto il legame, recentemente ribadito anche in un’intervista alla seguita rivista telematica Livesicilia.it, con Toto Cuffaro. Alla domanda “A proposito, Cuffaro l’ha più sentito? Tutti sono pronti a scommettere che l’ex governatore punterà su di lei”. “Certo che lo sento. […] Cuffaro è stato in carcere, ha pagato, io credo nella pena come strumento che rieduca e riabilita, non come stigma perenne. Questo dice la nostra Costituzione, così la pensa uno stato civile e democratico”, è stata la risposta di Faraone.

Già a ottobre, fu lo stesso Carlo Calenda a bocciare ogni dialogo proprio con Cuffaro: “Non si può stare con Cuffaro in Sicilia e con Fico a Napoli”, dichiarò il leader di Azione commentando le mosse di Matteo Renzi su Palermo e su scala nazionale.

A districare la delicata matassa ci si sta provando, da Roma,  Francesco Boccia, esponente del PD, parlamentare e già ministro per gli affari regionali e le autonomie. Il tentativo è quello di far digerire la permanenza di Orlando in coalizione e allargare al trio Italia Viva, Azione e Più Europa, che insieme rappresentano il vero ago della bilancia. E qui entra in gioco Fabrizio Ferrandelli, presidente dell’Assemblea nazionale di Più Europa, che ha già dichiarato di non volersi candidare a sindaco e che ha lanciato per primo l’ipotesi di campo largo.

Ferrandelli, che continua a detenere percentuali di consenso a due cifre nel capoluogo siciliano, può decidere se rafforzare l’asse con il Pd, mediando la presenza di Orlando con un terzo nome condiviso, ed escludendo dalla partita Italia Viva. Oppure, può decidere di rompere con il Pd e dare vita ad una partita con le forze centriste, allargate alla società civile e a pezzi di Forza Italia e Udc. In quel caso dovrebbe ripensare alla sua scelta e scendere in campo in prima persona.  Faraone sa bene che per lui è vitale tenere saldo l’asse con Ferrandelli, sia per avere chance di arrivare al ballottaggio, ma prima ancora per avere chance di essere candidato. Grande è insomma la confusione e grande è il fermento sull’asse Roma-Palermo.

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