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Asse Nardella – Bonaccini: sul Congresso del PD si allunga l’ombra di Matteo Renzi

I Graffi di Damato

Quello che con la solita felicità di titolazione il manifesto ha definito “Toscanello emiliano”, volendo rappresentare l’asse ormai formalizzatosi sulla strada del congresso del Pd fra il sindaco di Firenze Dario Nardella e il governatore dell’Emilia Romagna e candidato alla segreteria del partito Stefano Bonaccini, ha procurato l’orticaria a un bel po’ di osservatori apparentemente neutrali, distaccati e quant’altro: in realtà, schieratissimi contro l’ipotesi di una vittoria di questo tandem. Che sarebbe né più né meno che la rivincita di Matteo Renzi dall’esterno del partito da lui guidato negli anni scorsi: un partito scalato a suo tempo dalla postazione di sindaco di Firenze, lasciata poi in eredità a Nardella, con l’appoggio proprio di Bonaccini.

In un commento sulla Stampa titolato sull’”ombra di Renzi”, bontà sua, Lucia Annunziata ha scritto che “il filo renziano, sia chiaro, non è una colpa, e nemmeno un complotto”. Ci mancherebbe altro, con tutto quello peraltro che il senatore di Scandicci ha da fare su tutti i fronti che pratica o gli sono soltanto attribuiti. Ma la prospettiva di una vittoria del “toscanello emiliano”, per tornare al manifesto, sarebbe solo rovinosa per un Pd che ormai -per esempio Stefano Rolli nella vignetta sulla prima pagina del Secolo XIX, dello stesso gruppo editoriale della Stampa, e di Repubblica– paragona all’isola d’Ischia travolta dal fango che precipita dalla montagna sovrastante tra le case abusive.

“Rottamazione. Quanta eco in questa parola. Che grande soddisfazione per Renzi”, ha scritto l’Annunziata a proposito del progetto di Bonaccini e Nardella di “smontare e rimontare” il Pd, piuttosto che inseguire a sinistra -come altri preferirebbero- Giuseppe Conte alla testa di quel che è rimasto del movimento grillino nelle elezioni anticipate del 25 settembre scorso. “I timori di scissione che cominciano a circolare in queste ore”, sempre secondo l’Annunziata, “sono la proiezione più chiara” del disastro incombente sul Nazareno. “Giusto, sbagliato?”, finge di chiedersi l’editorialista, esperta e quant’altro della Stampa invocando Watson e fingendo di garantire che “noi non facciamo politica, ma raccogliamo solo le parole che altri lasciano per strada”.

All’Annunziata della Stampa fa ecco in qualche modo, leccandosi i baffi che ancora non ha, Marco Travaglio sul solito Fatto Quotidiano titolando “contro Bonaccini&Co” che nel Pd, o a proposito del Pd, “tutti parlano di scissione” anche o proprio in attesa che scenda “in lizza”, probabilmente oggi stesso, la deputata per quanto non iscritta al partito Elly Schlein, ex vice di Bonaccini alla regione Emilia Romagna e sorella della diplomatica italiana entrata in Grecia nel mirino degli anarchici.

A tali e tanti annunci di scissione del Pd velleitariamente -secondo i grillini- attestatosi nelle elezioni di settembre sopra il MoVimento 5 Stelle, a sua volta dimezzatosi rispetto al clamoroso risultato del 2018, Conte si starà fregando le mani nel tour intrapreso, e cominciato a Napoli, contro il governo “disumano” e “guerrafondaio” di Giorgia Meloni. Che praticamente vuole togliere il reddito di cittadinanza a tanta povera gente, fra cui pochi profittatori, per spendere di più in armamenti, compresi quelli destinati agli ucraini ostinati nel volersi difendere dai russi che li sommergono di missili destinati anche contro scuole ed ospedali.

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