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Attacchi cyber in crescita, perché è allarme hacker in Italia

Attacchi Cyber

Piantedosi, Mantovano e Melillo fanno il punto sul rischio di attacchi cyber nel nostro Paese

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, il capo della Polizia Vittorio Pisani, e il direttore del Centro europeo Antiterrorismo (Ectc), Anna Sjoberg: tutti insieme intorno a un tavolo per celebrare i 20 anni del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) e per fare il punto sul rischio crescente di attacchi cyber nel nostro Paese.

HACKER FILORUSSI ATTACCANO SITI MELONI E MINISTERI

Un incontro avvenuto giusto qualche ora prima della nuova preoccupante offensiva degli hacker filorussi Noname057(16) contro obiettivi istituzionali italiani. Sono stati attaccati, tra gli altri – come riferisce l’Ansa – il sito personale della premier Giorgia Meloni, quelli dei ministeri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico, un sottodominio della Guardia di finanza. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha avvertito le autorità interessate e sta lavorando per contrastare gli effetti degli attacchi. Al momento non si registrano particolari disservizi.

COS’E’ IL CASA

Ad analizzare tutti questi fenomeni ci pensa il Casa, istituito con un decreto dell’allora ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu. “E’ stata un’idea lungimirante. Il Comitato – ha ricordato Diego Parente, direttore centrale della Polizia di prevenzione e presidente dell’organismo – costituisce uno dei principali asset di condivisione di informazioni sul terrorismo. E’ anche un laboratorio di best practices. Nelle riunioni – ha proseguito – vengono analizzati i vari scenari, dal Medio Oriente al conflitto russo-ucraino. Si monitora la narrativa dei principali brand del terrorismo, che è il principale fattore di innesco dell’attivazione violenta. Grazie a questa composizione di law inforcement più intelligence, il Casa è il luogo ideale per valutare i fattori di rischio oggettivi”.

SINERGIA TRA FORZE DI POLIZIA E INTELLIGENCE

Nel Comitato ci sono diversi gruppi di lavoro ad hoc. C’è ad esempio l’apporto della polizia penitenziaria al gruppo sui detenuti a rischio radicalizzazione, c’è il tavolo sui foreign fighters che ha consentito di monitorare gli spostamenti dei combattenti che in qualche modo hann avuto a che fare con l’Italia; quello sulla destra suprematista ed anche un tavolo per analizzare le principali minacce al G7. Da parte sua Sjoberg ha detto che il Casa “è un modello per noi. Il confronto tra forze di polizia ed intelligence consente di unire i punti per fare dell’Europa un posto più sicuro”.

PIANTEDOSI: DAL 7 OTTOBRE 1.100 MANIFESTAZIONI PRO PALESTINA, AUMENTA ANTISEMITISMO

Il ministro Piantedosi ha fatto il punto sulle manifestazioni di piazza “che cresceranno nei prossimi mesi. Solo quelle legate al conflitto israelopalestinese sono 1.400 dal 7 ottobre: 1.109 in solidarietà con la causa palestinese, solo 39 a sostegno di Israele e 230 in generale per la pace”. “Nessuna manifestazione – ha sottolineato Piantedosi – è stata vietata, la libertà di esprimersi non va censurata, è stata applicata la metodologia di gestire invece che vietare. Non mancano le preoccupazioni, uno dei temi è la crescita dell’antisemitismo. Ne registriamo i segnali come l’aumento di oltre il 50% delle segnalazioni all’Oscad”.

PIANTEDOSI: “I LUPI SOLITARI SONO IL RISCHIO PRINCIPALE”

“Una particolare attenzione – ha spiegato il ministro – va dedicata ai lupi solitari che sono il problema principale rispetto al rischio di evidenze di propaggini di organizzazioni terroristiche in senso stretto. Il pericolo è reso più pericoloso dalla difficoltà di intercettarli”. “La nostra capacità di monitoraggio – ha osservato Piantedosi – ci ha consentito dal 7 ottobre di espellere 58 persone pericolose per la sicurezza nazionale. Sono 31 i provvedimenti di questo tipo dall’inizio dell’anno a fronte dei 77 espulsi in tutto 2023”. “Abbiamo poi esteso – ha aggiunto – le misure di prevenzione a tutela di 30mila siti sensibili con 330 in forma fissa”.

PARENTE (ANTITERRORISMO): ANCHE UNDER 14 NELLA JIHAD BIANCA

Per il direttore centrale della Polizia di prevenzione e presidente del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, Diego Parente, “oltre alle minacce tradizionali di tipo religioso ce ne sono alcune che si sono affacciate negli ultimi anni come i movimenti antigovernativi e penso anche a quel fenomeno che abbiamo ribattezzato ‘jihad bianca’ che è caratterizzato da una commistione di contenuti jihadisti e suprematisti e che coinvolge ragazzi minorenni e in alcuni casi anche infra-14enni. È questa una sfida che ci attende nel prossimo futuro”.

MANTOVANO: ATTACCHI CYBER CRESCIUTI DEL 30% IN UN ANNO, SERVE APPROVAZIONE DEL DDL

Gli attacchi cyber, ha ricordato poi il sottosegretario Mantovano, “sono cresciuti del 30% nel 2023. Quelli criminali sono aumentati del 27%, ma quelli di matrice politica sono aumentati del 625%. E l’80% è stato rivendicato da hacktivisti in maggioranza filorussi, oltre a qualche gruppo pro-Palestina. Il cyber – ha aggiunto – è il principale luogo di proselitismo della jihad”. Per questo “dobbiamo migliorare la nostra capacità di protezione dagli attacchi informatici. Auspico un’approvazione rapida del disegno di legge cyber. Vi è attenzione dalle opposizioni – ha concluso – la settimana prossima sarà all’esame dell’Aula della Camera”.

MELILLO: “ALLARMANTE IL GAP SU INDAGINI HACKER”

Secondo il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Melillo “le reti criminali e le reti terroristiche hanno come cardine lo spazio virtuale: si deve fare molto ancora da questo punto di vista, il gap in termini di skills e di risorse a livello investigativo è allarmante e rischia di indebolire la tenuta dei nostri sistemi antiterrorismo. Si sono accumulati ritardi che sono stati denunciati dagli stessi capi delle polizie europei”. “I computer quantistici – ha rilevato Melillo – hanno fatto ingresso sulla scena e vengono già utilizzati dalla criminalità. Noi siamo letteralmente indifesi”. “Senza evocare scenari estremi – ha concluso – anche l’azione giudiziaria è condizionata dall’attenuarsi della collaborazione tra gli Stati. Occorre fare ogni sforzo per espandere le reti di cooperazione”.

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